Pubblicato in: invalidità, sfoghi

Mi faccio una domanda sulla privacy

Ok, adesso ho questo verbale di invalidità. E ne devo fornire copia ai diversi soggetti presso i quali sono tenuta a presentarlo. Ma possibile che in Italia si tenga tanto alla privacy, tranne che su questo?

Perché, mi chiedo, tutte le persone alle quali presenterò il verbale devono leggere per fino e per segno cosa ho avuto e quali sono i miei problemi attuali?  Non c’è un  modo per mantenere un minimo di privacy?

Vogliamo scommettere che adesso verrà fuori che nelle altre regioni funziona in maniera diversa? Questo è il mio terzo verbale di invalidità qui nel Lazio, e in tutti e tre non è mai stato mantenuto un filo di privacy… E’ giusto così? 

E’ vero che io racconto tutta la mia storia in rete, ma quella è una scelta personale, e non è detto che abbia voglia di condividerla con tutte le persone che lavorano negli uffici…

A volte non si può nemmeno conoscere l’indirizzo di una persona per ragioni di privacy, ma il dettaglio sulle patologie sì? E per quale ragione? (Non ditemi che sono ossessionata da questo verbale, perché alla fine …è vero!!!) 🙂

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18 pensieri riguardo “Mi faccio una domanda sulla privacy

  1. Sì, funziona in modo diverso, io ho ricevuto due copie del verbale, in una sono dettagliate tutte le voci nell’altra alle voci sensibili è scritto: OMISSIS.
    Continuo a rimanere senza parole sulla tua odissea..

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  2. Non ho mai fatto verbali ma mi sembra di aver capito che la documentazione nel Lazio è davvero una tragedia.. Comunque per quello che riguarda la privacy spesso mi son fatta la tua stessa domanda.. Al centro prelievi ogni volta che porti l’impegnativa, col fitto di gente che c’è, la tipa vien fuori dall’ambulatorio e urla “LA FASCIA DEL REDDITO QUAL’E’??????”
    Adesso io non ho problemi a dirla davanti a agli altri ma magari c’è gente che non la vuole dire…

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    1. Sono d’accordo, infatti spesso ci sono contraddizioni grottesche sull’importanza della privacy… (Come quando vai in un ambulatorio a fare un’ecografia – a me è successo a Roma in un ospedale, chiamata con un numero per entrare, per ragioni di privacy, non di fila, poi: “Attenda in sala l’esito”, esce l’infermiera e strepita il mio cognome per consegnarmi il referto…e allora? Che senso ha???)

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  3. Non ho idea di come funzioni in Lombardia… Certo che è una cosa davvero spiacevole.
    Ho come la sensazione che da noi ci si soffermi troppo sulle piccole cose e si tralasci invece quelle che andrebbero esaminate… Ma non è questa la bellezza dell’Italia? :/

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    1. Allora è come penso io, sono nata con addosso la sfiga dei verbali, dico 3 su 3 mai avuto uno in 2 copie, solo e sempre quello “esplicito”. Ma tutte a me? Boooooooooh sara la mia Asl allora!

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  4. vuoi ridere? in novembre ho fatto il test dell’HIV (dopo avere saputo con chi venivo cornificata era il minimo), anonimo, gratis, presso il reparto di malattie infettive dell’ospedale di Ferrara. per sapere a chi consegnare il referto chiedono le iniziali e l’anno di nascita, nel mio caso la sigla è AO1970, MA si ritira solo dalle 10 alle 12, e quindi posso/devo delegare qualcuno: sulla delega appaiono per esteso i miei dati (privacy?) e quelli di chi ritira.
    La persona che ritira è un’amica che ha un nome simile al mio e un cognome che è il mio con un “ni” in fondo (tipo rossi e rossini). la cosa non lascia indifferente il personale evidentemente, infatti quando la mia amica va a ritirare il referto le mettono in mano un foglio, senza una busta, e commentano “tutto ok, dica alla sua amica che può stare tranquilla!!!”
    se fossi stata positiva anziché negativa avrebbero gestito la vicenda con la stessa leggerezza?

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    1. Cara, secondo me è proprio la gente che non sa gestire la legge sulla privacy, ovvero le buone intenzioni ci sono ma poi nell’impatto con la realtà naufragano clamorosamente. E via con i commenti non richiesti e quant’altro. Anche la tua storia è grave, ci dovrebbe essere una riservatezza totale su una cosa del genere, e invece…
      Sogniamo sempre cose che non esistono, purtroppo!

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