Pubblicato in: cancro, libri sul cancro

L’invenzione della madre di Marco Peano

L'invenzione della madre Sono stata totalmente immersa in questo libro per un giorno intero, l’ho divorato, l’ho sottolineato e mi è entrato dentro la pelle.
Di libri sul cancro in questi quasi undici anni di incontro ravvicinato con “il mostro” ne ho letti veramente una tonnellata, in italiano e in inglese.
Ma questo mi ha colpita decisamente di più degli altri.
“L’invenzione della madre” è un libro scritto benissimo che tocca tanti temi relativi al cancro, chiamandolo con il suo nome, senza tanti giri di parole.

Il romanzo è pieno di termini molto familiari a noi che in oncologia ci siamo stati spesso e che abbiamo anche visto nostre amici e amiche lasciarci così, soli, a proseguire il nostro percorso, senza mai capire la ragione per la quale noi ce l’abbiamo fatta e altri no…

Termini come metastasi, scintigrafia ossea, chemioterapia, radioterapia, flebo, cure palliative, abbondano nel libro, che racconta la vicenda di un ragazzo che, diciassettenne nel 1996, deve fare i conti con il tumore al seno della madre.

Nonostante la doppia mastectomia, eseguita in due tempi diversi, la madre si riprende, ce la fa, e prosegue la sua vita, naturalmente scandita dai controlli. Allo scadere del sesto anno, quando ormai un sospiro di sollievo può essere tirato, il cancro ritorna, sotto forma di metastasi al cervelletto. Siamo nel 2002, la madre si sottopone ad un intervento rischioso, ma ce la fa anche questa volta.

Nel 2004 il cancro si riaffaccia per la terza volta, carcinosi meningea inoperabile, con metastasi diffuse alla colonna vertebrale. Mattia intanto ha ventisei anni e la sua vita è scandita dal cancro della madre e dalla preparazione alla sua morte, quando torna a casa dall’ospedale. Si torna a casa perché si è guariti o si torna a casa per morire. Quest’ultimo è il caso della madre.

madre3Questo romanzo, in qualche modo, mette giù – scritti chiaramente e con lucidità ammirevole – tutti i pensieri di una persona, di una famiglia,  la cui esistenza viene sconvolta e destabilizzata dal cancro. Di solito, quando il cancro viene diagnosticato, la mente va in confusione e tutti pensieri relativi alla malattia si sovrappongono, si annodano tra di loro, vengono avvolti dal manto della paura e non si ha una visione completa e distaccata di quello che sta accadendo.
Questo libro ha il pregio di analizzarne ogni aspetto, con estrema chiarezza, con la semplicità di un ragazzo che si trova a fare i conti con una realtà durissima e di certo più grande di lui.

Dentro “L’invenzione della madre” c’è anche tanto dolore, la visione della morte (parola mai citata nel libro) nella sua globalità, che va dalla descrizione dettagliata di come il cadavere viene preparato all’esposizione per l’ultimo saluto, fino all’impossibilità di affrontare realmente il distacco, allora si cerca un filo che in qualche modo tenga vivo il legame, come può essere ad esempio la Sim del cellulare infilata nella tasca del vestito della madre prima che la bara venga chiusa.

A Mattia occorrerà moltissimo tempo per l’elaborazione del lutto, per sopravvivere e superare un evento così doloroso, come può essere la scomparsa precoce di un genitore per una malattia cosi devastante (considerazione personale: farei leggere questo libro a Richard Smith, l’ex direttore del British Medical Journal, che ha affermato che la morte per cancro è la migliore perché si ha il tempo per prepararsi, e bisognerebbe smettere di sprecare soldi per cercare di curare questa malattia (!) )

La narrazione è perfetta, riflessioni tra parentesi si alternano a spezzoni di film e a momenti di realtà quotidiana. Splendida la citazione del dialogo de La Stanza del Figlio di Nanni Moretti, in cui Silvio Orlando afferma che l’atteggiamento positivo del paziente malato di cancro aiuta la guarigione e Nanni Moretti ribatte che se è destino che vada male, va male anche se il malato non si è mai dato per vinto.

Fa da scenario a questa storia, un paese posto tra un’ ex cava di amianto e una fonderia, unico posto di lavoro per i giovani della zona.

Ho pensato molto, e con dolore, ad Anna Widepeak leggendo questo libro. Confesso che non è una lettura facile da affrontare, la descrizione minuziosa delle fasi terminali del cancro non sono così leggere da vivere e immaginare senza finire con il proiettarle su se stessi, specie per chi la malattia l’ha vissuta in prima persona.

Consiglio lo stesso questa lettura, perché la narrazione cattura e smuove emozioni profonde che rimangono dentro anche quando si è arrivati all’ultima pagina.

Qui potete trovare un estratto del romanzo:

http://www.minimaetmoralia.it/wp/linvenzione-della-madre-marco-peano/

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5 pensieri riguardo “L’invenzione della madre di Marco Peano

  1. Sono andata a leggere quel piccolo estratto dal romanzo e mi ha sconvolto la lucidità di pensiero, del dolore così enorme provato e vissuto da un ragazzo che nell’adolescenza e da ragazzo ha vissuto una realtà sconvolgente e ho pensato a M. ed è tutto così tremendamente triste e ingiusto……
    4p

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