Pubblicato in: cancro, cancro allo stomaco, gastrectomia totale, la vita dopo, vivere senza stomaco

Incontri

Mi è capitato più di una volta di incontrare persone che non vedevo davvero da tantissimi anni. La prima cosa che ho pensato è stata: devo raccontargli cosa mi è successo, quasi come se mi sentissi in dovere di giustificare che non sono più quella che ero prima. Naturalmente è impossibile far capire alle persone che questo cambiamento non riguarda solo una parte fisica, un apparato che è rimasto senza un componente importante. No, il cambiamento riguarda tutta la mia vita a 360 gradi, dal modo di vedere le cose ad esempio, all’impossibilità di stare sveglia fino a tardi la sera come facevo prima, ma anche certe priorità e interessi che sono scesi in basso nella scala delle cose importanti per me, in favore di altre che prima non avrei nemmeno immaginato.
Racconto quindi della malattia, del periodo brutto che ho vissuto, ma aggiungo subito che per fortuna il tempo è passato e sto bene. Quasi come se avessi paura di lasciare spazio alla paura della morte, che come sempre si cerca di nascondere sotto il tappeto, proprio come la cenere.
Quasi come se non volessi vedere negli altri la paura di quel pensiero, che mille volte mi ha sfiorata.
Adesso però che sono ben lontana dallo sconvolgimento del primo periodo, ora che mi sento con un terreno maggiormente saldo sotto i piedi, quando le persone sorridendo mi dicono: io ti vedo esattamente come eri prima, solo ora mi permetto il lusso di pensare, mah sì, in fondo ormai è una cosa che si sta allontanando sempre più da me (mi riferisco al trauma dell’intervento e della diagnosi).
Anche se le conseguenze mi resteranno per tutta la vita, il dolore dell’anima lo sento sempre più leggero.

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11 pensieri riguardo “Incontri

  1. Anche a me quando racconto la mia esperienza capita di affrettarmi a precisare che sono passati alcuni anni e va tutto bene.
    Lo faccio per rassicurare chi ho davanti, perché vedo che alla parola cancro o tumore quasi tutti si irrigidiscono e si spaventano. E spesso osservo, con un certo divertimento, che loro hanno molta più paura di me.

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    1. L’ho notato anche io Mia, e ho pensato che forse dipende dal fatto che noi bene o male abbiamo avuto il tempo di abituarci all’idea, mentre per le persone può essere una mazzata, detta così a bruciapelo…
      un abbraccio

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  2. Come sempre, il modo che hai di esprimere la tua esperienza è profondo, e tocca corde sensibili di un vissuto, che seppur guarito e non visivo, lascia una gran fatica di adattamento.
    Ho una gran stima di te come persona e ti auguro dal più profondo di “permetterti sempre di più il lusso” di vivere con maggiore leggerezza quel dolore che la tua anima saggiamente allontana.
    Un abbraccione
    4p

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    1. Grazie grazie grazie cara! la tua presenza è sempre bellissima per me. E già che ci sono vado fuori tema e ti dico una news: mi sento molto ispirata da una nuova storia che sto scrivendo, in pochi giorni ho già riempito 20 pagine, spero davvero che possa diventare il mio nuovo romanzo e ne sono felice! Te lo dico perché sei una lettrice affezionata! 🙂

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  3. Visto che siamo tra amiche (capisco che seguivamo tutte AnnaWide) approfitto di questo spazio per fare outing: 2003, 42 anni, primo cancro seno dx, preso in tempo, quadrantectomia, radioterapia. 2010 49 anni, secondo cancro seno sx, nuovo ceppo, no recidiva, preso in tempo proprio per via dei controlli. Radioterapia intraoperatoria + 10 sedute. Sono piena di palle nelle ovaie tenute sotto controllo semestralmente, dovute sicuramente ai 5 anni di tamoxifene + 2 anni di menopausa forzata.
    Alla prima operazione ero tranquilla, facevo forza a chi mi stava intorno, ne ho sempre parlato con naturalezza, come se fosse normale che ad una donna capiti un cancro una volta nella vita.
    Alla seconda operazione mi sono più preoccupata, ma l’ho affrontata sapendo che ero di nuovo seguita da un centro specializzato (IEO di Milano) e questo mi tranquillizzava.

