Pubblicato in: blog, canzoni, musica

1.Dancing with tears in my eyes

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In questi giorni sto leggendo My Tunes  – Come salvare il mondo una canzone alla volta – 77 canzoni e la vita che batte dentro il loro ritmo, di Maurizio Blatto, edito da Baldini e Castoldi. Il racconto di 77 canzoni mischiate a episodi della vita dell’autore, firma storica della rivista “Rumore“.

Chiaramente è un libro che mi piace moltissimo, si parla di diverse canzoni che hanno fatto parte della mia vita e accompagnato anche la mia adolescenza  (l’autore è poco più grande di me), e quindi ecco The Eternal dei Joy Division, Just Like Honey dei Jesus & Mary Chain, River Man di Nick Drake, The Killing Moon  degli Echo & The Bunnymen, per citarne alcune.

Mi sono chiesta, e le mie 77 canzoni quali sarebbero? Intanto dubito che riuscirei a fermarmi a 77…ma sarebbero molte di più. (Lo so, non ho mai avuto il dono della brevità 🙂 )

Allora ho pensato che parlare di una di queste canzoni una volta a settimana sarebbe una cosa carina per questo blog, che era nato ben 11 anni fa (il 28 maggio 2004 per la precisione, su Splinder, con un post che parlava di musica e con l’intento di diventare il mio luogo “dove avere spazio per scrivere di musica”). Tutto questo prima o meglio in concomitanza, ma io non lo sapevo, con l’incontro con il cancro,  e con la vita senza stomaco che stava per aprirsi davanti a me come un destino ineluttabile.

E allora da oggi proverò a riprendermi quello spazio musicale che tanto doveva essere protagonista di questo blog e che poi lo è stato al 50%, diviso in parti semi uguali con la mia esperienza di cancer blogger.

La canzone di oggi è Dancing with tears in my eyes degli Ultravox, uscita nel 1984, nell’album Lament  e il cui video era uno dei più drammatici tra quelli che giravano su Videomusic, appena nata proprio in quel periodo.
Il brano è pieno di pathos, la voce di Midge Ure è carica dell’angoscia generata da una fine imminente.
Ballando con le lacrime agli occhi, piangendo per i ricordi di una vita ormai andata.

E la ripetizione ossessiva, it’s over, it’s over.

Avevo 15 anni, ricordo i pomeriggi in camera, gli snack da sgranocchiare, e i video su Videomusic sempre accesa per non perdere i video preferiti (ai tempi era vera fantascienza pensare che un giorno ci sarebbe stato You Tube, dove tutti i video sono a disposizione in ogni momento). L’embrione della percezione che la musica mi avrebbe aperto un mondo, un nuovo percorso di vita come poi è stato. E anche se io non sono diventata una giornalista musicale, posso dire lo stesso che buon parte della mia vita è stata sicuramente molto influenzata dalla musica, dalle amicizie legate alla musica, dai viaggi per i festival, dai concerti che mi hanno dato lo stimolo per reagire anche quando avevo appena finito la chemioterapia.

Grandissimi Ultravox, peccato non sia disponibile il video ufficiale di questa canzone, con le immagini del terrore di una catastrofe nucleare imminente:

Ecco, questa è la prima canzone,

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