Pubblicato in: alice, all about eve, musica, suzanne vega

Scrivendo di musica dopo tanto.

È veramente tantissimo tempo che non scrivo un post sulla musica. Ma eccomi di nuovo qui e lo spunto questa volta nasce da una ricerca che stavo facendo su Youtube, quando mi sono imbattuta in alcune cover realizzate da una giovane cantante bolognese, Michela Vazzana.

Non amo particolarmente le cover, questo va detto ma sono rimasta colpita dal fatto che tra i suoi brani ci siano alcune delle canzoni che amo di più.

Non capita spesso di trovare una cantante italiana che faccia cover degli All About Eve.

Di queste canzoni apprezzo moltissimo il sound della chitarra e il potere che hanno di rilassare la mente. Sono canzoni che amo praticamente da tutta la vita, e risentirle è come un balsamo per me.

Per questo ho voluto dedicare un post a questa cantante: perché questa musica mi aiuta a vivere in relax le ore della giornata in cui posso riposare…

Pubblicato in: cancer bloggers, libri, musica, ricordi

Breve storia di due amiche per sempre di Francesca del Rosso (Wondy)

È da tantissimo tempo che non racconto più nulla dei libri che leggo, perché negli ultimi mesi riesco meno a mantenere la concentrazione e quando finisco un libro, penso di parlarne, poi il tempo passa e non ne faccio nulla.

Tuttavia questa era una cosa che mi piaceva molto fare e vorrei sforzarmi di riprenderla. Ho deciso di ricominciare con Breve storia di due amiche per sempre di Francesca Del Rosso, alias Wondy (purtroppo scomparsa a causa del cancro a dicembre 2016, qualche mese dopo l’uscita di questo romanzo).

breve-storia-di-due-amiche-per-sempre Oggi ho terminato di leggere l’ebook, la lettura è stata abbastanza veloce, la scrittura molto scorrevole. Il romanzo è la storia di un’amicizia tra due donne, Tessa e Clara e sull’importanza che un rapporto di questo tipo può avere, fino a funzionare da salvagente.

Il libro si apre con il senso di dolore che la protagonista prova scoprendo il tradimento di suo marito. Evento che investe la tranquillità quotidiana e spezza la consueta routine familiare fatta di giornate che si dividono tra lavoro, marito e figlio.  In questa circostanza Tessa avrebbe bisogno di ritrovare la sua amica Clara, con la quale ha vissuto tante esperienze di gioventù.

Ma i tentativi di riavvicinarsi all’amica, fatti nel più o meno recente passato, non hanno portato a risultati positivi.

Nel libro si ripercorrono tanti piccoli episodi dei tempi del liceo, la musica ascoltata, i Guns N’Roses, Curt Kobain (scritto proprio così…), gli scherzi con i ragazzi sapendo che alla base c’era sempre la forte amicizia tra loro due, così forte da richiedere perfino uno stemma identificativo, un ragno stilizzato. Le manifestazioni studentesche a Milano, ma anche l’Abruzzo dei paesini con le tradizioni da salvaguardare e ricordare. I semi di melograno. “Scine”. L’emozione provata da Tessa nel portare l’amica nei luoghi a lei cari.

E poi, finalmente l’opportunità di ritrovare Clara e scoprire finalmente il perché di tanti comportamenti incompresi.

La forza dell’amicizia, il potere dei sogni che si avverano sono i temi protagonisti di questo libro, che è stato una lettura piacevole, un regalo che Wondy ha voluto lasciarci. Grazie.




Pubblicato in: musica, recensioni

Shine – PineAppleMan

Da tempo non ascoltavo un nuovo disco che riuscisse a coinvolgermi del tutto.
Che mi riportasse ai tempi in cui facevo molti viaggi in treno, ed ero capace di rischiare di far saltare il viaggio per non aver trovato la mia cassetta preferita da ascoltare nel walkman mentre osservavo i binari.
Ora un disco così l’ho trovato.

Sto parlando di Shine dei PineAppleMan. Già dal primo ascolto, ho avuto la curiosa sensazione che lo avrei ascoltato volentieri in una cassetta, e questa cassetta l’avrei portata sempre con me.
Dunque mi viene voglia di raccontare questo disco proprio come se fosse una cassetta degli anni 90.
Lato A e Lato B, ipoteticamente divisi da me, visto che in realtà si tratta di un cd.
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Dei PineAppleMan avevo già parlato tempo addietro nel mio blog, in occasione dell’uscita del loro EP.
E mi erano piaciuti.
Sono, anzi erano perché si sono sciolti dopo l’uscita del disco, una band vicentina, con sonorità molto british.
Qualche tempo dopo aver parlato del loro primo lavoro, mi è stato segnalato un progetto di crowdfunding per produrre il loro primo disco full length, e ho aderito volentieri perché quando la musica mi entra nel cuore non posso proprio dire di no. E ora che ascolto il disco ne sono davvero felice.

