Suzanne Vega a Roma 16.07.2018 (cancellato)

Oggi avrei voluto scrivere il racconto del concerto di Suzanne Vega alla Casa del Jazz di Roma.

Perché ci sono stata alla Casa del Jazz. E ho avuto modo di sedermi nella zona concerti del parco, che è molto carina.

Ma il maltempo ci ha messo lo zampino e poco dopo sono arrivati tuoni, fulmini e la pioggia forte.

Tutti noi poveri malcapitati del pubblico, ci siamo dovuti rifugiare nella zona biglietteria, che continuava a riempirsi incessantemente di persone con effetto sauna assicurato.

C’è stata parecchia esitazione tra gli organizzatori, si sono presi come deadline le 21.30 per comunicare cosa intendevano fare della serata. Mentre intanto continuava a piovere, dopo giorni e giorni di sole.

Alla fine il verdetto è arrivato: concerto rimandato a data TBD all’Auditorium Parco della Musica, entro il 30 settembre.

Ce ne siamo andati chiedendoci perché proprio ieri sera i cieli di Roma avessero deciso di rovesciare addirittura un nubifragio sulla Capitale. Pazienza, in fondo è la prima volta che mi capita di rinunciare a un concerto per condizioni metereologiche avverse, eppure ne ho visti tanti…

Annunci

È partito il progetto iAMGENIUS

È partito ieri il progetto iAMGENIUS, al quale ho dato la mia adesione, dato che sono particolarmente amante della tecnologia e delle idee creative.

Ecco un estratto dal comunicato stampa:

Al via iAMGENIUS: l’ascolto diretto dei pazienti oncologici,
una giuria di esperti e un contest tra giovani talenti
per umanizzare i percorsi di cura

“Cosa potrebbe aiutarti nella vita quotidiana?”

È la domanda alla quale fino al 30 settembre potranno rispondere i pazienti oncologici sulla piattaforma online iAMGENIUS (www.iamgenius.it), iniziativa promossa da Amgen in collaborazione con AIL ed Europa Donna Italia, con il patrocinio di Fondazione AIOM, per tradurre le richieste dei pazienti in soluzioni in grado di migliorare la qualità di vita.

Una giuria di esperti selezionerà i suggerimenti dei pazienti da cui sviluppare progetti e, successivamente, un contest tra creativi digitali premierà le due innovazioni, una per i pazienti con tumori solidi e una per quelli con tumori del sangue, che più di tutte potranno fare la differenza.

Amgen, precursore e leader nelle biotecnologie, è impegnata a integrare il punto di vista dei pazienti nelle proprie strategie, trasformando l’ascolto attivo delle loro esigenze in innovazione per percorsi di cura a misura di pazienti.

Io ho già inviato la mia idea, relativa al miglioramento dello stile di vita per le persone senza stomaco. Ho immaginato una soluzione digitale che potrebbe essere di aiuto.

Invito chiunque sia interessato all’argomento cancro (sia tumori solidi che ematologici) e abbia da proporre qualche suggerimento a partecipare all’iniziativa.
Sul sito trovate tutte le informazioni e il form per partecipare. Attenzione ai dati personali da inserire, bisogna limitarsi a nome o nickname, ed evitare tutti quei dati come nomi di medici, di ospedali, di luoghi, ecc che rientrino nei dati strettamente personali.

Ecco il link al sito:

https://www.iamgenius.it/

Tornare a Nel Nome del Rock @Palestrina

Uno dei luoghi che ricordo con maggiore emozione, specie se ripenso alla mia vita di un bel po’ di tempo fa, è Palestrina, con lo storico Festival Nel Nome del Rock. C’ero nel 1995, quando suonarono i Newest Industry, e fu bello arrivare e vedere questa location molto carina nel Parco Barberini, ricordo bene lo striscione sul palco con la scritta There is a light that never goes out… C’ero nel 1997 per i New Model Army e riportai con me la bellissima scoperta degli estAsia, che avevano suonato prima di loro… e le tante emozioni di quella sera con il compleanno di Robert Heaton festeggiato sul palco. C’ero nel 2013 per il ritorno dei New Model Army, io sempre quasi sotto al palco per ascoltare e vedere i miei miti.

Salire in alto nel Parco di Palestrina regala davvero una vista meravigliosa, è bello soffermarsi a guardarsi intorno, prima di arrivare all’area del palco.

