Pubblicato in: cancro, riflessioni, watching the world

Cosa pensiamo quando sentiamo parlare di cancro

Io non sono una persona che parla molto. Mi identifico di più in una persona che ascolta.

Spesso mi capita di ascoltare i discorsi delle persone e mi accorgo facilmente di come tutto cambia quando si parla di cancro.

Solitamente lo si fa quando si discute di qualche conoscente o amico al quale è stata fatta la nefasta diagnosi.

L’espressione sui volti delle persone si fa mesta, ricca di commiserazione. Si ascoltano le descrizioni dei problemi dovuti alla malattia o alle terapie con uno sconsolato “oh!”.

Ma dentro, nel profondo di noi stessi si fa avanti un altro pensiero, e la verità non si può negare, è un pensiero di puro egoismo: “Meno male che non è toccato a me. Forse dovrei godermi di più la vita.”.

Non nego che probabilmente questo pensiero lo avrò avuto anche io quando ero sana, come tutti. Fa parte della componente umana.

Ma aver vissuto la malattia adesso ha modificato le mie sensazioni, la mia percezione delle cose.

Adesso, quando sento parlare di qualcuno che è ammalato provo un grande senso di empatia, di dispiacere per quello che posso immaginare starà passando. E il mio pensiero si conclude sempre con uno “speriamo che la sua storia possa finire bene come la mia.”

Ma non penso più “meno male che è toccato un altro”. La malattia mi ha insegnato una cosa importante. Troppo spesso diamo per scontato il fatto che avremo una vita lunga fino alla terza età. E ne siamo assolutamente certi. Ma facciamo finta di non vedere le tante persone attorno a noi che, per i più disparati motivi, lasciano questo mondo precocemente.

Il cancro mi ha insegnato che non ha importanza quanto si vive, o meglio certo che ha importanza, ma bisogna darne ancora di più a  come si vive. Nei limiti del possibile non bisogna rimandare nulla, non incamerare soltanto delusioni ma guardare sempre alle cose positive, anche piccole.

E, se arriva il momento in cui è necessario essere forti, bisogna sforzarsi di esserlo anche se abbiamo paura.

Non voglio insegnare la vita con queste mie frasi, non sono nessuno per farlo, ma semplicemente condividere il fatto che ho imparato a vedere le cose intorno a me con un’attenzione più profonda rispetto a prima. Mi sento molto fortunata per aver superato la malattia riprendendo a vivere quasi come prima.

E quando sento parlare di cancro mi sento sempre piuttosto coinvolta a livello emotivo.

Vita

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4 pensieri riguardo “Cosa pensiamo quando sentiamo parlare di cancro

  1. Più che dire “meno male che non è toccato a me” o peggio ancora “meno male che è toccato ad un altro” (sembrano la stessa cosa ma non lo sono), capita di ringraziare Dio (o chi per esso) di averci risparmiato una tale sofferenza. E anche questo atteggiamento è sbagliato. Perché Dio dovrebbe privilegiare me, perché mi ama, e dimenticare gli altri che soffrono, perché forse non li ama?
    A me capita spesso, quando mi scontro con la realtà del dolore, che sia per cancro, o per altre situazioni altrettanto terribili. Ringrazio, ma non per la sofferenza non inflitta, ringrazio per la gioia che mi è concessa. Cercando di assaporarla fino in fondo, sforzandomi di riconoscerla in ogni aspetto del quotidiano. Ma questo non esclude il senso di empatia verso chi soffre. E’ inevitabile. Siamo essere viventi, prima che umani, e solo attraverso l’unione con gli atri essseri viventi, non solo umani, possiamo realizzarci.
    Un abbraccio.
    Luisa

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  2. Un post toccante.
    Il significato della parola cancro è entrato nella mia vita tanti anni fa.
    Non direttamente, ma indirettamente attraverso persone a me molto care.
    Ogni volta ho sentito dentro di me una volontà quasi irruenta di fare qualche cosa.
    Il dispiacere non poteva rimanere sterile, mi faceva più male, dovevo interagire dovevo ascoltare, non era giusta tanta sofferenza per un ragazzino.
    E’ un bene che ancora da i suoi frutti.
    L’amica lontana che ancora porto nel cuore e con la quale abbiamo fatto due bellissimi viaggi sapendo che sarebbero stati gli ultimi, perché la morfina viaggiava con noi.
    Il mio cognatone ………, vedrai Patry ce la facciamo………
    E’ giusto esserci è doveroso esserci ogni altro problema è secondario…io la penso così.
    4p

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