    Ecco il mio problema: quando leggevo Anna, ora che leggo Mia, ho contatti su FB con Giorgia e ora che leggo te, mi sento “come in colpa” di non aver fatto la chemio, di non essere stata malissimo, e quindi non degna di pronunciare la frase: Io ho avuto il cancro due volte.

    Perchè cosa sono state le mie due operazioni a confronto di ciò che avete avuto voi?

    Mi sembra di “esagerare” nel dire ho avuto il cancro due volte. Eh no, il cancro l’avete avuto voi, la mia doppia esperienza è stata una passeggiata e quindi non si dovrebbe usare il termine “cancro” alla cazzo!

    Scusate lo sfogo, non ne ho mai parlato con nessuno prima, nemmeno con la psichiatra che mi segue (non sono proprio matta, solo che ho poi sofferto di attacchi di panico, mi sono fatta seguire da una psicoterapeuta che in 4 mesi mi ha convinta a prendere un farmaco, quindi di andare da una psichiatra perchè lei non poteva prescrivermelo).
    Ho sempre pensato che se ne avessi parlato nessuno mi avrebbe capito.
    Ecco, visto che ho grande stima di te, di Mia ed ho sempre letto volentieri i posts su AnnaWide di 4p, ho buttato fuori il mio “senso di colpa”.
    Un abbraccio

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    1. Capisco il tuo pensiero Simonetta, perché l’ho avuto anch’io, anche se probabilmente in modo un po’ diverso, perché non era tanto un mio tarlo, quanto un dubbio che leggevo sui volti degli altri.
      La prima volta che mi sono ammalata ho fatto solo l’intervento chirurgico, nessuna terapia adiuvante e quando lo raccontavo ad alcune persone sembrava quasi che non contasse, che non lo considerassero come un “vero” cancro perché non avevo fatto la chemioterapia, che nell’immaginario collettivo è intrinsecamente associata all’idea del cancro.
      No. Non c’è un cancro di serie A o di serie B.
      Sicuramente ci sono state persone che hanno affrontato percorsi infinitamente più duri del mio, ma qui non è una gara a chi sta peggio o è più sfortunato.
      Abbiamo incontrato un ostacolo nel nostro cammino di vita, alcuni hanno dovuto faticare di più per superarlo, altri sono riusciti ad aggirarlo più agevolmente, qualcuno non ha potuto andare oltre, qualcun altro l’ha superato una volta per poi ritrovarlo più avanti.
      Ma l’averlo incontrato ha cambiato le nostre vite, ha cambiato noi. È questo che ci accomuna.

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    2. Cara Simonetta, grazie per aver usato questo spazio per condividere un tuo pensiero così personale. Mi fai onore di tanta fiducia…
      Vorrei dirti che condivido in pieno il pensiero di Mia. Non è che c’è una gara a chi ha avuto un cancro più pesante. Solo il fatto di ricevere una diagnosi di cancro, devasta la vita, anche a livello psicologico. Che poi si facciano terapie o interventi più o meno invasivi, si ha sempre avuto a che fare con una malattia che viene subito associata alla parola morte nella testa di tutti.
      E questo non è poco. Secondo me OGNI tipo di cancro richiede poi un difficile percorso di ricostruzione del proprio io a livello psicologico, andando a rimettere in piedi la parte di sé (che è quella che poi ci fa sentire sicure nella propria vita ogni giorno, almeno io la vedo così…) che subisce un fortissimo scrollone, che ti porta a sentirti diversa dagli altri, più fragile nelle attività quotidiane, nei pensieri verso il futuro e in tanti rapporti interpersonali che ne vengono colpiti.
      Quindi ti rassicuro anche io come Mia, non devi assolutamente sentire di aver vissuto un’esperienza “inferiore”. Proprio mai.
      Ti abbraccio forte.

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