Pubblicato in: cancro, sfoghi, tumore allo stomaco, vivere senza stomaco

Una precisazione doverosa

È in edicola in questi giorni il numero di dicembre di un giornale, un mensile di quelli in cui si parla di bellezza, benessere, salute, ecc.

In questo giornale si parla di una signora che  7 anni fa ha avuto il tumore allo stomaco, ma ne è uscita bene.

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Estratto dell’editoriale

Questa signora nell’editoriale viene elogiata e descritta come la persona che ha avuto una bellissima intuizione, grazie a lei infatti, le persone che si ammalano di tumore allo stomaco non sono più sole, perché finalmente ora hanno un supporto da subito con il confronto diretto con altre persone che si sono ammalate della stessa malattia.

Poi, sfogliando, il giornale, in un lungo articolo su di lei, si legge che questa signora ha creato prima il gruppo Facebook Vivere dopo il cancro allo stomaco si può e poi l’Associazione Onlus ad esso collegata.

Ho letto l’articolo (facendo una ricerca è molto facile reperirlo sul web) e sono rimasta molto male, ho chiesto immediatamente una rettifica di quanto posto in evidenza, ma non so se la mia richiesta verrà accolta

Chi legge questo blog da tanto sa benissimo che io ho iniziato nel 2009 a costruire una rete di supporto per le persone con il tumore allo stomaco, aprendo proprio il gruppo a lei attribuito, Vivere dopo il cancro allo stomaco si può. Per un periodo ho gestito anche il forum La vita dopo, che poi ho chiuso. (Quello che affermo è tutto documentato nei post di questo mio blog.)
Quando il gruppo è cresciuto, abbiamo lavorato per nuove iniziative come le passeggiate di sensibilizzazione di No Stomach For Cancer a Roma, Milano, Bologna, fino a che poi siamo arrivati all’Associazione, che però non io ho mai seguito molto per mancanza di tempo, forse anche di interesse, ho realizzato infatti che la mia attitudine innata è quella di supportare le persone direttamente in forum e gruppi, con l’esperienza acquisita in materia nel tempo.

Non volevo essere io la protagonista dell’articolo, non mi interessa, anche perché io ultimamente ho sospeso la mia attività di supporto alle persone con il tumore allo stomaco, e lo faccio solo sporadicamente in un altro gruppo più piccolo, ma non ritengo giusto che ciò che io ho fatto in tanti anni di dedizione verso questa “causa” venga in pratica spazzato via da una manciata di parole che raccontano una storia che pone sotto i riflettori una persona che si è iscritta in un gruppo voluto da me, con un nome che io ho scelto per dare speranza. Vivere dopo il cancro allo stomaco si può.

Da me. Lo scrivo con orgoglio, ma adesso anche con amarezza.

Non è mia intenzione usare il mio blog per scopi di questo tipo, ma credetemi non posso incassare i colpi e tenermi dentro questo malessere.

Ho sempre creduto molto nell’aiutare le persone con il tumore allo stomaco, avrei voluto che nel 2004 qualcuno avesse aiutato me in questo modo, quando mi sentivo dubbiosa e spaventata dall’idea di vivere senza stomaco.

E adesso quello che ho fatto e costruito viene presentato, anche in altri articoli, come frutto dell’iniziativa di un’altra persona, che sale sul palco a prendere applausi ed elogi, che tristezza davvero. Ancora di più perché parliamo di cancro e non di sfilate di moda.

A me non dà fastidio che ci sia qualcun altro a lavorare per il supporto ai malati di tumore allo stomaco, anzi, non ho esitazioni a dire che questa persona sta facendo un lavoro che, partendo dal gruppo, e dalle mie iniziative sempre realizzate con impegno ed entusiasmo, porta avanti un discorso notevole di sensibilizzazione sul tumore allo stomaco. Bene.
Mi fa piacere.

Ma perché porsi sotto i riflettori per raccogliere una standing ovation, omettendo di specificare bene a chi appartiene il lavoro iniziale, la cosiddetta intuizione che ha permesso poi di ampliare la rete di supporto?

La giornalista che ho contattato mi ha parlato di un probabile errore di redazione per quel che riguarda l’attribuzione del gruppo.
Ma bisogna anche vedere se le cose vengono raccontate con chiarezza, o in maniera volutamente ambigua… In altre parole, il mio nome viene sempre volutamente omesso, e di questo ho la certezza. Basta fare una ricerca su Google per trovare diversi articoli e interviste dove si parla di Gruppo FB e Associazione, e il mio nome non viene mai fatto, se non in uno o due articoli di qualche anno fa.

Ho deciso di parlarne qui perché mi sembra di averne tutto il diritto… per questo mi sono sentita in dovere di scrivere questo post con le doverose precisazioni. Perché la verità e l’onestà mi appartengono, e non avrei mai immaginato di aver bisogno di scrivere un post come questo.

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2 pensieri riguardo “Una precisazione doverosa

  1. Ma che roba brutta!!!
    Al di là dell’evidente e grandissima importanza delle iniziative che hai ideato e portato avanti, è sempre un atto pessimo appropriarsi di qualcosa che non ti appartiene. E chi viene defraudato del merito – che non serve a farsi belli, ma che riconosce semplicemente un fatto: quella cosa lì è una tua creazione, è il tuo bambino – rimane con tanta amarezza. 😦

    Mi piace

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