Pubblicato in: anni 80, lui al mio fianco, lui che non cè più, musica, ricordi, video clip

Siamo morti a vent’anni

Sembra strano, ma mentre ero a Milano per il concerto, c’era questa canzone di Il Cile nella mia testa, una canzone che ormai si sente ovunque e che è una di quelle poche volte in cui penso che anche una canzone trasmessa dalle radio mainstream mi può piacere e molto.

E ho camminato in una Milano assolata, nella zona del Duomo con questa canzone nelle orecchie. Ed è curioso, perché mi ha fatto riflettere tanto.

Siamo morti a vent’anni io la vedo come i nostri sogni sono morti a vent’anni. E io a vent’anni (più o meno) abitavo proprio lì a Milano. E certo c’erano tante cose che facevo e vivevo e pensavo a vent’anni che sono morte mio malgrado. E ci sono state cose che non avrei immaginato che sono accadute, e cose che avrei sperato accadessero e invece non lo hanno fatto. Ma è ovvio che sia così per tutti.

Per quel che mi riguarda, a vent’anni non avrei mai immaginato che la mia vita in futuro sarebbe proseguita senza un pezzo, a causa del cancro. Che le mie forze si sarebbero ridotte di tanto, così tanto che proprio mentre mi dirigevo verso la metro mi sembrava che il mio sangue si stesse trasformando in acqua e che di lì a poco mi sarei afflosciata per terra (ma è anche vero che un po’ me la sono cercata perché ho fatto tantissime cose in questo weekend, non ultima l’aver incontrato dal vero persone meravigliose, dopo averle conosciute sul web, e aver rivisto un caro amico di Roma al concerto, e tutto senza quasi fermarmi un attimo).

Siamo morti a vent’anni per i sogni di un futuro tranquillo, che proprio è quello che manca adesso, e mai avrei creduto di essere ancora precaria a 43 anni, come capita a tanti ormai. Per i sogni che forse allora ancora non avevo ben chiari, di lavorare nell’informatica, cosa che poi in realtà ho potuto fare solo per un anno.

Siamo morti a vent’anni per la spensieratezza di salire su un treno con la musica e di preoccuparmi solo di isolarmi con le cuffie ad ascoltare Cure e Smiths pensando “I wear Black on the outside /
‘Cause Black is how I feel on the inside /And if I seem a little strange /Well, that’s because I am” ed è vero che io ho cercato e cerco ancora il più possibile di prolungare questo stato d’animo quasi adolescenziale, ma una parte di quello spirito (ovviamente e giustamente) non c’è più.

E c’è un po’ di amarezza pensando a quegli anni, ma c’è anche la gioia delle cose fatte e che non immaginavo allora. A vent’anni ero una delle persone più solitarie del mondo, non mi sarebbe sembrato strano trascorrere tutta la mia vita o quasi in solitudine, invece poi qualche anno dopo sarebbero arrivati i veri amici e i viaggi per i Festival in Europa e tanti momenti davvero felici.

E anche se l’amore (breve) che ho avuto a vent’anni non c’è più ( e in questo caso non è una metafora), l’amore vero, quello di F. l’ho incontrato molto tempo dopo. Ed è stata una vera fortuna. In un certo senso ha dato un senso alla mia vita.

Insomma, per quanto presa dai Dead Can Dance, la mia testa andava rimuginando su questa canzone, e sulle stazioni dei treni e della metropolitana, così cambiate in vent’anni. Così come i negozi che c’erano allora, quando ancora la musica si comprava anche e spesso: Transex, Virgin Megastore, Supporti Fonografici, ecc…

Non so perché mi lascio prendere sempre da queste nostalgie, ma dev’essere proprio una cosa che fa parte del mio carattere, non lo posso cambiare…

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12 pensieri riguardo “Siamo morti a vent’anni

