Pubblicato in: musica, recensioni

Shine – PineAppleMan

Da tempo non ascoltavo un nuovo disco che riuscisse a coinvolgermi del tutto.
Che mi riportasse ai tempi in cui facevo molti viaggi in treno, ed ero capace di rischiare di far saltare il viaggio per non aver trovato la mia cassetta preferita da ascoltare nel walkman mentre osservavo i binari.
Ora un disco così l’ho trovato.

Sto parlando di Shine dei PineAppleMan. Già dal primo ascolto, ho avuto la curiosa sensazione che lo avrei ascoltato volentieri in una cassetta, e questa cassetta l’avrei portata sempre con me.
Dunque mi viene voglia di raccontare questo disco proprio come se fosse una cassetta degli anni 90.
Lato A e Lato B, ipoteticamente divisi da me, visto che in realtà si tratta di un cd.
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Dei PineAppleMan avevo già parlato tempo addietro nel mio blog, in occasione dell’uscita del loro EP.
E mi erano piaciuti.
Sono, anzi erano perché si sono sciolti dopo l’uscita del disco, una band vicentina, con sonorità molto british.
Qualche tempo dopo aver parlato del loro primo lavoro, mi è stato segnalato un progetto di crowdfunding per produrre il loro primo disco full length, e ho aderito volentieri perché quando la musica mi entra nel cuore non posso proprio dire di no. E ora che ascolto il disco ne sono davvero felice.

Shine ha visto la luce a gennaio di quest’anno, ma solo ora sono riuscita ad ascoltarlo con calma.
Parliamo dunque dell’immaginario Lato A della nostra cassetta.
Inizia con Eyes, brano delicatissimo, che farebbe presagire un disco soft, sembra di trovarsi nel parco di una villa in autunno, mentre lentamente le foglie cadenti raggiungono il suolo, ma poi lascia spazio a Mirror e il ritmo cambia, l’atmosfera si fa più rock, si danza tra gli specchi.
Tocca poi a Light, un brano appunto perfetto per viaggi in treno reali o immaginari perché ha proprio il senso giusto della musica da viaggio, intorno al mondo, tra i mari e le foreste.
La successiva Black Rabbit è un brano che rimane subito in mente, you are watching me, walking in the morning e ci si ritrova a canticchiarla senza accorgersene.
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A questo punto girerei idealmente la cassetta per ascoltare il lato B che farei iniziare con Shine, la title-track che illumina il disco. Giocando con questa suggestione dell’audiocassetta, a questo punto sarei già con il dito sul rewind per riascoltare questo brano.
Poi andrei al secondo brano, Rubies, la storia di un bimbo, di un’altalena e di una lacrima che evapora.
The way in the dark è un delicato frammento strumentale prima di We are pearls, incalzante, azzardo un paragone: una specie di London calling molto delicata.
Life goes on rimane incisa nella mente, con l’invocazione I’ll wake up from a coma, we’ll wake up from tv, una danza che invita a sognare, ma ad occhi aperti. Uno dei brani che mi piace di più nel disco.
Il cd, ops – ma non stavo immaginando una cassetta? – si chiude con Things to do, una ballata che ci accompagna all’ultima nota di questo lavoro, che in questi pomeriggi non ascolto mai meno di due volte di seguito.

E poiché ho raccontato un disco intero penso che non ci sia niente di meglio che ascoltarlo qui in streaming:

https://pineappleman.bandcamp.com/

Un’ultima nota, avevo scritto anche l’altra volta che i PineAppleMan mi fanno pensare un po’ ai Belle and Sebastian.
Allora vorrei chiudere dicendo scherzosamente:
Fold your hands, child, you walk like a PineAppleMan! 🙂

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