Uno splendido weekend a Siena

(Nota: avevo scritto questo post un paio di settimane fa, ma poi non sono stata bene e non sono riuscita a pubblicarlo. Ma, anche se sono passati 15 giorni, le emozioni sono rimaste le stesse)

Lo scorso weekend sono stata a Siena ed è stato davvero un momento bellissimo, di relax e di grande emozione per me.

Non saprei spiegare perché provo un’affezione particolare per questa città, ma quando sono qui mi sento veramente a casa e in uno stato d’animo positivo.

Arrivare poi in tarda serata è stato molto suggestivo, così dopo aver cenato siamo rimasti un po’ in giro a goderci la splendida atmosfera…

Si è anche dato il caso che quella sera a Siena ci fosse la notte bianca, quindi la città era ancor più animata.

Quello che mi piace tanto di città come Siena e Perugia è il poter arrivare nel centro della città salendo le scale mobili, partendo dalle zone più a valle dove si parcheggia.

Questo viaggio è stata anche l’occasione per entrare nelle zone reali del nuovo romanzo che ho scritto (ma che sto ancora nuovamente rivedendo, è un parto laborioso 🙂 ). È bellissimo scrivere una storia nei pomeriggi d’inverno a casa immaginando di essere per le strade di Siena e poi andarci e ritrovare le stesse emozioni messe sulla carta. Questo è uno degli spunti del romanzo, un verso tratto dalla Divina Commedia di Dante:

Poi ci sono i panorami meravigliosi come questo:

E poi c’è il Meetlife di Via Pantaneto nel quale siamo stati a prendere un caffè e a rilassarci un po’. Di sicuro il bar che preferisco a Siena!

È stato davvero un weekend che i ha riempita di serenità e come al solito non vedo l’ora di tornare a Siena, spero tanto sarà possibile anche il prossimo anno…

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Dead Can Dance live Milano Teatro Arcimboldi 2019

È semplicemente fantastico come possa bastare un concerto per tornare a vivere le forti emozioni che si perdono nella vita quotidiana.

Sapevo che il concerto dei Dead can Dance non avrei voluto perderlo. Un po’ perché quelli degli ultimi anni li ho visti tutti, partendo da quello al Teatro dal Verme del 2005 che, come ho sempre raccontato, mi ha letteralmente riportata alla vita dopo il cancro, un po’ perché sapevo che questo tour era una celebrazione della loro carriera, con brani bellissimi che non avevo mai sentito “live” in passato.

Non ultimo, infine, perché questi meravigliosi concerti sono sempre occasione per rivedere amici, lo zoccolo duro che, nonostante il passare del tempo, si sposta ancora per vivere le emozioni dei live più belli.

Il concerto di ieri è stato veramente un susseguirsi di capolavori che hanno fatto la storia di questo gruppo.

Si apre con Anywhere out of this world, da Within the Realm of a Dying Sun seguita da Mesmerism da Spleen and Ideal.

Terzo brano Labour of love, originale del 1983 che si trova in una loro raccolta, ma che secondo me avrebbe meritato molto di più, perché è uno dei brani più belli di questo tour.

Successivamente, di nuovo un brano da Spleen and Ideal, Avatar, atmosfere che riportano alla mente tanti ricordi dei periodi vissuti con la loro musica sempre nelle cuffie. Poi, un momento di commozione con In Power We Entrust The Love Advocated, dal primo album Dead Can Dance e una frase che mi ripeto come un mantra: The way lies through our love.

Da un’altra raccolta ecco Bylar, con la voce di Lisa Gerrard sempre protagonista, che ha lasciato poi spazio a uno dei miei brani preferiti che per decenni ho sognato di poter sentire dal vivo, ovvero Xavier da Within the realm of a dying sun. Tantissimi anni fa, credo fosse il 1995, avevo iniziato a scrivere una storia intitolata così, chissà che questo non sia lo spunto per finirla..

Arriva poi un momento da brividi con prima The Wind That Shakes The Barley da Into the Labyrinth e poi Sanvean, uscita in Towards the within e anche nel primo disco solista di Lisa, The Mirror Pool. E la temperatura sale, nonostante faccia già molto caldo all’interno del teatro. È bellissimo notare che dopo ogni brano sia di Lisa che di Brendan o di entrambi, il teatro rischia di crollare per gli applausi intensissimi. I Dead Can Dance hanno veramente un potere magnetico di trasportare le persone in una sorta di realtà parallela…

Torna di nuovo la voce di Brendan Perry con Indoctrination (A design for living) ancora da Spleen and Ideal e Yulunga da Into the Labyrinth, che diventa una danza tribale, nell’acustica meravigliosa del teatro. Sempre dallo stesso album è tratta The Carnival Is Over, qui in versione ancora più “slow ballad”.