      1. scusa, l’unico modo per poter commentare, da questo pc, è quello di rispondere al commento precedente….
        Credo che sia comune a molti di noi, tornare indietro a determinati momenti della nostra vita, vuoi perchè ascolti una canzone, vuoi perchè guardi una vecchia fotografia, o perchè ti viene in mano un oggetto, un libro…..ci sta tutto: nostalgia, rimpianti, “bilanci” su ciò che è stato o che poteva essere….
        al di là di questo, io credo Tu stia facendo un ottimo lavoro, nel presente, per Te stessa, per chi Ti sta a fianco, per chi ha l’onore di averTi conosciuta…e così stai comunque costruendo il Tuo futuro, con tutti i Tuoi progetti, i Tuoi impegni, i Tuoi desideri, una buona parte dei quali vedo che si concretizzano e si realizzano…..
        Non cambiare il Tuo carattere, questo no. Un po’ di nostalgia non guasta proprio

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      2. Cara Rita ti ringrazio sempre per le tue belle parole, ci provo sempre a fare le cose in cui credo ed in effetti non mi lamento del tutto del presente, è solo che a quei tempi la vita sembrava più piena di promesse di cose buone, poi è normale che le cose cambino durante il corso d’opera…
        Un abbraccio

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  1. A mio parere, questo è un vero e proprio dark-post.
    E’ da qualche tempo che ti leggo e penso che ciò che hai scritto oggi sia come dire, un post liberatorio.
    Un passato amaro in tutti i sensi, dove quell’isolamento imposto da tante circostanze non ti dava modo di scegliere liberamente, trovavi la tua via di fuga in quelle “cuffiette”, forse era diventato il tuo nascondiglio preferito perchè solo in quel modo riuscivi ad avere pace.
    Oggi credo che tu possa liberamente decidere come, quando e dove vuoi ritagliarti alcuni momenti di solitudine e di nostalgia senza aver il più minimo dubbio.
    Fai benissimo a prolungare quello stato d’animo adolescenziale che c’è in te, e credo che il tuo nuovo spirito sia bellissimo, nostalgia compresa.
    Mannaggia al lavoro, pensa un po’ se una come te con le capacità che hai deve essere ancora precaria, l’ingiustizia di questi tempi fa arrabbiare per non dire altro.
    Questa grande ansia di vita vale tutte le forze del mondo, però vai piano nè!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
    Bacione
    4p

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    1. Cara Patrizia, ma grazie. Vedi, adesso che ci siamo guardate negli occhi, mi sembra di rivederti che mi parli, con la tua simpatica risata e i tuoi modi allegri, e mi infondi fiducia e sicurezza.
      Per il lavoro, purtroppo il mondo del lavoro adesso va così, e a volte è difficile abituarsi,
      Ma insomma, a parte i momenti di nostalgia che devo sfogare, come hai scritto tu, in questi post così dark, per il resto sono abbastanza contenta di essere come sono!
      Un abbraccio quasi reale, stavolta!

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  2. Mancano a me e son passati solo 10 anni… Però….. A volte mi manca la spensieratezza e l’essere “libera” di quel periodo… Altre volte invece mi piacerebbe avere la possibilità di rivivere i 20 anni con le consapevolezze attuali, sarebbe tutto diverso, peccato che non si possa!

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  3. Bellissimo post, davvero…io non tornerei ai miei vent’anni perché erano veramente troppo sofferenti, il risveglio alla possibilità che anche io avessi diritto alla felicità è cominciato un po’ dopo e mi è costato tanto. Ma quei 20 anni li porto con me e non rimpiango niente che sia rimasto lì, niente, sono stata davvero molto fortunata. Particolarmente in questi secondi vent’anni della mia vita…

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    1. Cara Wide penso che sia bellissimo quello che hai costruito in questi anni, per cui sì, puoi essere soddisfatta di quello che è venuto nei secondi venti anni (ovviamente malattia di emme esclusa, ma quello è implicito).
      Un abbraccio extra!

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