Pubblicato in: amiche coraggiose, amicizie, felicità, oltreilcancro, passeggiate

A perfect day 

Sto rileggendo Vacanze all’isola dei gabbiani di Astrid Lindgren, penso per la decima volta, considerando le volte in cui l’ho letto da piccola.

Sul Kindle ho sottolineato le frasi che esortano a vivere ogni giorno della propria vita come se fosse l’ultimo, senza spendere troppo tempo a pensare ai problemi del futuro.

Ed è capitato che io leggessi queste frasi proprio dopo ieri, che per me è stata veramente una giornata perfetta in tutto.

Siamo stati a Roma dalla tarda mattinata per fare compagnia a ziaCris, e questo ci ha dato la possibilità di vivere la città da turisti, cosa che capita di rado.

Così prima abbiamo fatto un giro a Piazza Navona…

C’era caldo ma tutto sommato si stava bene, ogni tanto si alzava un po’ di vento fresco.

In allegra compagnia siamo andati a mangiare, poi ci hanno raggiunti Giorgia e Sten, e abbiamo fatto una passeggiata al Pincio. Siamo poi scesi verso la Barcaccia, ma purtroppo la scalinata di Piazza di Spagna è chiusa per restauro.

Ci siamo fermati alla galleria Alberto Sordi in via del Corso per rifocillarci un po’, poi siamo andati fino al Campidoglio e siamo saliti su un pullman turistico di quelli a modalità hop on hop off.

Per noi era bellissimo vedere Roma dall’alto, insolito e strano, ma molto piacevole.

Ed è un’esperienza particolare immedesimarsi nei turisti, per chi è abituato a vedere spesso questi scorci nella vita quotidiana.

Abbiamo voluto vivere la giornata all’insegna della massima libertà e avventura. Mentre i nostri amici sono scesi per andare in albergo, noi siamo rimasti sul pullman, e siamo passati davanti al Circo Massimo proprio mentre si stavano per aprire i cancelli del concerto di David Gilmour.

Questo ha creato però qualche problema di traffico nella zona e di colpo abbiamo realizzato che si stava facendo davvero troppo tardi. Siamo quindi tornati al Campidoglio, cercando di prendere qualche autobus per raggiungere via Veneto e tornare al parcheggio dove avevamo lasciato la nostra auto, ma non passava nessun mezzo pubblico che andasse nella nostra direzione. Alla fine abbiamo optato per una corsa in taxi, per raggiungere in tempo il parcheggio.

Poi c’è stata la corsa per andare a riprendere i nostri amici (dire corsa a Roma è un eufemismo, si passa più tempo nel traffico che altro…)

Ci siamo quindi diretti dall’altra parte della città per cenare e goderci in pace la partita dell’Italia contro la Germania.

La cena è stata piacevolissima, ricca di risate e commenti vari alla partita che, per motivi interni del ristorante, era priva di audio.

Purtroppo, come è noto la partita non è finita nei tempi classici e ci siamo trovati in auto con gli amici a vivere la tensione degli ultimi momenti, con i rigori per radio.

Poi ci siamo salutati e ci siamo diretti fuori Roma, verso casa.

Ho fatto scorta di risate e serenità totale. E quando penso che queste bellissime amicizie sono nate a causa del cancro, stento a credere che la malattia possa avermi regalato qualcosa di così bello.

È stato davvero un giorno perfetto. Non lo dimenticherò.

Pubblicato in: diario, passeggiate, passioni, pensieri

Questa sono io

Noquandoesi

Sono poco presente sul blog da quando ho finito di scrivere il libro, farlo uscire è stato un po’ come chiudere un cerchio. Adesso che è online anche il sito web del libro                                    www.lamiavitasenzastomaco.it
torno a occuparmi degli aspetti della vita normale, della quotidianità anche monotona, ma sempre da vivere.

Come il giro al Festival dell’Oriente che abbiamo fatto ieri, in mezzo a venti fortissimi e freddi, che nessuno si sarebbe aspettato.

Quest’anno il Festival era diverso rispetto all’anno scorso perché i padiglioni comprendevano anche Irlanda e America Latina.

