Tornare a Nel Nome del Rock @Palestrina


Uno dei luoghi che ricordo con maggiore emozione, specie se ripenso alla mia vita di un bel po’ di tempo fa, è Palestrina, con lo storico Festival Nel Nome del Rock. C’ero nel 1995, quando suonarono i Newest Industry, e fu bello arrivare e vedere questa location molto carina nel Parco Barberini, ricordo bene lo striscione sul palco con la scritta There is a light that never goes out… C’ero nel 1997 per i New Model Army e riportai con me la bellissima scoperta degli estAsia, che avevano suonato prima di loro… e le tante emozioni di quella sera con il compleanno di Robert Heaton festeggiato sul palco. C’ero nel 2013 per il ritorno dei New Model Army, io sempre quasi sotto al palco per ascoltare e vedere i miei miti.

Salire in alto nel Parco di Palestrina regala davvero una vista meravigliosa, è bello soffermarsi a guardarsi intorno, prima di arrivare all’area del palco.

Purtroppo il festival Nel Nome del Rock rimane legato al tragico evento della dipartita di Mark Sandman, leader dei Morphine, nel 1999 on stage, per un improvviso infarto. Io quella sera non c’ero ma ricordo il racconto dei miei amici, sconvolti. E quando sali le scale per entrare nel Parco e ti accorgi di questa targa, un nodo alla gola sale al pensiero dello sgomento e del dolore di quella notte.

Ma quella scritta NNDR in rosso è sempre stimolo a godersi la serata e ad ascoltare buona musica, e così è stato anche questa volta.

Headliner della serata di sabato sono stati i Soft Moon, band post punk californiana, che non avevo mai visto dal vivo e sono rimasta colpita dal muro del suono che sono riusciti a creare.

Stando molto vicina alle casse sono riuscita a procurarmi una sensazione di sibilo alle orecchie che è rimasta anche il giorno dopo. Era da tanto che non mi succedeva. Ma tanto, le orecchie me le sono giocate da giovane ai festival di 3 giorni in Uk e Belgio … 🙂

Azzardo un paragone forse fuori luogo, ma in alcuni momenti ho pensato al rumore creato dai The Jesus &  Mary Chain nei primi dischi tipo Never Understand. Anche se qui siamo molto di più sul versante Industrial.                                  Il loro set è durato poco più di un’ora, ma il tempo è volato in maniera incredibile, ed è stato un concerto più che travolgente. Felice e soddisfatta, quindi, sono tornata a casa. Doppiamente contenta per aver rivisto i miei amici storici, in un’occasione da ricordare, che ci riporta alla memoria collettiva del nostro passato.

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