La storia di una Barbie perduta


Questa storia sembrerà un po’ strana a chi legge questo blog, ma ogni tanto mi piace ricordare il passato. E qualche giorno fa mi è tornata alla mente la Barbie di quando avevo quattro anni. Era arrivata per consolarmi, infatti, per fare una cosa diversa, a già così piccola ero ricoverata in ospedale. Una carriera di ospedali e medici iniziata molto presto.

Barbie Malibu

Era il 1973 e l’ospedale era quello di una piccola cittadina. Stranamente non ero in un reparto pediatrico, forse perché non ero malata, mi ero semplicemente rotta un braccio e dovevo rimanere in osservazione. Quindi avevo un letto regolare in un reparto di donne adulte. Mia madre non poteva stare sempre con me (adesso fa strano pensare una situazione del genere) e un giorno mi portò una Barbie per farmi compagnia. Io allora non lo sapevo, o forse non lo ricordo, ma la mia prima Barbie era Barbie Malibu. Solo che, a differenza delle altre che ho visto ora in rete, non aveva le gambe pieghevoli. Mi ricordo che c’era un dottore che scherzava con me e quando la vide se la mise nella tasca del camice e fece finta di portarsela via. Poi io e la Barbie uscimmo dall’ospedale e riprendemmo la nostra vita. Che non fu lunghissima insieme, perché qualche anno dopo mia sorella la prese e se la portò all’asilo. Quando tornò a casa, della Barbie non c’era più traccia: qualcuno gliel’aveva rubata. In quel momento mi sarebbe piaciuto avere una madre aggressiva, uno di quei donnoni che con quattro spintoni si fanno largo tra i genitori e si fanno valere. Invece mia madre era una donna più che educata e non fece nulla.

A me rimase il rimpianto di quella Barbie che era stata mia amica in ospedale, dopo ne ebbi altre due, ma non erano la stessa cosa. Esteticamente, erano più belle,

abiti colorati, anelli, scarpe, gambe pieghevoli e accessori fashion. Ma non erano come la mia amata Barbie Malibu. Ora mi è venuta la curiosità di cercarla sul web, ho visto che su Amazon si può averla con una cinquantina di euro. Chissà… certo sarebbe strano averla ora, ma in quella bambola c’era una sorta di presagio che mi avrebbe accompagnata nella mia vita futura: la familiarità con gli ospedali e l’impotenza davanti ad alcune situazioni che forse non riesco a gestire bene. E forse il sentore che certe cose belle ci mettono un attimo a sparire. Per questo bisogna imparare a tenersele strette. Intanto però il ricordo di questa Barbie rimane sempre importante per me.

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4 pensieri riguardo “La storia di una Barbie perduta

  1. ti prego Rosie…comprala. io ho fatto la stessa cosa qualche anno fa con una raccolta di fumetti. Devi sapere che anch’io ho iniziato a frequentare presto gli ospedali e dai 7 agli 11 anni sono stata cliente abituale ( una forma di nefrite fortunatamente presa in tempo). e nonostante fossi ricoverata alla clinica pediatrica dell’università di Torino, gli orari di visita erano molto rigorosi. 1 ora verso mezzogiorno e 1 ora la sera. quindi c’erano lunghe giornate solitarie da riempire. mia sorella maggiore oltre al Topolino settimanale mi portava, ogni volta che riusciva a venire a trovarmi, qualche giornaletto della serie “i classici disney”. Poi sono guarita ma quei fumetti hanno sempre avuto un posticino di riguardo nella mia libreria. fino al 1978 anno nel quale ci siamo trasferiti e da Torino siamo andati ad abitare in Veneto e la mia mamma ha dovuto fare una scelta su cosa portar via e cosa lasciare ( tutta la nostra vita doveva stare all’interno di un camion. punto). ha regalato ai vicini di casa la mia collezione di Classici. a distanza di anni mi è tornato in mente quel ricordo e buona parte li ho recuperati tramite e-bay. Non sai che emozione quando ho ricevuto il primo pacco!! ne ho preso in mano uno a caso e come per magia sono tornata indietro di oltre 40 anni…

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