Pubblicato in: passeggiate, pensieri, riflessioni, viaggi, watching the world

Due cani

Venerdì ho passato una giornata al lago, un lago che adoro e dove sono già stata diverse volte. Era una giornata ventosa e le acque del lago erano mosse, le onde impetuose, le acque agitate.

A un certo punto, mentre eravamo sul pontile sono arrivati alcuni uomini con due cani di razza tedesca di taglia grande. I due cani erano sfrenati, non si tenevano più per l’eccitazione nel trovarsi di fronte all’acqua, alle onde. Quello che mi ha colpita, è stato il loro comportamento, notevolmente differente proprio per il diverso temperamento dei due animali.

Il primo ha sceso gli scalini che portavano direttamente in acqua e ha immerso il muso nelle onde, mordendole come per fermarle, giocandoci allegramente.

L’altro si è fermato sul pontile, abbaiava e scodinzolava, guardando l’acqua da un punto più riparato. 

Dopo un po’, cani e padroni si sono spostati in una insenatura dove era più facile scendere direttamente in acqua.

Il primo cane ne ha approfittato e si è immerso ancora di più, con il muso tutto nell’acqua a giocare di nuovo con le onde.

Il secondo ha fatto due passi in avanti, quasi tentato dal pensiero di scendere ugualmente in acqua, poi però ha fatto  tre passi indietro e si è posizionato più su per guardare l’acqua e abbaiare in un posto sicuro.

Ho pensato a quanto mi sentissi simile al secondo cane. Nella vita sono sempre stata con tanta voglia di fare le cose che mi piacciono, ma sempre con un freno interiore dettato da tante circostanze della mia esistenza, che hanno forgiato il mio carattere.

Eppure proprio l’esperienza della malattia mi ha insegnato che la vita va assaporata intensamente e non a piccoli sorsi o stando sulla soglia. 

E mi viene in mente L’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters, con l’epitaffio di Francis Turner:

“Io non potevo correre né giocare/ quando ero ragazzo./ Quando fui uomo, potei solo sorseggiare/ alla coppa, non bere../perché la scarlattina mi aveva lasciato/ il cuore malato.”

E mi rendo conto che non è cosi che bisogna vivere, si deve invece vivere intensamente, assaporando ogni emozione.

Per me può essere un buon proposito da non dimenticare mai.

Pubblicato in: diario, pensieri, ricordi, riflessioni

A pensarci adesso

Qualche settimana fa mi è capitato di parlare con una persona conosciuta da poco, raccontando episodi accaduti nel mio passato, mettendo insieme scene e frammenti di momenti che mi tengo nel cuore.

È stato solo parlandone, che mi sono resa conto di quanto momenti speciali ci siano stati nella mia vita fino ad ora.

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I tanti viaggi, i treni presi, la musica, i piccoli e grandi episodi ad essa legati. Le emozioni di gente conosciuta per caso che poi è entrata stabilmente a far parte della mia vita.

Gli episodi della vita quotidiana che poi sono rimasti scolpiti nella mia mente. Ricordi anche banali come quella sera in cui andai a comprare Ragazza In nel 1983 e ci trovai in copertina Boy George con un vestito variopinto e quell’episodio contribuì non poco a far nascere il mio amore per la musica.

È strano forse provare emozione per le cose vissute nella propria vita, ma forse è anche normale quando si sono vissute cose belle.

La sfida poi è tenere a mente la grande gioia e intensità di sensazioni provate in quei momenti per riportarla nei giorni del presente. Perché è bello avere ricordi ma la vita ce la dobbiamo costruire giorno per giorno. 

Mi sono accorta che ripensare a quante cose belle fortunatamente ho potuto fare nella mia vita è stato per me una sorta di forza propulsiva per cercare di non adagiarmi nella comoda routine della vita quotidiana.

Il bello è poter dire ogni giorno oggi sono riuscita a fare qualcosa di bello. È già importante anche solo provarci. Tenere a mente che possiamo essere felici per cose che sul momento sembrano banali ma che sono invece come piccoli mattoni che costruiscono la splendida vita che vogliamo.

E saranno questi gli episodi, i momenti che, dopo qualche anno, ci sembreranno perfino più speciali di quando li abbiamo vissuti. Posso dire che sono impaziente di viverne ancora.

Pubblicato in: conseguenze gastrectomia totale, ospedali, pensieri, vivere senza stomaco

Pensare

L’altra notte ho avuto un problema. Mi sono svegliata con dei dolori che hanno richiesto una capatina al Pronto Soccorso.

Alle 3 del mattino siamo andati e mi hanno somministrato antidolorifici per flebo. Forse potrei sorvolare sul fatto che sono rimasta da sola in una sala d’attesa trasformata in sala flebo del tutto rimediata, con un’igiene abbastanza discutibile. Seduta su una sedia sono stata in quasi completa solitudine per 4 ore attaccata a una flebo, con un braccio poggiato su un tavolo, in una posizione totalmente scomoda.

