Pubblicato in: racconti, ricordi

NIGHT – i ricordi

Roma, primi anni ’90. Stazione Tiburtina. Un lungo succedersi di sottopassaggi e di cavalcavia.
A ogni viaggio in treno, l’arrivo alla Stazione Termini era preceduto dal veloce passaggio dei vagoni lungo i binari che costeggiano i cavalcavia prima della Stazione Tiburtina.
Io mi fermavo in quegli istanti. Smettevo quasi di respirare. Osservavo tutto con gli occhi che correvano più veloci del convoglio.
Muri istoriati dai writers. Una serie di graffiti.
Tutti colorati, tranne uno. Completamente in nero. La scritta, Night, con la T fatta a forma di croce , simbolo di atmosfere oscure, giri di basso in una musica cupa.
Nelle orecchie avevo la musica del walkman, ancora con le cuffie e le ingombranti cassette. I suoni erano quelli di Charlotte sometimes dei Cure, di Marian dei Sisters of Mercy o dei Red Temple Spirits.
I passeggeri più impazienti si preparavano già per scendere, tiravano giù valigie, si infilavano i cappotti, riponevano giornali e riviste lette. Qualcuno si stiracchiava, i più educati prendevano bottigliette d’acqua mezze vuote e buttavano nel portacenere carte appallottolate con dentro briciole di panino.
Io guardavo fuori e  pensavo a quei giorni.
Quei giorni in cui a vent’anni la nostra vita era fatta di viaggi in treno, di musica e riviste come Velvet e Rockerilla.
Un giorno avrei voluto fare tutto il viaggio in compagnia. Avremmo riso, mangiato panini, ci saremmo scambiati le cuffie per ascoltare musica rock e avremmo camminato lungo tutto il corridoio del treno ritmando i passi con il tintinnare delle fibbie dei nostri giubbotti neri di pelle.
Invece la vita segue altri percorsi, spesso cambia binario all’improvviso.
Un cambio repentino, un incrocio sbagliato di destini.
E rimane il vuoto e la sensazione di non essere stati capaci di vivere abbastanza.
Il mondo è andato avanti, i treni sono cambiati, quelli a scompartimento non ci sono più. Il treno in cui spesso continuo a viaggiare passa ancora, ma sempre più veloce, lungo i sottopassaggi della Stazione Tiburtina.
I graffiti sono coperti da altri, nuovi writers hanno preso il posto di quelli di allora. Ed anche la nera scritta NIGHT è stata ricoperta, con la sua T a forma di croce. Ed è come se quella croce, che stava lì a ricordare qualcuno,  ti avesse raggiunto dove sei ora, compagna di antiche solitudini.
Forse è proprio così che va la vita, i vecchi dolori sono coperti da altri, anche se mai cancellati del tutto e qualcosa rimane impresso nella memoria.
Il tempo ha preso altre strade, il destino ha seguito il suo corso, la musica è diversa anche se sempre oscura nel mio cuore. Eppure a luglio la scritta Night si ricompone nella mia mente, sfocata e nitida allo stesso tempo.
Guardo lontano verso gli altri treni, verso il mondo così cambiato e verso quel murale così nero, ormai nascosto,  testimone di una ventata di vita.
I vent’anni sono alle spalle da tanto tempo, ma una scintilla di nera emozione nei ricordi è sempre viva.

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