E mentre passeggiavo in mezzo agli stand dell’America Latina, mi sono imbattuta in questo cartellone e ho sorriso. Sì, perché questa sono proprio io, questa frase mi appartiene. Io non sono una che si fa andare bene le cose, perché così devono andare, né seguo quello che fanno gli altri perché me lo devo far piacere.

Così mi rendo conto che la ragazzina di quindici anni, che se ne stava la notte in una stanza da sola ad ascoltare Radio Live Transmission, impazzendo per This is not a love song dei Pil, o per la stranissima The Top dei Cure, è sempre dentro di me nonostante il passare del tempo. E’ vero che ai tempi quest’attitudine mi costringeva anche alla solitudine, ma in fondo stavo bene così.
Il tempo è passato, ed è anche tanto, ma sono sempre io quella che preferisce fare scelte controcorrente per non andare contro i propri principi.
Non è presunzione, è semplicemente un modo di essere che porto con me sin dall’adolescenza.
Felice di constatare che in questo sono rimasta sempre la stessa.

A parte queste considerazioni,  ecco qualche altra immagine dal festival, soprattutto abiti:
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Pubblicato in: diario, passeggiate

L’anno scorso

L’anno scorso, di questi tempi, stavo riempiendo il mio blog di foto perché avevo deciso anche io di portare a termine la “sfida”  di postare 100 foto per raccontare 100 giorni di vita.

Quest’anno sono maggiormente preoccupata per una serie di situazioni che rendono pesanti le giornate. Tuttavia, non perdo la mia voglia di andare a fare passeggiate, quando mi è possibile.

Così sabato pomeriggio sul tardi abbiamo fatto un’incursione a Villa Borghese.

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Giusto il tempo per posare gli occhi su uno specchio d’acqua e per godersi un po’ di fresco all’ombra degli alberi.

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Girare intorno al laghetto e poi tornare indietro. Ma è davvero rilassante passeggiare in questo parco. E il verde e l’acqua mi hanno aiutata a tornare ad assaporare un po’ di pace e serenità, io e F. da soli. Ne avevamo proprio bisogno.

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A volte basta davvero qualche momento di distacco dalla routine quotidiana per ritrovare la cosa più bella che abbiamo, stare insieme, senza pensare ai problemi di nessun altro.

Pubblicato in: diario, passeggiate

A brand new life

Questi tre giorni di riposo, sono volati e già ci si avvicina al mood pre-lavorativo. Il tempo è stato molto brutto ovunque,

Solo oggi è stato possibile fare una passeggiata, ed è stata una buona occasione per andare a visitare angoli nascosti sempre belli da vedere.

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A volte questi scorci belli e pieni di luce quando splende il sole come oggi, danno modo anche di riflettere sulla vita, sui problemi che a volte frenano la libertà dei pensieri.

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 Così, mentre giravo nel cortile del Palazzo Doria Pamphilj ho capito due cose:

1) forse ho proprio bisogno di riorganizzare la mia vita, ridando spazio alle cose che preferisco fare, alle cose che mi fanno sentire bene e che ultimamente ho tralasciato sempre di più, presa da altri pensieri e preoccupazioni;

2) devo perdere il vizio di scattare foto con il cellulare (non so per quale motivo il cellulare che fino all’anno scorso scattava foto abbastanza decenti, ultimamente ha perso notevolmente qualità, nonostante io abbia preso una buona scheda Sd dove memorizzarle), del resto ho anche una bella macchinetta fotografica che mi ha regalato una cara amica, ma mi dimentico sempre di portarla!!!! (Che disastro).

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Sorvoliamo sul fatto che dopo un paio di ore di passeggiata, ho passato il pomeriggio a dormire come un sasso…
Ma forse è l’arrivo della primavera…(freddina per la verità…)

Comunque, sempre avanti verso una nuova vita, più leggera e più spensierata (speriamo).

Pubblicato in: passeggiate, streghe, viaggi

Passeggiata a Perugia

Sebbene mi sentissi molto stanca già dalla settimana precedente, sabato siamo andati a fare una bella passeggiata a Perugia.