Quattro ore di notte sono tante. Non avevo il cellulare inizialmente, quindi da sola non ho potuto fare altro che pensare. (Oltre a leggere due manifesti attaccati sul muro, uno sulla donazione degli organi, l’altro su uno sportello donna).

Così ho pensato, al passato che ormai è davvero passato, quando l’ospedale lo vedevo una volta a settimana per la chemio, alla fortuna di esserci ancora nonostante tanti piccoli problemi. Al lavoro quotidiano di chi lavora in un pronto soccorso, mentre noi riposiamo nei nostri letti. Alla Sanità che va sempre peggio, da frequentatrice seriale del pronto soccorso, è stata la prima volta che mi sono trovata così male, sebbene per fortuna alla fine il problema si sia risolto.

Ho pensato a come sarà difficoltoso se mai mi ricapiterà di tornare ad essere ricoverata, gestire i digiuni e la mia necessità di mangiare ogni 2 ore, con i frequenti cali di zuccheri.

Ho pensato anche a come cambiano le cose nel passaggio dalla notte al giorno. Dal silenzio relativo delle prime ore dell’alba, al riprendere delle attività del mattino.
Gli infermieri che hanno chiamato il bar per farsi portare la colazione, i medici del primo turno che iniziavano ad arrivare, gli inservienti, la radiologia nei cui pressi ero stata “parcheggiata” che cominciava ad animarsi con i primi pazienti, liberi il torace, trattenga il respiro. E io sempre lì.

Alla fine alle 8 mi hanno lasciata andare a casa, con qualche giorno di riposo e una terapia come prescrizione.

Seguirò alla lettera quanto mi è stato prescritto, farò tesoro di questi giorni di sospensione delle attività, ma poi di nuovo in pista, non ho voglia di fermarmi, continuo sempre a sentire dentro di me “l’ansia di vivere” e di fare tante cose, che ci sia il sole, la pioggia o le nuvole nere, non importa. Che poi in fondo io mi sento più un tipo autunnale che estivo. 🙂 E quindi ora inizia il periodo che mi piace, non me lo posso perdere!

Pubblicato in: diario, pensieri, watching the world

Select * from …

Quando, oltre un decennio fa ho studiato e lavorato nell’informatica, utilizzavo molto l’Sql, un linguaggio che consente di estrapolare dei dati da delle tabelle, secondo le richieste effettuate dal sistema, sulla base dei dati che è necessario ottenere.

Spesso si usa questa istruzione: select x,y,z from “nome tabella”, group by x.
“Group by” rappresenta il criterio di raggruppamento dei dati raccolti.

A volte penso che questa istruzione si possa utilizzare anche nella vita.
Seleziona (dalla tua vita) i giorni (felici) group by topic (argomento), es. i giorni felici per i concerti, i giorni felici per i viaggi, i giorni felici per le ore passate in compagnia, i giorni felici per l’amore, i giorni felici perché tutto sembra andare bene, i giorni felici per aver letto un bel libro.

Spesso ci si accorge che questi giorni in realtà sono rari, stravolti e soffocati dalle giornate in cui i problemi prevalgono, in cui non si fa in tempo a tirare il fiato che subito arriva qualcosa di nuovo da affrontare.

Io mi sforzo, giorno dopo giorno, di trovare qualcosa di bello prima che arrivi la sera, di non lasciarmi sopraffare da cattivi pensieri, da tristezze trasversali, da stanchezze cui spesso è facile arrendersi.

Ogni mattina il mio primo pensiero è: devo trovare qualcosa da ricordare in ogni giornata, devo mettercela tutta. E siccome la felicità non è mai scontata, la cerco sempre nelle piccole cose.

Come ad esempio una collana su una maglietta che mi piace, e che parla di me.
(Piccole bugie che mi racconto nei giorni in cui mi sento un po’ meno grintosa, diciamo così).

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O il ricordo di una giornata al lago, e niente mi lascia più tranquillità dentro che andare in giro per laghi.
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Pubblicato in: cancro, cancro allo stomaco, conseguenze gastrectomia totale, pensieri, vivere senza stomaco

Sbatterci contro

Sorriso, serenità, voglia di vivere. Sono parole che difficilmente mancano sul mio blog. In tutti questi anni infatti mi sono sempre sforzata di vedere il lato positivo delle cose.

Poi capita di mettersi a riflettere sulle cose fatte nella vita e di realizzare con la stessa violenta irruenza di un treno in transito, a quanto la malattia abbia influenzato fortemente gli ultimi dodici anni della mia vita.

Da una parte c’è stata la lotta per vivere, gli sforzi per riprendermi, i traguardi vinti ogni giorno.