Purtroppo il festival Nel Nome del Rock rimane legato al tragico evento della dipartita di Mark Sandman, leader dei Morphine, nel 1999 on stage, per un improvviso infarto. Io quella sera non c’ero ma ricordo il racconto dei miei amici, sconvolti. E quando sali le scale per entrare nel Parco e ti accorgi di questa targa, un nodo alla gola sale al pensiero dello sgomento e del dolore di quella notte.

Ma quella scritta NNDR in rosso è sempre stimolo a godersi la serata e ad ascoltare buona musica, e così è stato anche questa volta.

Headliner della serata di sabato sono stati i Soft Moon, band post punk californiana, che non avevo mai visto dal vivo e sono rimasta colpita dal muro del suono che sono riusciti a creare.

Stando molto vicina alle casse sono riuscita a procurarmi una sensazione di sibilo alle orecchie che è rimasta anche il giorno dopo. Era da tanto che non mi succedeva. Ma tanto, le orecchie me le sono giocate da giovane ai festival di 3 giorni in Uk e Belgio … 🙂

Azzardo un paragone forse fuori luogo, ma in alcuni momenti ho pensato al rumore creato dai The Jesus &  Mary Chain nei primi dischi tipo Never Understand. Anche se qui siamo molto di più sul versante Industrial.                                  Il loro set è durato poco più di un’ora, ma il tempo è volato in maniera incredibile, ed è stato un concerto più che travolgente. Felice e soddisfatta, quindi, sono tornata a casa. Doppiamente contenta per aver rivisto i miei amici storici, in un’occasione da ricordare, che ci riporta alla memoria collettiva del nostro passato.

Ho riscoperto

Ho riscoperto un piacere semplice. Quello di scrivere a matita su un taccuino Moleskine A4 che ho ricevuto in regalo.

Tante persone si rilassano colorando meravigliosi disegni negli album ispirati alle tematiche più disparate, da Harry Potter ai Mandala. Io ho capito che non è un hobby che fa per me, perché personalmente ho un maggior bisogno di inventare invece di seguire contorni tracciati.

Invece lo scorrere della matita sulla carta, riempiendo il foglio di parole, ha un effetto rasserenante su di me.

E pensare che sono anni che ormai scrivo solo al pc quando ho tempo. E mi ero persa l’effetto benefico di scrivere a mano.

A volte una cosa molto semplice può farci ritrovare un pezzettino di felicità…

Cose belle

Ho deciso di saltare il post delle letture di maggio, perché, al contrario di aprile ho letto veramente pochissimo, e a due dei libri che ho letto nel mese ho già dedicato un intero post.

Invece voglio condividere qui sul blog una cosa bella, una piccola soddisfazione.

A oggi Viola e Nero è il mio romanzo più venduto e, da autrice di self publishing che fa pochissima promozione, rimane comunque una grande gioia per me. E, mentre ormai il nuovo romanzo ha preso la sua forma quasi definitiva, mi fa piacere poter raccontare che l’ebook di Viola e Nero è stato scelto per la selezione iniziale di Amazon Prime Reading, il nuovo servizio di lettura ebook gratuiti che fa parte dei benefit per gli abbonati di Amazon Prime.

Mesi fa ho ricevuto la proposta di Amazon e ho accettato con piacere. E oggi sono felice di trovare Viola e Nero nel primo gruppo di ebook disponibili sul sito.

Rosanna_Fiorino_Viola_e_nero

La vita che intreccia storie (e libri)

Forse non mi era mai capitato prima d’ora di leggere due libri così intrecciati tra loro, sebbene in parte diversi, da costituire un corpo unico di una vicenda che affonda le radici nella vita reale e nel dolore.

Mi è successo con Le stanze dell’addio di Yari Selvetella, candidato al Premio Strega 2018. Sapevo già che si trattava di un libro sul dolore della perdita della moglie, ero preparata. Ogni tanto mi sono fermata, ho interrotto la lettura, perché il senso di dolore era troppo profondo, troppo vicino a me.

Poi ho ripreso. Mi sono immersa nella storia senza aver cercato prima informazioni su internet, quindi non ero sicura del fatto che fosse o meno una storia vera. Ma i sentimenti e il dolore sono così reali, riflettono talmente la realtà, che non poteva che essere una storia vissuta davvero dal’autore.

La sua compagna si ammala improvvisamente di tumore al midollo, ci sono i giorni della lotta, la chemio, i ricoveri, gli esami diagnostici e la conclusione infausta, per usare un termine che si impara a conoscere quando si entra nel mondo del cancro.

