Passeggiando a Roma

Capita,in un pomeriggio assolato di un sabato, di andare a fare una passeggiata per le vie del centro di Roma, e di provare a guardarsi intorno con occhi diversi. Di scoprire la facciata metà in ombra della Chiesa della Maddalena.

Di proseguire poi, in mezzo ai turisti, per Piazza Navona.

Di giocare a riscoprire la città.

La giornata è stupenda e si possono scorgere dettagli magari visti sempre con troppa fretta. Fermarsi alla Fontana dei Quattro Fiumi del Bernini.

Proseguire poi entrando nella chiesa di Sant’Agnese in Agone.  Ho realizzato infatti che ci sono tante chiese di Roma che ho sempre visto solo da fuori e voglio invece approfondire.

E sinceramente entrando si resta proprio a occhi aperti.

Basta poco per fare di un sabato una giornata bellissima, per me è sufficiente andare a fare una passeggiata a Roma. Davvero non è poco… Sono fortunata a vivere non troppo distante.

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Opera Bosco, magia e atmosfera

Ieri ho deciso di trascorrere la tradizionale gita di Pasquetta in un modo abbastanza particolare. Avevo voglia di godermi una giornata all’aperto, desiderio un po’ di tutti quando torna ad affacciarsi il sole, ma anche di fare qualcosa di diverso. Ne ho approfittato quindi per andare a vistare l’Opera Bosco, un sito davvero affascinante, in località Colle nella forra della valle del Treja, vicino a Calcata (VT).

Si tratta di un museo all’aperto, con installazioni naturali, disseminate in due ettari di bosco, che incuriosiscono molto. Sono opere che spesso si rigenerano, essendo create con materiali naturali hanno una propria vita destinata a finire, per rinascere poi in altra forma.

Tema spesso ricorrente in queste opere è il trono, declinato in varie forme. Per un’amante di un certo tipo di musica come me, la suggestione più forte era quella di ritrovarmi nelle atmosfere del disco Animi Aegritudo degli Ordo Equitum Solis, la cui copertina raffigura una donna in abito rosso seduta su un trono in un bosco, coincidenza che mi faceva sentire ancor di più a mio agio in un luogo così particolare.

Qui sotto la parte con la stanza ricreata con il tufo, che fornisce la sensazione di uno spazio circoscritto in un’area senza confini come può essere quella di un bosco.

Quest’opera invece si chiama Il trono di Sisifo e certo lo sforzo di Sisifo è reso bene dalla figura antropomorfa ricreata a effetto.

Purtroppo non è stato possibile fotografare tutte le opere esposte e tutte le parti più suggestive, a causa del percorso abbastanza impervio, tanto che all’inizio della visita guidata si viene riforniti di bastone. Ci si guarda stupiti, ma quando si inizia la discesa nel bosco si capisce che senza sarebbe impossibile procedere.

A onor del vero, non mi aspettavo che il percorso fosse così difficile, sentieri stretti e punti in cui per salire e scendere puoi solo fare forza sul bastone e sui rami intorno, per non scivolare giù lungo il dirupo e finire chissà dove. Ma se si ama un pizzico di avventura, e si vive costantemente con la curiosità delle cose come vivo io, questo non deve essere un freno.
Piccola nota, sono orgogliosa delle cose che riesco a fare senza stomaco, anche percorsi di trekking come questo, sebbene nell’ultimo tratto in salita al rientro, mi sia dovuta fermare un po’ perché mi girava la testa e avevo un senso di mancamento. Ma queste cose me le aspetto, fanno parte degli ostacoli di percorso quotidiani nella mia vita.
Poi ci si trova davanti cose particolari come questo nido gigante, a grandezza dinosauro…

Oppure questo sasso su un masso in una radura che dà l’idea di un tempio segreto a chissà quale divinità della Natura.


Meraviglia anche trovare un verde così intenso e zone quasi interamente fiorite.


Ogni angolo nascondeva spettacoli per gli occhi e forniva sensazioni positive di estraniamento dal mondo circostante. Girare in un bosco così grande è stato davvero bello.

Per concludere ci siamo fermati davanti al teatro di Pan (e io pensavo a Message to Pan degli Ordo Equitum Solis, leit motiv della visita). Qui, in questa gradinata naturale, di tanto in tanto vengono tenuti concerti di musica barocca, ecc. fino al tramonto (Ho provato invidia nel sentirlo raccontare, dev’essere molto bello davvero).


Opera Bosco è un’idea degli artisti Anne Demijttenaere e Costantino Morosin.

Un periodo positivo

Sono davvero contenta di poter raccontare che il 2018 è iniziato molto bene per me.