Shine ha visto la luce a gennaio di quest’anno, ma solo ora sono riuscita ad ascoltarlo con calma.
Parliamo dunque dell’immaginario Lato A della nostra cassetta.
Inizia con Eyes, brano delicatissimo, che farebbe presagire un disco soft, sembra di trovarsi nel parco di una villa in autunno, mentre lentamente le foglie cadenti raggiungono il suolo, ma poi lascia spazio a Mirror e il ritmo cambia, l’atmosfera si fa più rock, si danza tra gli specchi.
Tocca poi a Light, un brano appunto perfetto per viaggi in treno reali o immaginari perché ha proprio il senso giusto della musica da viaggio, intorno al mondo, tra i mari e le foreste.
La successiva Black Rabbit è un brano che rimane subito in mente, you are watching me, walking in the morning e ci si ritrova a canticchiarla senza accorgersene.
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A questo punto girerei idealmente la cassetta per ascoltare il lato B che farei iniziare con Shine, la title-track che illumina il disco. Giocando con questa suggestione dell’audiocassetta, a questo punto sarei già con il dito sul rewind per riascoltare questo brano.
Poi andrei al secondo brano, Rubies, la storia di un bimbo, di un’altalena e di una lacrima che evapora.
The way in the dark è un delicato frammento strumentale prima di We are pearls, incalzante, azzardo un paragone: una specie di London calling molto delicata.
Life goes on rimane incisa nella mente, con l’invocazione I’ll wake up from a coma, we’ll wake up from tv, una danza che invita a sognare, ma ad occhi aperti. Uno dei brani che mi piace di più nel disco.
Il cd, ops – ma non stavo immaginando una cassetta? – si chiude con Things to do, una ballata che ci accompagna all’ultima nota di questo lavoro, che in questi pomeriggi non ascolto mai meno di due volte di seguito.

E poiché ho raccontato un disco intero penso che non ci sia niente di meglio che ascoltarlo qui in streaming:

https://pineappleman.bandcamp.com/

Un’ultima nota, avevo scritto anche l’altra volta che i PineAppleMan mi fanno pensare un po’ ai Belle and Sebastian.
Allora vorrei chiudere dicendo scherzosamente:
Fold your hands, child, you walk like a PineAppleMan! 🙂

Pubblicato in: concerti, frozen autumn, musica, my space

I Frozen Autumn al Defrag di Roma 25-09-2015

Ho passato praticamente un anno intero senza quasi vedere concerti, cosa piuttosto inusuale per me.
Ma per i Frozen Autumn a Roma non potevo proprio mancare.

Questa volta il locale era il Defrag, in una zona un po’ scomoda per chi arriva da Roma Sud, ma è valsa la pena perché la serata è stata molto carina e ci voleva. Già entrare nel locale e vedere volti familiari è stato bello, diversi amici da salutare, tra i quali Massimo Moonchild, che non manca mai alla consolle in queste serate.
Non so perché, mi veniva in mente l’epoca di MySpace, sembra così lontana, ma in fondo era solo una manciata di anni fa. Periodo in cui si conoscevano le band musicali anche da lì, quando non era com’è adesso, e mi ricordo degli Infieri e del loro brano ipnotico, Silence, contenuto anche nella compilation Electa Via.
Gli Infieri non ci sono più ma alcuni componenti del gruppo fanno parte degli A Silent Noise che hanno aperto il concerto, come era già accaduto nel 2012 al Big Bang.
A Silent Noise Gli A silent noise suonano bene ed è sempre un piacere ascoltarli. Ormai l’apertura del concerto affidata a loro è un classico.
Un po’ prima di mezzanotte è cominciato il live dei Frozen Autumn con Before the storm.
Questa volta il concerto era a due, Diego e Froxeanne senza The Count ed è stato perfettamente bilanciato tra loro. Un brano cantato da lui, un brano cantato da lei. Ma la cosa più bella è che tutti i brani mi piacciono molto, quindi non ho avuto un solo istante di noia.
Frozen Autumn Roma Si sono alternati brani classici come Is everything real, Polar Plateau, This Time, Second Sight, brani piu recenti come Victory , Last Train, fino ai brani dell’ ultimo vinile del 2014, Lie in Wait: We’ll fly away, White on White, Your Touch…
Frozen Autumn Roma I concerti dei Frozen Autumn hanno un ritmo coinvolgente, e non si può resistere troppo tempo stando fermi. Wave elettronica che ha come marchio di fabbrica il ritmo dei sintetizzatori, a volte sognanti, a volte incalzanti, uniti alla presenza classic dark di Diego Merletto e alla voce, cristallina come il suo sguardo, di Arianna Froxeanne.
Frozen Autumn Roma Mi sono divertita come non mi accadeva da tempo, passano gli anni ma la musica rimane sempre il cuore pulsante della mia vita. Senza veramente non potrei vivere e i concerti sono un’espressione bellissima di questa meravigliosa arte. Mi rammarico solo di non averne visti molti negli ultimi tempi.
Frozen Autumn Roma La serata è stata dunque una di quelle da ricordare. Tra le altre cose sono tornata a casa anche con il cd dei Russian Rose, ma questa è un’altra storia…

