Pubblicato in: medicina, termini medici

Sto diventando una spugna

Mi sono accorta che in questi ultimi sei anni, da quando mi sono ammalata, ho iniziato a diventare una spugna per quel che riguarda il significato dei termini medici.
Appena vedo il referto di un esame (anche non mio) dove c'è scritto qualcosa che non mi è molto chiaro, vado subito a cercare, per capire e Internet offre una grande opportunità in questo.

Oggi ad esempio ho imparato che quando in un'ecografia dell'addome c'è scritto vescica repleta vuol dire che la vescica era vuota, e non piena come dovrebbe essere per un corretto esame diagnostico.

Intanto annoto nella mente e vado avanti. A che mi serviranno poi tutti questi termini medici?
Ma forse è solo una grande voglia di conoscere di capire i misteri del corpo umano e soprattutto della salute…

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9 pensieri riguardo “Sto diventando una spugna

  1. Mi scuso per l'intrusione… mi sono affacciata per curiosità (trovavo il titolo del blog intrigante…), e non ho potuto esimermi dal commentare questo post…Trovo giustissimo che tu voglia conoscere quanto più possibile la terminologia medica, anche perché questo ti consente di capire cosa dicono i medici quando partono con le loro filippiche lunghissime (chissà perché devono complicare tanto la vita…). Comunque, non sempre tutti i siti sono attendibili…Se può essere utile, il più bel (bello nel senso di completo, regolarmente aggiornato, chiaro eccetera…) manuale di medicina, ha anche una versione online. Basta cercare il manuale Merck.Di nuovo scusa :)Kurandera sloggata

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  2. Ciao Kurandera, grazie per il commento.In effetti bisogna cercare di capire dove si cercano le informazioni, perché si possono trovare bufale clamorose…Grazie per l'indicazione, terrò a mente! L'argomento ormai mi interessa parecchio…

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  3. Brutta cosa la curiosità, brutta cosa Internet per le cose mediche, io ho imparato che quello che leggo in internet lo considero giusto al 50%, naturalmente io tengo a mente solo le cose positive che si dicono, tutto quello che è negativo o allarmante lo elimino, per poi ritrovarlo quando chiedo delucidazioni a quei poveri medici che mi capitano sotto mano.Ringrazio Kurandera per l'ottimo consiglio, vedrò di mettre il manuale nei preferiti.io volte mi sento tanto "Dottoressa Gio"

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  4. Ma pensa te, la Rosie Camden Nota come Nota musicale dei blog mi si sta laureando anche in medicina, è una ragazza sorprendente dagli occhi di velluto.  Ciaociao4p   

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  5. Anche io mi comporto allo stesso modo. Ma è anche vero che a quello che si legge su internet occorre dare il giusto peso, soprattutto se si parla di cure per determinate patologie. Ma, quando si legge o si sente un termine sconosciuto, la curiosità è tanta, e non si resiste, anche se questo significa patemi a non finire. Milva

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  6. Sissi: woooow, diventerai la mia dottoressa preferita!Milva: infatti, e per fortuna i medici ci sono proprio per quello. Loro che hanno studiato medicina sono i soli che possono inserire il termine nel contesto relativo, e magari sciogliere le ansie che ci creiamo da soli.A volte in questo Internet è davvero spaventosa…4P: non so come farei senza i tuoi commenti che mi fanno sempre rotolare dalle risate ( e grazie sempre per le cose belle!) ziacris: è vero, infatti le diagnosi che ci si fa da soli leggendo su internet sono quasi sempre devastanti. Però appunto cercare può essere utile per conoscere il significato dei termini, almeno per sapere che quello che hanno scritto in un referto non è poi così grave.

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  7. Jerome K. Jerome, nel suo meraviglioso libro "Tre uomini in barca (per tacer del cane)" raccontava di un aneddoto che gli era capitato: era andato in biblioteca a consultare un'enciclopedia medica per un disturbo banale, poi, per curiosità, aveva cominciato a leggerla tutta… riconoscendo in sé ogni sintomo che vedeva! Terrorizzato, aveva ripreso il libro dall'inizio, leggendolo tutto, e cercando di autoesaminarsi… e alla fine aveva concluso che l'unica cosa che gli mancava, per qualche somma ingiustizia, era il ginocchio della lavandaia. Già si immaginava gli studenti di medicina analizzarlo per poi essere pronti a laurearsi… va dal suo medico, gli spiega la situazione chiedendogli quanti mesi gli restano, il medico lo visita ben bene, anche in maniera un po' "brutale", gli scrive una ricetta e lo manda via. J. porta la ricetta in farmacia senza neanche leggerla, la passa al farmacista, questi la apre e dice che non può aiutarlo, perché solo se fosse un droghiere enologo con annessa pensione potrebbe fornirgli la cura in questione. Che consisteva in una sorta di dieta (molto normale per l'Inghilterra di epoca vittoriana), fumarsi la pipa il pomeriggio, uscire a fare passeggiate e STARE LONTANO DAI LIBRI DI MEDICINA. J. vi si attenne,  e riporta che tutto sommato doveva essere un'ottima cura, perché era ancora vivo…(quanto si vede che adoro questo libro??? )Grazie per essere passata da me, Camden! Sentiti libera di tornare quando vuoi ^^

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