Una casa per i pensieri

Ieri ho cambiato il template di questo blog, era da un po’ che non lo facevo. Ed è stato lo spunto per riflettere sul senso di questo strumento dopo quasi 14 anni e diversi cambi di piattaforma.

Qualche volta ho anche pensato di non scrivere più, ma in realtà sono troppo affezionata a questo blog. È la mia casa dei pensieri, dei sogni e dei progetti. Non si abbandona mai un luogo cosi, un luogo che fa bene.

Soprattutto perché, grazie alle parole lasciate su queste pagine negli anni, ho costruito un percorso di accettazione e di superamento della malattia, che qualche volta è stato di utilità anche per gli altri.

E poi, i progetti che ho in mente sono sempre tanti, quindi questo blog rimane, anche se non più aggiornato così di frequente come prima. Ma è comunque un luogo a cui tornare, forse con tempi diversi, ma ancora con tanta voglia di mantenere aperta questa porta sul passaggio segreto dell’anima.

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Così vanno le cose, così devono andare

Sono in una fase della mia vita in cui mi sento molto tranquilla, ormai sono abbastanza consapevole che la mia vita è questa e non può essere altra. Ho elaborato una sorta di “amichevole rassegnazione” che mi è molto utile nel proseguire il mio percorso nella completa accettazione dei limiti che il post cancro mi ha imposto. Ed è anche giusto che sia così, considerati gli anni che sono trascorsi.

Il risveglio della primavera che per me comporta anche un crollo di energie, è di nuovo davanti a me, per la tredicesima volta dopo la malattia e quest’anno ho una grande fame di belle giornate e di tempo libero da passare all’aperto. Pronta ad affrontare l’inevitabile astenia.

Alcuni progetti sono ancora ben radicati in me, altri si sono avviati verso un sipario definitivo, mentre la voglia di fare qualcosa per poter esprimere me stessa è sempre presente.

Intanto vivo, un po’ come la goccia blu che cade in questa foto, in attesa di vedere fin dove si allargheranno i prossimi cerchi.

bluindaco

Scrivere perché…

Ultimamente non scrivo moltissimo su questo blog. Un po’ perché sono presa da altre cose, un po’ perché ho voluto sperimentare un tipo diverso di scrittura piuttosto differente da questo blog.

Una pausa di cui avevo bisogno, non si può scrivere sempre ruotando intorno al cancro (ma non ho aperto un altro blog, come forse si potrebbe pensare). No, mi sono messa soltanto alla prova su altri argomenti.

Però poi torno sempre qui. Perché sebbene questo blog esista da ormai da più di dodici anni, è sempre uno spazio speciale per me. È semplicemente il MIO spazio.

Quindi scrivere in questo blog perché è bello, mi fa sentire bene, perché in fondo dove potrei andare quando ho voglia di sfogare le mie magagne, i momenti di tempesta che per fortuna passano, ma anche di condividere le belle letture che spesso ho voglia di raccontare qui?
Mi piacerebbe tornare a scrivere più spesso, potrebbe essere uno dei classici proponimenti che si fanno a settembre, al rientro.

Intanto ho rinnovato il template. Chissà che questo non sia di stimolo per continuare a raccontare della mia vita quotidiana, sempre contrassegnata dalle difficoltà di una vita senza stomaco, ma comunque una vita della quale sono contenta e che amo con tutta me stessa.

1.Dancing with tears in my eyes

logo videomusic

In questi giorni sto leggendo My Tunes  – Come salvare il mondo una canzone alla volta – 77 canzoni e la vita che batte dentro il loro ritmo, di Maurizio Blatto, edito da Baldini e Castoldi. Il racconto di 77 canzoni mischiate a episodi della vita dell’autore, firma storica della rivista “Rumore“.