La mia positività parte principalmente da uno stato mentale, da una grande voglia di lasciare da parte alcuni problemi e di interessarmi soprattutto del qui e ora.Questo è dovuto anche al periodo delle vacanze natalizie trascorso a Milano. Pochi giorni che mi hanno consentito di rivedere tante persone amiche conosciute per motivi diversi. Ma con tutte sono stata benissimo e non ne avevo dubbi.Non poteva mancare anche una giornata da trascorrere a Milano con Cris, Fabio e la Tata. Peccato per l’assenza di un’altra cara amica che non vedevo l’ora di rivedere. Invece non è stato possibile, beh alla prossima…E mi sono trovata in una magia di colori bellissimi. Come al solito, vorrei trascorrere più giorni a Milano, andare in giro a scoprire i tanti nuovi aspetti della città, ma non riesco mai. Però mi godo gli angoli già ben noti.Sarà stata forse proprio questa vacanza a farmi tornare alla routine quotidiana con una marcia in più.Era da tanto che non sentivo questa grande voglia di fare, di mettere in atto progetti da realizzare concretamente. Ma adesso mi sento così e vorrei giornate lunghe e ricche di tante cose belle da fare.Il nuovo anno è ancora tutto da scrivere ma sono estremamente felice che sia partito così bene.Spero che questa sensazione di pace e di grande carica interiore possa durare a lungo. Buon 2018 a tutti!

Un giorno da favola

Assaporando un sabato di ottobre che assomigliava tanto a uno di maggio, visitando un luogo neanche troppo lontano ma mai esplorato a fondo prima di questo momento, sono riuscita a vivere un giorno da favola.

Uno di quei momenti in cui il sole, la temperatura mite, il vento gradevole e la persona amata accanto, rendono la felicità realmente tangibile.

Avrei voluto che le ore non passassero mai.

Sono stata seduta su uno scoglio a scrivere e ad ascoltare la mia musica preferita per quasi un’ora, con le onde del mare e la gente che si godeva il sole intorno.
Ho scelto alcune foto da pubblicare qui per ricordarmi di questo momento anche in futuro. Perché i giorni così belli si contano sulle dita di una mano  e sono veramente felice di avere vissuto una giornata perfetta.


Per chi fosse curioso di conoscere di quale luogo si tratta, è Civitavecchia,  che non è solo il porto dal quale partono i traghetti e le navi per il quale è nota. C’è anche un bellissimo lungomare con una grande area pedonale e tante panchine dove rilassarsi godendosi la vista del mare. 


Nella parte più a sud, la zona chiamata Pirgo, si trova un’area con una stradina ricca di ristoranti e bar dove godersi i momenti di relax in compagnia.


Mi ha ricordato un po’ Barcellona e la zona della Barceloneta. Che nostalgia…

Un ultimo  commento lo riservo alla bellezza dell’acqua così cristallina e trasparente. Davvero bellissima.

Due cani

Venerdì ho passato una giornata al lago, un lago che adoro e dove sono già stata diverse volte. Era una giornata ventosa e le acque del lago erano mosse, le onde impetuose, le acque agitate.

A un certo punto, mentre eravamo sul pontile sono arrivati alcuni uomini con due cani di razza tedesca di taglia grande. I due cani erano sfrenati, non si tenevano più per l’eccitazione nel trovarsi di fronte all’acqua, alle onde. Quello che mi ha colpita, è stato il loro comportamento, notevolmente differente proprio per il diverso temperamento dei due animali.

Il primo ha sceso gli scalini che portavano direttamente in acqua e ha immerso il muso nelle onde, mordendole come per fermarle, giocandoci allegramente.

L’altro si è fermato sul pontile, abbaiava e scodinzolava, guardando l’acqua da un punto più riparato. 

Dopo un po’, cani e padroni si sono spostati in una insenatura dove era più facile scendere direttamente in acqua.

Il primo cane ne ha approfittato e si è immerso ancora di più, con il muso tutto nell’acqua a giocare di nuovo con le onde.

Il secondo ha fatto due passi in avanti, quasi tentato dal pensiero di scendere ugualmente in acqua, poi però ha fatto  tre passi indietro e si è posizionato più su per guardare l’acqua e abbaiare in un posto sicuro.

Ho pensato a quanto mi sentissi simile al secondo cane. Nella vita sono sempre stata con tanta voglia di fare le cose che mi piacciono, ma sempre con un freno interiore dettato da tante circostanze della mia esistenza, che hanno forgiato il mio carattere.

Eppure proprio l’esperienza della malattia mi ha insegnato che la vita va assaporata intensamente e non a piccoli sorsi o stando sulla soglia. 

E mi viene in mente L’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters, con l’epitaffio di Francis Turner:

“Io non potevo correre né giocare/ quando ero ragazzo./ Quando fui uomo, potei solo sorseggiare/ alla coppa, non bere../perché la scarlattina mi aveva lasciato/ il cuore malato.”

E mi rendo conto che non è cosi che bisogna vivere, si deve invece vivere intensamente, assaporando ogni emozione.

Per me può essere un buon proposito da non dimenticare mai.

A perfect day 

Sto rileggendo Vacanze all’isola dei gabbiani di Astrid Lindgren, penso per la decima volta, considerando le volte in cui l’ho letto da piccola.