Naturalmente mi è piaciuta tantissimo, mi sono fermata a osservare scorci bellissimi, anche se non ero in forma e ho fatto parecchia fatica.
Però si tratta sempre di luoghi che mi affascinano.
Sabato a Perugia c’era anche il blocco del traffico e siamo saliti su con la mini metro carinissima.

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E ogni angolo nascondeva meraviglie da fotografare, e da guardare a bocca aperta:
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Mi è piaciuto moltissimo scendere negli angoli più antichi della città

Poi in un angolo un tuffo al cuore, ho riconosciuto la strada che avevo immaginato (e non visto nella realtà) per il mio romanzo Figlie del Male, ed è emozionante scoprire che esiste una strada che corrisponde in pieno a quanto visto nella propria fantasia 🙂

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Fu in quell’istante che avvertì alle sue spalle un prolungato suono di clacson. Si girò e vide un’auto bianca, con al volante una ragazza dall’aspetto simpatico. Era bionda, con i capelli mossi e le labbra pronunciate. Stava sorridendo.

E sorrideva proprio a lei.
“Ehi, mi sembra che tu sia un po’ in difficoltà. Hai bisogno di aiuto? Vuoi un passaggio?”
Berenice si girò stupita. Chi era quella ragazza? Come mai era così gentile? Berenice era certa di non conoscerla. Però era vero che era molto stanca ed anche un po’ preoccupata.
Si lasciò quindi guidare dal senso di stanchezza e dalla fiducia verso quel volto sorridente. Salì in macchina.
“Grazie. Accetto il passaggio,” disse “sapresti indicarmi una pensione economica dove possa fermarmi per un paio di notti?”
La ragazza annuì.
“Sì, ne conosco una adatta. Se vuoi, ti ci porto. Tu non sei di Perugia, vero?”
“No, sono nata in Italia ma sono cresciuta in Inghilterra.”
“Non è difficile capirlo dal tuo accento…”
Berenice sorrise. Le venne un dubbio.
“Ma dimmi, come mai sei così gentile?”
“Beh, stavo andando a casa e ti ho vista trascinarti quella valigia. Siccome io odio portare pesi, mi hai fatto pena ed ho deciso di aiutarti. Ah, comunque io mi chiamo Chiara.”
“Okay, io mi chiamo Berenice. Grazie allora.”
Fecero un giro per alcune strade di Perugia, fino a che Chiara si fermò davanti ad una pensione. L’insegna era semi-cancellata, si leggeva solo Pensione …ola forse doveva essere Viola, ma Chiara assicurò a Berenice che era un buon posto.
“Qui ti tratteranno bene, vedrai. I gestori sono brava gente.”
“Grazie, Chiara” disse Berenice e diede un’occhiata al cielo. Ora il buio era proprio quello delle notti più oscure e dal vento che scompigliava i capelli delle due ragazze, era chiaro che presto avrebbe anche piovuto.
Prima di salutarla, Berenice pensò di chiedere a Chiara il suo numero di telefono, nel caso si fosse trovata di nuovo ad aver bisogno di qualcuno che potesse darle una mano.
Fece quindi per pronunciare le parole con cui aveva intenzione di formulare la domanda, quando si accorse che qualcosa era cambiato nello sguardo di Chiara. I suoi occhi avevano assunto un’espressione molto cupa. Sembrava di colpo cattiva… possibile? O era Berenice che ormai stava iniziando a vedere il male ovunque?
La ragazza era già salita in macchina e si stava accingendo a ripartire. Prima, però, tirò giù il finestrino dal lato del passeggero e urlò una frase a Berenice. Parole che le fecero gelare il sangue. Disse:
“Berenice, la soluzione a quello che da tempo stai cercando è nel cimitero Monumentale…”
Mise in moto e ripartì all’istante.
Berenice rimase lì impietrita.

da Figlie del Male  http://www.amazon.it/dp/B00GPRPBNS 
Spero veramente di poter tornare a Perugia quando avrò un po’ più di forze. Ne varrà sicuramente la pena…

Pubblicato in: passeggiate, viaggi, watching the world

Vertigini

Questo è il racconto di un weekend nel quale, per ben due volte ho provato uno strano senso di vertigine che, se da una parte quasi mi ha spaventato, dall’altra parte mi ha fatto capire una volta di più quanto sia incredibile il mondo che ci circonda…

Ieri siamo andati  a fare una gita a Civita di Bagnoregio, e ci siamo inerpicati su fino al borgo. Abbiamo probabilmente scelto la giornata sbagliata, perché c’era un vento fortissimo lungo la stradina che a piedi conduce fino su, tanto che sembrava di dover volare via assieme al vento freddo.