The Host of Seraphim ci porta a The Serpent’s Egg, disco prezioso. In questo brano, la voce di Lisa Gerrard incide solchi profondi nell’anima, lasciando cicatrici indelebili nel cuore. Ma ci si riprende subito con Amnesia da Anastasis, che è uno dei brani più belli dei loro dischi più recenti.

Le atmosfere cambiano con Autumn Sun, cover della band Delayaman che è seguita da Dance of the Baccanthes, brano tratto dal nuovo disco Dyonisus. Di nuovo il teatro sembra crollare di applausi quando la band esce, richiamata subito per i bis che iniziano con Song of the siren, brano di Tim Buckley, noto anche per la versione This Mortal Coil, cantata da Brendan Perry. E poi Cantara, da Within the realm of a dying sun, in una versione ridotta ma sempre emozionante.

Il concerto si chiude con The Promised Womb da Aion, davvero stupenda, anche qui sono tantissimi i ricordi che si incrociano nella mia mente. Aion è uno dei loro album che ho ascoltato di più nella mia vita.

La conclusione dello spettacolo ha lasciato qualche perplessità quando, durante l’evocativa Severance da The Serpent’s Egg, Brendan Perry ha improvvisamente girato le spalle e abbandonato il palco senza più tornare nemmeno per i saluti finali del gruppo, lasciando che il brano terminasse strumentale… Tante le supposizioni, un malessere o un momento di nervoso? (Aggiornamento, da un video su YouTube si vede chiaramente il momento di disappunto che ha spinto Brendan Perry a lasciare il palco per un errore dei musicisti…)

Comunque il concerto come sempre è stato straordinario. Sono stata veramente strafelice di aver deciso di andare di nuovo a Milano per loro. Ne vale sempre la pena!!

Traguardi

Ho imparato che nella vita nulla è mai scontato e oggi ho raggiunto un traguardo che assume un significato davvero speciale.

Quindi festeggio con una forte emozione, ma anche con la consapevolezza che il passare del tempo non mi ha fatta cambiare e sono sempre la Rosie che ama la musica e la vita senza troppi compromessi.

Felice di essere ancora qui😊

La Janara – Tenebra

Credo sia tantissimo tempo che non dedico un post a un disco. Forse perché ultimamente non sono tanti i dischi che mi colpiscono. Fino a che mi è capitato di ascoltare un capolavoro come questo.

Si chiama Tenebra della band campana La Janara.

Ovviamente la prima cosa che si fa quando si sente parlare di questo disco, è andare a cercare cosa significa janara, termine poco noto se non si è propriamente di quelle zone (la band è originaria di Grottaminarda, in Irpinia)

La Janara è la donna strega di una particolare specie, esperta di erbe che curano, erbe con le quali è capace di preparare l’unguento che le consente di volare incorporea al sabba sotto al noce di Benevento. È una strega solitaria e spesso malvagia.

Il disco è di genere metal-progressive e devo dire che mi ha colpito fin dal primo brano, anzi fin dal breve intro parlato dove una vecchina del luogo spiega sinteticamente cosa è una janara.
Questa è la tracklist:

  1. Malevento 03:44
  2. Mater Tenebrarum 03:48
  3. Violante Aveva Un Osso di Capra 03:58
  4. Tenebra 05:41
  5. Mephis 04:12
  6. Cera 05:08
  7. Il Canto dei Morti 05:38
  8. Volano i Corvi 02:35
  9. Or Poserai Per Sempre 05:19
  10. Ver Sacrum 06:40

Quello che preferisco è: Violante aveva un osso di capra. La voce femminile nel disco aggiunge un’impronta di magia a questo lavoro, già così magnetico e seducente, come tutte le storie di streghe che, come si sa, amo tanto.
Qui un assaggio del disco:

In attesa degli altri trasmettiamo musica da ballo

In attesa degli altri trasmettiamo musica da ballo di Malusa Kosgran

A volte ci si può innamorare a prima vista del titolo di un libro. A me è successo con il nuovo romanzo di Malusa Kosgran, IN ATTESA DEGLI ALTRI TRASMETTIAMO MUSICA DA BALLO. Mi è capitato di vederlo su Facebook qualche giorno prima della pubblicazione. E ho immediatamente pensato: questo è un libro da leggere subito. La storia è di quelle che si dimostrano interessanti già dalle prime pagine.