Dall’altro ci sono state le occasioni perse, le possibilità sprecate, su alcuni aspetti essere quella che non avrei voluto essere, ed esserlo per forza di cose.

Mentre io lottavo per essere viva e per tornare a vivere una vita normale, il mondo intorno a me continuava ad esistere, storie, esperienze, vita. Lavoro, relax la sera, uscite con gli amici, mostre, musei, vacanze. E io respiravo paura (a volte  in maniera manifesta, altre volte perfino in modo inconsapevole) in ogni secondo del giorno e della notte.

photo-1429198739803-7db875882052Questo è pensare al cancro e sbatterci contro violentemente. E certo non sono una che sta a rimuginare sempre su queste cose, ma chissà, mi chiedo, chissà se esiste il mondo parallelo delle cose che avrebbero potuto essere e non sono state (ma solo quelle positive intendo). Beh, perché se esiste, mi piacerebbe tanto visitarlo, almeno una volta.
Passeggiare sulle mie orme, nella vita che avrei potuto vivere, ma invece non ho potuto per colpa del cancro.

Pubblicato in: diario, passeggiate, passioni, pensieri

Questa sono io

Noquandoesi

Sono poco presente sul blog da quando ho finito di scrivere il libro, farlo uscire è stato un po’ come chiudere un cerchio. Adesso che è online anche il sito web del libro                                    www.lamiavitasenzastomaco.it
torno a occuparmi degli aspetti della vita normale, della quotidianità anche monotona, ma sempre da vivere.

Come il giro al Festival dell’Oriente che abbiamo fatto ieri, in mezzo a venti fortissimi e freddi, che nessuno si sarebbe aspettato.

Quest’anno il Festival era diverso rispetto all’anno scorso perché i padiglioni comprendevano anche Irlanda e America Latina.

E mentre passeggiavo in mezzo agli stand dell’America Latina, mi sono imbattuta in questo cartellone e ho sorriso. Sì, perché questa sono proprio io, questa frase mi appartiene. Io non sono una che si fa andare bene le cose, perché così devono andare, né seguo quello che fanno gli altri perché me lo devo far piacere.

Così mi rendo conto che la ragazzina di quindici anni, che se ne stava la notte in una stanza da sola ad ascoltare Radio Live Transmission, impazzendo per This is not a love song dei Pil, o per la stranissima The Top dei Cure, è sempre dentro di me nonostante il passare del tempo. E’ vero che ai tempi quest’attitudine mi costringeva anche alla solitudine, ma in fondo stavo bene così.
Il tempo è passato, ed è anche tanto, ma sono sempre io quella che preferisce fare scelte controcorrente per non andare contro i propri principi.
Non è presunzione, è semplicemente un modo di essere che porto con me sin dall’adolescenza.
Felice di constatare che in questo sono rimasta sempre la stessa.

A parte queste considerazioni,  ecco qualche altra immagine dal festival, soprattutto abiti:
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Pubblicato in: diario, i miei libri, passioni, pensieri, progetti

Tracciando percorsi per il nuovo anno

Non sarà una cosa molto originale, ma sono questi i giorni in cui si pensa a qualche progetto e proposito per il nuovo anno, ed eccomi qui.
Posto che il 2015 è stato un anno veramente demme…xxx, come avrebbe detto la cara Wide, non rimane che pensare e sperare in qualcosa di meglio per il 2016.
Io ho bisogno di riscrivere i miei percorsi, di porre ordine nella scrivania virtuale della mia vita. Ho bisogno di riprendere possesso della mia esistenza, troppo complicata nell’ultimo periodo.
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Mi è necessario fin da ora ripensare le cose che dovranno avere la precedenza, e sono: la vita con mio marito, che è sempre la cosa più bella che ho e la voglia di scrivere che da sempre fa parte di me, e ci sono almeno tre storie iniziate che voglio portare a termine.
(A proposito, sono felice perché tra i miei libri, Viola e Nero continua a vendere copie quasi ogni giorno su Amazon, e per me è una bella soddisfazione, che mi stimola a portare avanti la mia passione per la scrittura).
Ho deciso anche di porre definitivamente la pietra tombale sulla questione che tanto mi ha fatta soffrire quest’anno. Sono forte e troverò sempre un modo per guardare avanti ugualmente, sapendo che nel mio cuore io ho sempre avuto intenzioni disinteressate e sincere. Non mi mancano certo le idee per andare oltre.
Compatibilmente con la situazione familiare cercherò di trovare sempre spazi per quei giorni in cui si prepara una valigia al volo e si va via.
Sono sempre i momenti che amo di più.
E ne ho bisogno, tanto.
Insomma spero che nel 2016 ci sarà tempo per uscire dal buio, e tornare vicino a una luce calda, a una vita un po’ più a colori di quella vissuta quest’anno.
E poi l’ho già scritto, vero, che gli anni pari mi sono più simpatici? 🙂