Sul Kindle ho sottolineato le frasi che esortano a vivere ogni giorno della propria vita come se fosse l’ultimo, senza spendere troppo tempo a pensare ai problemi del futuro.

Ed è capitato che io leggessi queste frasi proprio dopo ieri, che per me è stata veramente una giornata perfetta in tutto.

Siamo stati a Roma dalla tarda mattinata per fare compagnia a ziaCris, e questo ci ha dato la possibilità di vivere la città da turisti, cosa che capita di rado.

Così prima abbiamo fatto un giro a Piazza Navona…

C’era caldo ma tutto sommato si stava bene, ogni tanto si alzava un po’ di vento fresco.

In allegra compagnia siamo andati a mangiare, poi ci hanno raggiunti Giorgia e Sten, e abbiamo fatto una passeggiata al Pincio. Siamo poi scesi verso la Barcaccia, ma purtroppo la scalinata di Piazza di Spagna è chiusa per restauro.

Ci siamo fermati alla galleria Alberto Sordi in via del Corso per rifocillarci un po’, poi siamo andati fino al Campidoglio e siamo saliti su un pullman turistico di quelli a modalità hop on hop off.

Per noi era bellissimo vedere Roma dall’alto, insolito e strano, ma molto piacevole.

Ed è un’esperienza particolare immedesimarsi nei turisti, per chi è abituato a vedere spesso questi scorci nella vita quotidiana.

Abbiamo voluto vivere la giornata all’insegna della massima libertà e avventura. Mentre i nostri amici sono scesi per andare in albergo, noi siamo rimasti sul pullman, e siamo passati davanti al Circo Massimo proprio mentre si stavano per aprire i cancelli del concerto di David Gilmour.

Questo ha creato però qualche problema di traffico nella zona e di colpo abbiamo realizzato che si stava facendo davvero troppo tardi. Siamo quindi tornati al Campidoglio, cercando di prendere qualche autobus per raggiungere via Veneto e tornare al parcheggio dove avevamo lasciato la nostra auto, ma non passava nessun mezzo pubblico che andasse nella nostra direzione. Alla fine abbiamo optato per una corsa in taxi, per raggiungere in tempo il parcheggio.

Poi c’è stata la corsa per andare a riprendere i nostri amici (dire corsa a Roma è un eufemismo, si passa più tempo nel traffico che altro…)

Ci siamo quindi diretti dall’altra parte della città per cenare e goderci in pace la partita dell’Italia contro la Germania.

La cena è stata piacevolissima, ricca di risate e commenti vari alla partita che, per motivi interni del ristorante, era priva di audio.

Purtroppo, come è noto la partita non è finita nei tempi classici e ci siamo trovati in auto con gli amici a vivere la tensione degli ultimi momenti, con i rigori per radio.

Poi ci siamo salutati e ci siamo diretti fuori Roma, verso casa.

Ho fatto scorta di risate e serenità totale. E quando penso che queste bellissime amicizie sono nate a causa del cancro, stento a credere che la malattia possa avermi regalato qualcosa di così bello.

È stato davvero un giorno perfetto. Non lo dimenticherò.

Questa sono io

Noquandoesi

Sono poco presente sul blog da quando ho finito di scrivere il libro, farlo uscire è stato un po’ come chiudere un cerchio. Adesso che è online anche il sito web del libro                                    www.lamiavitasenzastomaco.it
torno a occuparmi degli aspetti della vita normale, della quotidianità anche monotona, ma sempre da vivere.

Come il giro al Festival dell’Oriente che abbiamo fatto ieri, in mezzo a venti fortissimi e freddi, che nessuno si sarebbe aspettato.

Quest’anno il Festival era diverso rispetto all’anno scorso perché i padiglioni comprendevano anche Irlanda e America Latina.

E mentre passeggiavo in mezzo agli stand dell’America Latina, mi sono imbattuta in questo cartellone e ho sorriso. Sì, perché questa sono proprio io, questa frase mi appartiene. Io non sono una che si fa andare bene le cose, perché così devono andare, né seguo quello che fanno gli altri perché me lo devo far piacere.

Così mi rendo conto che la ragazzina di quindici anni, che se ne stava la notte in una stanza da sola ad ascoltare Radio Live Transmission, impazzendo per This is not a love song dei Pil, o per la stranissima The Top dei Cure, è sempre dentro di me nonostante il passare del tempo. E’ vero che ai tempi quest’attitudine mi costringeva anche alla solitudine, ma in fondo stavo bene così.
Il tempo è passato, ed è anche tanto, ma sono sempre io quella che preferisce fare scelte controcorrente per non andare contro i propri principi.
Non è presunzione, è semplicemente un modo di essere che porto con me sin dall’adolescenza.
Felice di constatare che in questo sono rimasta sempre la stessa.

A parte queste considerazioni,  ecco qualche altra immagine dal festival, soprattutto abiti:
Jpeg

Jpeg

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