Una famiglia pugliese è in subbuglio per la scomparsa del capofamiglia Antonio. Si cominciano a fare supposizioni: non sarà rientrato a casa perché è fuggito? Ha un’amante? O gli è successo qualcosa di brutto? Per capirlo si deve conoscere il suo passato di ragazzino che viene accompagnato a Milano da parenti, dove potrà iniziare a rendersi utile lavorando in un negozio di ortofrutta. Antonino a dieci anni conoscerà la fatica, il freddo, la diffidenza dei milanesi verso “i meridionali”, i “terroni” che vengono da sempre ritenuti inferiori. Le sue esperienze di vita si formeranno nel capoluogo milanese, come la grande passione per la bicicletta che lo spingerà a sognare di poter essere come Fausto Coppi, il suo mito. Ma anche con amicizie vere e con tanti episodi che segneranno la sua vita.

Poi, un nuovo cambiamento: il ritorno in Puglia dove Antonio, ormai grande, prova a rimettere radici con la sua famiglia che cresce giorno dopo giorno. E adesso che Antonio è scomparso, si fruga nei ricordi, si cerca di trovare un indizio che aiuti a sciogliere il bandolo della matassa. Fino a che un’intuizione porterà alla conclusione della vicenda, mai scontata.

Un libro che ho letto con enorme piacere, sia perché scritto benissimo sia perché curato nei dettagli. Le parti in dialetto milanese e pugliese rendono ancora più vivi i capitoli (alla fine dei quali si trova un glossario per capirne meglio il significato), che scorrono veloci, nonostante il libro sia abbastanza lungo (458 pagine).

È stata una bella sorpresa scoprire questa scrittrice pubblicata da Bookabook, il progetto di crowdpublishing per i libri. E poi, che dire, quando scatta il colpo di fulmine, anche per un libro, si perde la testa e non c’è nulla da fare…!

Non ho chiuso il blog :)

Sono consapevole di stare scrivendo sempre di meno in questo blog, ma non sono scomparsa e non ho intenzione di abbandonarlo.

Le cose vanno abbastanza bene. Pasqua è passata in giro per Roma in ottima compagnia, peccato solo per il tempo non molto bello.

Comunque passeggiare per Roma ha sempre tanto fascino.

Anche entrare per la centesima volta nel Pantheon lascia sempre a bocca aperta.

Ed è bello tornare su al Campidoglio e affacciarsi sui Fori.

Ho praticamente camminato per una giornata intera e il giorno dopo ho sentito tutto il peso della stanchezza, ma non ha importanza, perché ero felice.

Per il resto mi sono immersa totalmente nella nuova storia che sto scrivendo e che ormai è davvero quasi conclusa. C’è dentro il racconto di una vicenda che ho sentito molto nelle varie fasi di scrittura.

Chissà se sarò stata in grado di trasmettere le tante emozioni che ho provato nello scriverla. Non ho ancora deciso nulla su come fare uscire questa storia. Ci penserò presto. Comunque andrà, sono contenta di aver portato a conclusione un nuovo romanzo, per me scrivere è sempre di vitale importanza. E mi piace coltivare questa passione.

Finito questo impegno, tornerò a scrivere più spesso su questo blog perché è una cosa di cui non posso fare a meno.😊

Niente dolci… life goes on

Non mi sono resa conto di quanto tempo sia passato dal mio ultimo post su questo blog, se non di recente, perché non è un eufemismo dire che il tempo vola. E, dopo un’influenza abbastanza pesante, tutto è tornato a scorrere con regolarità.

Tuttavia, la vita senza stomaco porta con sé sempre problemi che vanno e vengono, un po’ come l’oscillare di un’altalena.

Questa volta sono tornata ad avere qualche problema con la glicemia, forse sono stata un po’ troppo indulgente con me stessa, specie nel periodo dei dolci di Carnevale e mi sono accorta di colpo di aver un po’ oltrepassato il limite dei valori normali della glicemia.

Ragion per cui ho pensato che, se ci tengo alla mia salute, come ho sempre fatto finora, forse è il caso di darsi una regolata. Quindi ho ridotto molto le quantità di zuccheri e carboidrati assunti quotidianamente e sono tornata a stare meglio.

Ciò non toglie che passo con gli occhi sgranati davanti alle pasticcerie che espongono tanti dolci veramente da urlo, ma fa niente. Si può vivere anche senza.

Tanto ogni giornata è piena di cose da fare e rimane poco tempo per pensarci!