Chiaramente è un libro che mi piace moltissimo, si parla di diverse canzoni che hanno fatto parte della mia vita e accompagnato anche la mia adolescenza  (l’autore è poco più grande di me), e quindi ecco The Eternal dei Joy Division, Just Like Honey dei Jesus & Mary Chain, River Man di Nick Drake, The Killing Moon  degli Echo & The Bunnymen, per citarne alcune.

Mi sono chiesta, e le mie 77 canzoni quali sarebbero? Intanto dubito che riuscirei a fermarmi a 77…ma sarebbero molte di più. (Lo so, non ho mai avuto il dono della brevità 🙂 )

Allora ho pensato che parlare di una di queste canzoni una volta a settimana sarebbe una cosa carina per questo blog, che era nato ben 11 anni fa (il 28 maggio 2004 per la precisione, su Splinder, con un post che parlava di musica e con l’intento di diventare il mio luogo “dove avere spazio per scrivere di musica”). Tutto questo prima o meglio in concomitanza, ma io non lo sapevo, con l’incontro con il cancro,  e con la vita senza stomaco che stava per aprirsi davanti a me come un destino ineluttabile.

E allora da oggi proverò a riprendermi quello spazio musicale che tanto doveva essere protagonista di questo blog e che poi lo è stato al 50%, diviso in parti semi uguali con la mia esperienza di cancer blogger.

La canzone di oggi è Dancing with tears in my eyes degli Ultravox, uscita nel 1984, nell’album Lament  e il cui video era uno dei più drammatici tra quelli che giravano su Videomusic, appena nata proprio in quel periodo.
Il brano è pieno di pathos, la voce di Midge Ure è carica dell’angoscia generata da una fine imminente.
Ballando con le lacrime agli occhi, piangendo per i ricordi di una vita ormai andata.

E la ripetizione ossessiva, it’s over, it’s over.

Avevo 15 anni, ricordo i pomeriggi in camera, gli snack da sgranocchiare, e i video su Videomusic sempre accesa per non perdere i video preferiti (ai tempi era vera fantascienza pensare che un giorno ci sarebbe stato You Tube, dove tutti i video sono a disposizione in ogni momento). L’embrione della percezione che la musica mi avrebbe aperto un mondo, un nuovo percorso di vita come poi è stato. E anche se io non sono diventata una giornalista musicale, posso dire lo stesso che buon parte della mia vita è stata sicuramente molto influenzata dalla musica, dalle amicizie legate alla musica, dai viaggi per i festival, dai concerti che mi hanno dato lo stimolo per reagire anche quando avevo appena finito la chemioterapia.

Grandissimi Ultravox, peccato non sia disponibile il video ufficiale di questa canzone, con le immagini del terrore di una catastrofe nucleare imminente:

Ecco, questa è la prima canzone,

CTRL + Break 2015

Sono tanti giorni che non scrivo nel blog, 11 per la precisione.
Sono giorni in cui mille pensieri si affacciano nella mia mente.
Sono giorni in cui ogni giorno equivale a scalare una montagna, ho veramente troppe cose che mi girano per la mente, troppo stress, troppo bisogno di riposare.
Per fortuna ho all’orizzonte un bel weekend con il mio amore, quindi perché in fondo non dovrei essere felice anche se stanca? 🙂

Budgie

10 anni di blog!!

Mi sono veramente ricordata per caso, oggi, che sono arrivata al decimo compleanno del mio blog.
Mi sembra passato così tanto tempo da quel giorno in cui mi ero affacciata per la prima volta alla piattaforma Splinder

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per aprire un blog che parlasse di musica, ma anche di tanti piccoli pensieri che volevo lasciare in qualche modo raccolti in una sorta di agenda virtuale.
Non sapevo quello che sarebbe venuto di lì a poco, il cancro e tutti gli anni a venire, con le tante esperienze vissute che mi fanno sentire molto molto più matura dieci anni dopo.
Però rivedere l’immagine del mio blog come era in quei primi mesi, dato che poi è cambiato nel tempo e nei vari passaggi da Splinder ad Altervista per poi arrivare a WordPress, ancora mi emoziona:

 

old blog 2004