Pubblicato in: cancro, cancro allo stomaco, controlli, pet, sfoghi

Soffre di mal di stomaco?

Come si fa la PET a Napoli (SDN):

Per fare una PET a Napoli basta telefonare una settimana prima per avere l’appuntamento e munirsi poi dell’impegnativa e presentarsi il giorno prescelto a digiuno.

Si entra in questo Centro Diagnostico ultramoderno e si viene accolti da personale cortesissimo.

Si fa l’accettazione e dopo un po’ si viene chiamati.

Si parla con il medico che compila la scheda con i dati personali e l’anamnesi.

Poi un infermiere inietta il tracciante, l’FDG 18.

Dopodiché si entra in una stanza dove ci sono le altre persone che attendono e si bevono un paio di bicchieri d’acqua da un apposito distributore con i bicchieri di carta.

Intanto si può conversare con le altre persone, leggere un giornale o guardare la TV (quando è accesa).

Dopo circa una mezz’ora o più si viene chiamati per nome ed invitati ad andare in bagno e poi ad andare a fare l’esame. Ci si sdraia sul lettino, pantaloni abbassati, e si va avanti e indietro nel macchinario per circa 20-30 minuti.

Terminato l’esame si torna nella saletta assieme alle altre persone e si attende circa 10 minuti o poco più dopodiché si può andare via. Durata totale tra preparazione ed esame: un paio d’ore, al massimo due e mezza.

(Si viene naturalmente avvisati di essere radioattivi e di non sostare vicino a bambini e donne in gravidanza fino alla sera).

I risultati dell’esame sono visibili dopo un paio di giorni sul sito web del centro diagnostico mediante accesso con password.

Come si fa la PET a Roma (IFO).

Dopo essere passati attraverso un ingarbugliato giro burocratico per poter riuscire a prenotare l’esame, si ha finalmente l’appuntamento.

Il giorno prima bisogna fare una dieta senza carboidrati.

La mattina dell’esame ci si presenta (nel mio caso già in calo di zuccheri, visto che la notte mi sono svegliata con i sintomi di un calo di glicemia e ho mangiato 2 cioccolatini per forza di cose) a digiuno all’accettazione di Medicina Nucleare.

Si compilano un paio di fogli e poi si viene accompagnati nella sala di pre-esame.

Questa sala è un lungo corridoio fatto di piccole stanze singole (un po’ più grandi dei camerini di prova di un negozio, ma in quello stile).

In ogni camera c’è un tavolino, una sedia con una coperta, una grande sedia stile dentista al centro, un vassoio con aghi e altro, l’albero per la flebo ed altri macchinari).

Ecco il mio racconto:

Entro nella stanza poco dopo le 8.

Siamo in quattro, ognuno di noi è isolato nel proprio stanzino, quindi non si può scambiare qualche parola.

Prima una gentile infermiera mi misura la glicemia: 88 ok.

Poi arriva una dottoressa che ha già i fogli con la mia storia (sul momento mi chiedo come fa a sapere così tanti dettagli, poi mi ricordo che la prenotazione è stata fatta tramite la mia oncologa che le ha fornito la storia del mio caso).

Mi fa una serie di svariate domande sul mio stato di salute.

Quando arriva la domanda: “SOFFRE DI MAL DI STOMACO?” non so se mettermi a ridere, mi sfugge una battuta: “MAL DI STOMACO? MI SEMBRA UN PO’ DIFFICILE…”

“AH GIA'” fa lei e prosegue.

Poi se ne va. Un infermiere mi invita a bere almeno un paio di bicchieri non di acqua, ma del liquido al gusto di anice che si usa per la TAC.

Purtroppo io quel liquido non riesco a berlo, mentre lo mando giù mi torna su con i conati di vomito, così riesco a malapena a berne un bicchiere e mezzo.

Poi mi bucano il braccio e mi iniettano il FDG-18.

Mi lasciano da sola nella stanza chiudendo la porta blu a soffietto e con accesa una luce fioca. Non so se dovrei dormire, lasciarmi andare all’ipnosi o altro.

Non so, io che sono piuttosto taciturna avrei una voglia pazzesca di parlare con le altre persone, e invece non posso.