Pubblicato in: libri, musica, nick drake, ricordi

Fuoco Sacro di Stefano Pistolini

imageGironzolando in libreria, l’altro giorno sono capitata davanti a questo libro e dopo pochi istanti ero già in fila alla cassa, impaziente di leggerlo.

Stefano Pistolini è l’autore del libro su Nick Drake intitolato Le provenienze dell’amore (ne avevo parlato su The Plans For Lilac Time, il blog dedicato a Nick Drake che ho gestito in un periodo in cui ero meno incasinata di adesso), ed è quindi un nome a me ben noto.
Ero molto curiosa di sapere su quali argomenti avesse scritto un romanzo.
Quando ho letto la trama, il viaggio a ritroso negli avvenimenti della giovinezza vissuta negli anni 70, con l’amico Marco (quasi un gemello, entrambi nati lo stesso giorno, coincidenza scoperta per caso) del quale il protagonista Stefano da tempo non ha più notizie, mi sono subito sentita attratta dalla storia e dalle sue prospettive.
Che fine abbia fatto Marco dopo tutti questi anni è un mistero. I diversi tentativi effettuati da Stefano per ritrovare qualche traccia dell’amico sul web, anche incrociando varie opzioni di ricerca non hanno portato risultati. Ed è veramente strano, oggi più o meno tutti lasciamo almeno una riga di notizie o informazioni su di noi disseminata nei meandri di internet.
L’unico riferimento – indiretto –  a Marco è una foto del Festival di Zerbo del 1972, tratta da un vecchio Ciao 2001, tra l’altro realmente presente sul sito che ho linkato.
(E qui realtà e romanzo si fondono, lasciando il dubbio di dove finisca la realtà e dove cominci la finzione).
Nel libro si parla anche del concerto dei Van Der Graaf Generator al Carta Vetrata di Bollate, anche questo evento reale e non inventato, e che diviene momento cruciale della vicenda.

Un’epoca in cui il corso delle cose aveva portato alla nascita di un legame di amicizia a tre, forte come solo in età giovanile possono essere questi legami, tra Marco, Stefano e una ragazza, Marta, divisi tra la vita quotidiana a Milano, le vacanze, la musica e le droghe. E le relazioni sfumate, un po’ come nel fim The Dreamers, anche se in maniera molto meno definita.

E’ importante sottolineare che Stefano non è in cerca di Marco per un attacco di nostalgia, a spingerlo è invece il desiderio di rivedere se stesso nel suo “gemello” perduto nel dipanarsi degli anni e della vita. Anche per trovare una conferma del sé di adesso negli occhi dell’altro, rimasti sempre quelli di un giovane nei ricordi di Stefano.

Sarà proprio Marta, ricomparsa dal lontano passato,  a prendere per mano Stefano e a condurlo verso la conclusione della sua ricerca, verso quella verità che porta con sé una rivelazione inattesa che cambierà per sempre la vita di Stefano.

E’ inutile sottolineare che le pagine che ho amato di più sono quelle in cui si parla del viaggio verso Milano con Five Leaves Left di Nick Drake come colonna sonora e la riflessione sui rimpianti della vita che si superano solo accettando le proprie responsabilità.

Un libro che consiglio a chi ha vissuto negli anni 70 e a chi ama la musica e le storie che scavano nei dolori dell’anima.

