Pubblicato in: libri, viola di grado

Viola di Grado – Settanta acrilico trenta lana

Settanta acrilicoAvevo sentito parlare di questo libro un po’ di tempo fa, con una certa enfasi. Immaginando che fosse uno di quei libri che vengono tanto pubblicizzati e che poi molto spesso si rivelano una delusione, non lo avevo nemmeno considerato tra quelli da comprare. Sapevo che aveva vinto il Premio Campiello opera prima e che era stato anche candidato allo Strega nel 2011, ma non ero molto convinta.

Giorni fa invece ho trovato la versione tascabile e in un attimo di shopping compulsivo (che dico? Per i libri è sempre così!!!!) l’ho preso.

Ho iniziato a leggerlo e ho scoperto una scrittrice giovanissima e di talento. Una scrittrice che gioca con il linguaggio come se fosse uno giocattolo da aprire, fare a pezzi e ricomporre a piacimento. Così le frasi assumono significati nuovi con l’incontro di parole che solitamente non abbineremmo tra loro.

A onor del vero in molte pagine mi ha ricordato Isabella Santacroce nei suoi libri d’esordio FLUO e DESTROY. Vedi ad esempio la frase “I takeaway mi salutarono al neon”.

Però il libro è molto piacevole e in questo caso si legge non solo per la trama, ma anche per la musicalità e le sorprese del linguaggio utiilizzato.

La storia è ambientata a Leeds in Inghilterra (e già per questo mi piace). Camelia e la madre vivono insieme, in una realtà  quasi alienante.

La morte del rispettivo padre e marito fa da sfondo alla stranezza dei due personaggi. Camelia traduce manuali di istruzioni per lavatrici e ripete nella sua testa ossessivamente  in diverse occasioni le frasi contenute.

La madre è totalmente annientata dal dolore e passa le giornate a fotografare buchi di calze, di legno, di qualsiasi origine.

Camelia spesso indossa vestiti improbabili, raccolti dai cassonetti, e che provengono dal negozio di Wen un ragazzo cinese, deturpati dal fratello che se ne sta nascosto nel retro del negozio.

Camelia diventa amica di Wen e inizia a studiare il cinese e la sua mente comincia a diventare come una spugna che assorbe ideogrammi e che pian piano li collega a tutto ciò che le sta intorno.

Il romanzo diventa un misto di tessuti, ideogrammi, foto, silenzi e parole,  fiori decapitati e fatti a pezzi, sentimenti calpestati. A fare da sfondo Leeds con i suoi cupi orizzonti. Fino all’inquietante finale.

Un romanzo veramente originale che mi ha lasciata piacevolmente sorpresa. Non mi aspettavo una scoperta, ma Viola di  Grado lo è. Il suo romanzo è molto vicino alle atmosfere che mi piacciono.

Spero di rileggerla presto in qualcosa di nuovo!

E su you tube ho trovato questo video con una sua intervista, dove per raccontare la storia narrata nel libro sono state utilizzate le immagini di Once, uno dei miei film preferiti… quando si dice il caso! 🙂

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11 pensieri riguardo “Viola di Grado – Settanta acrilico trenta lana

  1. Da come lo descrivi mi ricorda vagamente le atmosfere oscure e alienanti di Murakami Haruki… Che io adoro 🙂

    La Santacroce però nooooo!!!!!! Cioè non ho letto i primi libri ma un pezzo di uno degli ultimi lavori sì, di una volgarità estrema.. Poi sarà anche che ho assistito ad un suo djset ad una serata dark e si è presentata con la banda delle SS al braccio tirandosela da paura. Sicuramente tutta scena ma mi ha dato molta noia comunque..

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    1. C’è molta differenza tra i primi libri della Santacroce e quelli di ora.
      Ti assicuro che Fluo e Destroy li ho apprezzati tanto, erano originali e piacevoli da leggere. Fluo è del 1996 sono passati un po’ di anni.
      Le ultime cose invece non mi piacciono moltissimo, ha virato troppo sull’eccesso a tutti i costi…

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  2. ho finito di leggere questo libro ieri sera!
    l’ho trovato angosciante, deprimente, paranoico, eccessivo…
    lo leggi e sembra che ogni pagina ti si incolli sui vestiti quelli che profumano di pulito e non sono deturpati.. sono come le chiavi delle parole cines che Camelia scrive compulsivamente.. chiave di odio, chiave di acqua, chiave di BUCO!! penso che Viola di Grado, x la sua età (io ne ho 25 quindi siamo quasi coetanee) si sia costruita un bel personaggio.. a tutti costi strano e psicolabile!! ho letto alcune interviste qui sul web e la cosa che mi ha colpito è il suo “sarcasmo” finto noir che usa nel dare risposte finto-taglienti-pungenti!! ora ammesso che è stato osannata dalal critica ecc ecc però una cosa la vorrei tanto dire a questa giovincella che mangia avocado col cucchiaino:<>

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    1. A me piacciono i libri strani, fuori dagli schemi, quando hanno senso e sono piacevoli. In questo libro ho trovato frasi bellissime e originali, Per questo ho scritto una mia recensione: perché per me è stata una lettura piacevole.
      Se poi lei vuole costruirsi un personaggio strano, per me è liberissima di farlo…

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