Civita di Bagnoregio

Quando siamo arrivati su, mi sono dovuta fermare perché mi girava forte la testa, ma dopo poco mi sono ripresa, e ho potuto godermi la bellezza del luogo, e la solitudine di un borgo dove vivono solo 12 persone (cit. Wikipedia)

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Una passeggiata, tra i mille gatti che si trovano da tutte le parti, tra le case, il pozzo e il belvedere è servita a riscaldarci, nonostante il freddo, e i raggi di sole che arrivavano tra finestre e archi hanno completato l’atmosfera, già così particolare, di questo luogo magico.

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Al momento di ritornare giù si scende con un po’ di dispiacere, si vorrebbe restare molto tempo, ma si va via con la sicurezza che prima o si ritornerà qui…

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Oggi invece, tornando a casa, ci siamo fermati al Parco dei Mostri di Bomarzo e anche qui abbiamo vissuto un’esperienza molto particolare.

La cosa che più mi ha colpita è questa casa, La Casa Pendente.

casa pendente

Da fuori si vede solamente una casa storta, ma quando si entra (e da dentro sembra una casa normale), si vive un’esperienza davvero stranissima, di colpo arriva una vertigine fortissima e non si riesce a stare perfettamente in equilibrio.

Confesso che sono uscita subito, un po’ perché avevo la sensazione di svenire un po’ perché mi ricordava l’inquietante casa del finale di The Blair Witch Project, un film che ai tempi mi colpì moltissimo.

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A parte la casa, è comunque sempre molto emozionante camminare tra i vari massi scolpiti con forme e simbologie inquietanti.

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Che dire di questo drago?

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E di questa maschera molto particolare?
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Nel parco ci sono anche angoli meno spaventosi e dove comunque si può godere del verde e di bellissimi panorami.

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Posso dirmi veramente felice di questo weekend, forse se anche le temperature fossero state da primavera, sarebbe stato un po’ meglio 🙂 Ma alla fine va bene così!

Pubblicato in: amicizie, felicità, musica, passeggiate

Quelle giornate che…

Ieri è stata una di quelle giornate che…
…esci di casa la mattina presto per andare a sbrigare delle commissioni (e comprare le arance della salute dell’Airc, cosa da non dimenticare), ma le file, specie alle Poste sono più lunghe del previsto e ci passi un paio di ore, tempo però ben speso per una telefonata con un’amica per un bel progetto da portare a termine.
… visto che si è fatto tardi, riprendiamoci un po’andando a mangiare qualcosa di buono, è sabato e abbiamo tempo, così andiamo in un posto che amiamo molto, e … incontriamo un amico e ci facciamo una chiacchierata veloce, ma gradita 🙂
… visto che tanto siamo a Roma perché non approfittare per fare un giretto e prendere un caffè al bar (e magari riposare un pochino…)? (E così passano un paio di ore…)
… visto che tanto siamo a Roma perché non ci allunghiamo in via Adrovandi, a vedere un mio amico che suona nello spettacolo commemorativo dei martiri sardi delle Fosse Ardeatine Es Torrende Su Beranu?

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…e perché finito il concerto non restiamo a fare una chiacchierata?
Morale della favola, siamo tornati a casa alle 21.30, e ancora dovevamo cenare… 🙂
Non si può dire che sia stata una giornata noiosa…anzi. Uscire la mattina e tornare la sera non capita spesso…
Quelle giornate che… hai fatto tante cose e il giorno dopo sei a pezzi dalla stanchezza, ma non importa. Davvero, non importa.