Pubblicato in: blog, canzoni, musica

1.Dancing with tears in my eyes

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In questi giorni sto leggendo My Tunes  – Come salvare il mondo una canzone alla volta – 77 canzoni e la vita che batte dentro il loro ritmo, di Maurizio Blatto, edito da Baldini e Castoldi. Il racconto di 77 canzoni mischiate a episodi della vita dell’autore, firma storica della rivista “Rumore“.

Chiaramente è un libro che mi piace moltissimo, si parla di diverse canzoni che hanno fatto parte della mia vita e accompagnato anche la mia adolescenza  (l’autore è poco più grande di me), e quindi ecco The Eternal dei Joy Division, Just Like Honey dei Jesus & Mary Chain, River Man di Nick Drake, The Killing Moon  degli Echo & The Bunnymen, per citarne alcune.

Mi sono chiesta, e le mie 77 canzoni quali sarebbero? Intanto dubito che riuscirei a fermarmi a 77…ma sarebbero molte di più. (Lo so, non ho mai avuto il dono della brevità 🙂 )

Allora ho pensato che parlare di una di queste canzoni una volta a settimana sarebbe una cosa carina per questo blog, che era nato ben 11 anni fa (il 28 maggio 2004 per la precisione, su Splinder, con un post che parlava di musica e con l’intento di diventare il mio luogo “dove avere spazio per scrivere di musica”). Tutto questo prima o meglio in concomitanza, ma io non lo sapevo, con l’incontro con il cancro,  e con la vita senza stomaco che stava per aprirsi davanti a me come un destino ineluttabile.

E allora da oggi proverò a riprendermi quello spazio musicale che tanto doveva essere protagonista di questo blog e che poi lo è stato al 50%, diviso in parti semi uguali con la mia esperienza di cancer blogger.

La canzone di oggi è Dancing with tears in my eyes degli Ultravox, uscita nel 1984, nell’album Lament  e il cui video era uno dei più drammatici tra quelli che giravano su Videomusic, appena nata proprio in quel periodo.
Il brano è pieno di pathos, la voce di Midge Ure è carica dell’angoscia generata da una fine imminente.
Ballando con le lacrime agli occhi, piangendo per i ricordi di una vita ormai andata.

E la ripetizione ossessiva, it’s over, it’s over.

Avevo 15 anni, ricordo i pomeriggi in camera, gli snack da sgranocchiare, e i video su Videomusic sempre accesa per non perdere i video preferiti (ai tempi era vera fantascienza pensare che un giorno ci sarebbe stato You Tube, dove tutti i video sono a disposizione in ogni momento). L’embrione della percezione che la musica mi avrebbe aperto un mondo, un nuovo percorso di vita come poi è stato. E anche se io non sono diventata una giornalista musicale, posso dire lo stesso che buon parte della mia vita è stata sicuramente molto influenzata dalla musica, dalle amicizie legate alla musica, dai viaggi per i festival, dai concerti che mi hanno dato lo stimolo per reagire anche quando avevo appena finito la chemioterapia.

Grandissimi Ultravox, peccato non sia disponibile il video ufficiale di questa canzone, con le immagini del terrore di una catastrofe nucleare imminente:

Ecco, questa è la prima canzone,

Pubblicato in: diario, film, musica

Oh, my fur and whiskers! I’m late, I’m late, I’m late! (said the Rabbit)

La domenica mattina è il momento migliore per rendersi conto di quanto si corra durante la settimana. Come il coniglio di Alice’s Adventures In Wonderland di Lewis Carroll non facciamo altro che correre tutto il giorno. Guardare l’orologio e pensare: mio Dio è tardi!!!  E accelerare i ritmi fino all’impossibile.

Clock fleur de lisEppure ci vuole un momento per noi stessi, bisogna prenderselo anche quando non si riesce.
Io ci sto provando adesso, ho lasciato da parte gli armadi da sistemare, le pulizie e le altre cose che andranno fatte prima di sera, ho finito di bere il mio tè e mi sono messa a cercare tra le canzoni sul mio pc qualcosa che mi aiuti a rallentare il ritmo.
Penso che oggi ascolterò molto Charlotte Gainsbourg. Lei è salita sul podio delle mie attrici preferite già da quando, tredicenne, aveva recitato ne L’Effrontée, fino alla stupendo ruolo da protagonista nel film Jane Eyre. Ora, dopo la bellissima interpretazione di una donna vittima di un esaurimento nervoso da stress da lavoro manageriale nel film Samba, lo è ancora di più.  (E il film è bellissimo…)

Buona domenica e buon relax, per oggi davvero sono bandite le corse. (Se ci riuscite).