Il protagonista del romanzo, un uomo con i baffi, senza un nome, con tre figli da accudire, rimane intrappolato nel dolore, che si libra come una nuvola gassosa senza una forma precisa tra le varie stanze dell’ospedale dove la moglie è stata ricoverata. C’è il bar interno, ritrovo di medici e pazienti,  l’isola di vita normale, dove si cerca il ristoro tra un’attesa e una visita, forse il luogo più simile al mondo reale che si possa trovare in un posto dove paure, ansia, rassegnazione e tutti i sentimenti che si accompagnano a una malattia, hanno il ruolo primario. È proprio qui che il destino dell’uomo si incrocia con quello del barista, con il quale nasce un rapporto spontaneo di mutua comprensione, di sostegno dettato semplicemente da uno sguardo, da una specie di silenzioso riconoscersi, che li avvicina.

L’uomo con i baffi non è ancora riuscito a superare quello che gli è successo, non è stato ancora in grado di elaborare in sé la realtà del dolore e per questa ragione torna in ospedale, attende la moglie nel reparto dove deve sottoporsi a un esame doloroso, quello con le lunghe siringhe, ma ovviamente non la trova e va a denunciarne la scomparsa. Nel senso di sparizione. L’unica persona che può aiutarlo a capire la realtà è il barista, che si informa, se lo prende a cuore e gli tende la mano. Ed è così, con questo aiuto, che l’uomo inizia il suo percorso di elaborazione del lutto, anche se in realtà è già passato parecchio tempo. E il doloroso iter burocratico che segue la scomparsa, nel senso di morte, di una persona cara è già stato vissuto, portato a compimento.

Sono arrivata alla fine del libro  con la sensazione di aver fatto un viaggio nel tabù del dolore, del lutto, argomento di cui non è sempre facile parlare.

Colpita da questa lettura, ho fatto una ricerca su internet, ho trovato così la conferma che si trattava davvero di una storia con base nella realtà, ma non solo, ho trovato anche il libro scritto da lei, che nella vita si occupava di letteratura.

Anche questo un romanzo, ma con elementi tratti dalla realtà, soprattutto la malattia. Qui c’è il racconto di un matrimonio senza figli e di una relazione clandestina con un uomo sposato, padre di una bambina. Ci sono le consuocere, la vita quotidiana prima normale e poi alterata, deformata, dall’ingresso della malattia. Il marito che impegna tutto se stesso, con dedizione, alla cura della moglie e lei che si fa forza in attesa degli sms sempre più rari dell’amante.

C’è quindi un mondo abbastanza diverso dal quello del libro di Selvetella, ma leggendoli tutti e due mi è sembrato di entrare in punta di piedi in una vicenda dolorosa comune a tante persone.

Entrambi i libri mi hanno lasciato tanto e per questo ho voluto dedicare questo post a tutti e due i romanzi.

 

Un compleanno felice

Sabato è stato il mio compleanno, l’ultimo con il numero 4 davanti. Una bella soddisfazione, non mi importa dell’avanzare dell’età, che invece considero una grande fortuna, vista la malattia che ho avuto.

Ho deciso di festeggiare in maniera adeguata questa occasione, regalandomi un bel weekend a Siena con il mio amore.

La fortuna è stata dalla mia parte perché sabato abbiamo trovato un tempo meraviglioso. Ho potuto rivedere alcuni dei miei luoghi preferiti e questo mi ha riempita di gioia perché mi sento particolarmente legata a Siena. Ogni volta che ci torno mi sento a casa. e non c’è niente di più bello di caricarsi di energia in posti che trasmettono benessere. Per prima cosa sono andata nel bosco vicino Rosia, a vedere un luogo che mi ha ispirato una parte della storia che sto scrivendo e che spero di finire entro il 2018.

E poi una giornata intera da trascorrere nel centro città, con un cielo bellissimo e il caldo tepore di una giornata assolata che ormai sta diventando una rarità.

Ho sempre affermato che la felicità si trova nelle piccole cose ed è proprio così, come non sentirsi felici con un cielo così bello?

Anche passare al Meetlifecafè di Via Pantaneto è felicità…

Girare con la testa all’insù è felicità…

Passare per la contrada della Tartuca è felicita, camminando accanto a un gruppo di amici toscani che si scambiavano allegri saluti.

Ma anche ripartire e portare con sé il verde della Toscana sporgendosi dal finestrino per assaporare ogni istante, è felicità.

Posso dirmi davvero contenta di questo splendido compleanno che ho vissuto. E ancora sorrido con tanta serenità dentro di me.