Dopo 30 minuti mi chiamano.

E’ ora di fare l’esame. Mi fanno togliere tutto ciò che è metallico e mi fanno sdraiare su un lettino striminzito.

Pantaloni abbassati, vengo avvolta in fasce con il velcro a mo’ di salame e ai lati della testa mi sistemano due cuscinetti per farmi stare immobile.

Vengo avvertita che l’esame durerà 15 minuti.

Cerco di stare immbile, l’unico movimento che faccio è la deglutizione.

Alle 9.45 finisco l’esame e vengo invitata ad attendere in una stanza assieme alle altre persone, finalmente posso parlare con qualcuno.

Però siamo lì e non sappiamo nulla. Appena qualcuno di noi si affaccia alla porta, arriva qualche infermiere che ci ricorda che dobbiamo stare dentro e che ci avvisano loro quando possiamo andare via.

Passano 30 – 60 – 90 – 125 minuti (sempre a digiuno) e comincio a sentirmi davvero stufa. Molti sono già andati via (ma sempre dopo almeno un’ora e più di attesa).

Mi richiamano. Sembra che durante l’esame io mi sia mossa e che quindi ci sia un particolare da rifare (cosa che in me fa sempre scattare un campanello d’allarme, ma speriamo di no).

Di nuovo in bagno e di nuovo nel macchinario, questa volta “libera” con le braccia incrociate a mo’ di mummia egiziana.

Altri 5 minuti di esame.

Chiedo se c’è da aspettare ancora molto, ho tantissima fame e mi sta venendo mal di testa (ormai è quasi mezzogiorno).

“Guardi tra poco può andare via, un attimo e la avvisiamo che può andare”.

Torno nella sala e attendo ancora. Intanto ci sono sempre meno persone, molti altri sono andati via e chi è rimasto si lamenta per la lunga attesa.

Un’infermiera dice: “è anche per il fatto che quando salite siete meno radioattivi”…mah.

Arrivano le 13, se ne sono andati tutti, sono rimasta solo io e non vedo più movimento di medici.

Non ce la faccio più dalla fame, il mio intestino si ribella al vuoto prolungato, mi sento strana.

Mi intrufolo nel corridoio dove ero prima di fare la PET.

Subito un’infermiera mi apostrofa:

“Dove va, non può stare qui!!”

Io replico che non resisto più, mi sto sentendo male.

Allora mi portano fette biscottate ed acqua e vanno a chiedere se me ne posso andare.

Alle 13.20 lascio la Medicina Nucleare, sentendomi quasi male e anche arrabbiata.

Sarà molto preciso l’esame fatto all’IFO ma se questa è la metodologia posso dire che non mi piace?

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5 pensieri riguardo “Soffre di mal di stomaco?

  1. Hai ragione, tutta la mia comprensione. quando fai certi esami e in determinate situazioni, dovrebbero avere il buon senso di usare un occhio di riguardo in più, invece, sarebbe troppo bello.
    Capita nache a me di non avervoglia di parlare, ma quando non ho nessuno attorno mi prende questa frenesia di chiacchiere, roba che se invece c’è qualcuno divento musona e, oltre che silenziosa, anche immobile

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  2. Che vergogna! Io avevo raccontato a suo tempo come andò la mia Pet a Pisa, (macchinario rotto, necessità di tornarci, risultato terrorizzante via posta). Però obbiettivamente tutta la trafila era simile al centro di Napoli: rapidità nella prenotazione, gentilezza del personale, stanzetta condivisa con gli altri prima e dopo l’esame. E il risultato dopo quanto tempo arriva? E in che modo?
    Certo che lo puoi dire che questo metodo non ti piace… In bocca al lupacchione, cara Rosie

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  3. Giorgi: mi ricordo di aver letto tutta la storia della tua PET e tutto il casino di contorno. Sono cose che rimangono molto impresse…
    Ora aspetto lunedì per i risultati…

    ziacris: penso che a volte ci somigliamo come carattere, anche io in genere faccio fatica ad attaccare discorso, ma l’altro giorno mi era presa questa smodata voglia di chiacchierare…

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