Pubblicato in: diario, i miei libri, scrittura

Un viaggio immaginario in Bretagna

In quest’ultimo periodo mi sono rifugiata in una sorta di viaggio immaginario in Bretagna. Una serie di letture mi hanno portata a interessarmi di questa musica e di questa cultura, che mi sta anche fornendo ispirazioni per continuare un progetto di scrittura iniziato da tempo.

Ho scoperto che immergersi in questa musica fa molto bene all’anima e trasporta in uno stato ideale per l’esplorazione dei sentimenti e delle emozioni. La cosa di cui avevo proprio bisogno in questo periodo.

Non aggiungo altro e lascio parlare questo bellissimo brano, che rientra sempre nelle mie playlist quotidiane.

 

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Pubblicato in: diario, fields of the nephilim, mornington crescent, musica, scrittura

Paradise Regained

Ho sempre adorato questo brano dei Fields of the Nephilim. L’ho ascoltato, fino a creare i solchi sul cd Elizium (tutto il disco è meraviglioso in realtà).
La loro musica ha avuto molta, moltissima parte nella mia mente quando ho scritto Mornington Crescent per superare la scomparsa prematura di un ragazzo per me importante.

Il Paradiso ritrovato. Una metafora molto significativa.

E adesso anche io piano piano sto ritrovando i miei spazi, la voglia di scrivere storie, e di gestire la parte di tempo libero nella mia giornata come preferisco.
E mi sono resa conto ancora una volta che la mia dimensione ideale è il silenzio, spezzato solo dalla musica che preferisco, e la solitudine che mi permette di guardare dentro me stessa e di trovare quegli spunti fondamentali per andare avanti anche nei momenti di difficoltà.
Io sono fatta così, e questi sono i miei nutrimenti dell’anima. Lo erano quando avevo venti anni e lo sono tuttora.
Ognuno di noi ha una sua particolarità, la mia è questa. E penso che la cosa più bella sia stare bene con se stessi fino in fondo, cosa che ultimamente avevo tralasciato un po’ troppo.
Scrivevo pochi giorni fa che ero in cerca di Rosie, adesso ho trovato la chiave per riappropriarmi di quella che sono veramente.

Lo scrivo nel blog perché sono molto contenta di questo.

Pubblicato in: cancro, diario, musica, scrittura

Vorrei

Come sempre, negli ultimi giorni di dicembre, ci si trova a fare i conti con i buoni propositi per il nuovo anno che sta per iniziare.
Il mio post di oggi contiene tanti Vorrei per il 2015.

Vorrei… ancora un altro anno di salute tutto sommato buona e di latitanza dagli ospedali, che per una persona che ha avuto il cancro è una cosa bellissima.

Vorrei… ancora tante giornate d’amore con la persona che ho accanto e che ogni giorno mi trasmette la voglia di vivere.

Vorrei… un anno con meno stress, vorrei non dover passare pomeriggi interi sul letto perché mi sono stancata troppo.

Vorrei… ritmi più lenti e occuparmi solo di quello di cui ho veramente voglia, lasciando il resto da parte.

Vorrei… riprendere a scrivere, finire il racconto della mia esperienza che è rimasto in sospeso, e che sento di dover terminare, per poi tornare a scrivere narrativa che è la cosa che mi piace di più.

Vorrei… avere ancora l’opportunità di andare a concerti, rivedere amici e poi raccontarlo, come in questo articolo pubblicato ieri su Slowcult:
http://www.slowcult.com/musica-2/musica/ii-hamish-henderson-memorial-festival-amada

Vorrei… anche quest’anno fare tanti viaggi, perché nei viaggi si esprime tutta la mia voglia di scoprire cose nuove ma anche distaccarmi da situazioni difficili.

Vorrei… tutto questo e molto altro, ma forse basta semplicemente dire VIVERE.

Pubblicato in: dark, racconti, scrittura

Stellarium Nocturna

Ho ritrovato “in un cassetto” un racconto che avevo scritto nel 2003, di notte, mentre ascoltavo musica oscura, come sempre. Ho pensato che mi avrebbe fatto piacere postarlo sul blog, ed eccolo qui….

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STELLARIUM NOCTURNA
– La farfalla Nera –

Isabella si risvegliò da un sonno che le sembrava eterno. Non riusciva a ricordare il momento in cui si era addormentata.
Aprendo gli occhi, si rese conto di trovarsi in un luogo assurdo, in una situazione assurda.
Aveva una tunica bianca, i lunghi capelli sciolti ed una fune legata ad una caviglia.
Si trovava in una stanza in cui tutto era bianco, ed era sdraiata sul pavimento in una posizione innaturale.
Suoni ripetitivi ed angoscianti le tornarono in mente. Una specie di cantilena, indirizzata a lei. Da molte voci. Voci di uomini e di donne.
“Strega…strega…strega”
Insieme alle voci ricordò delle forti braccia maschili che l’avevano stretta e legata.
Lei aveva cercato di sfuggire ma non ce l’aveva fatta.
Qualcuno l’aveva picchiata e mentre era stata sul punto di perdere i sensi, si era sentita calare in una botola…
Fece forza sulle sue ossa doloranti e riuscì a mettersi in piedi.
Osservò il luogo dove si trovava. Era una stanza bianca, non molto grande. Le pareti erano TUTTE prive di qualsiasi tipo di porta o di spiraglio che permettesse di uscire..
Isabella si sentì morire di angoscia nel constatare che non vi era modo di fuggire da lì.
Provò a guardare in alto. Si rese conto che agli angoli del soffitto vi erano quattro feritoie, in corrispondenza ciascuna del proprio angolo.
Ma non vi erano altre aperture. O meglio, si intravedeva quella che forse era stata la porticina della botola attraverso la quale era stata calata nella stanza. Osservandola con attenzione però, si capiva che anche quell’apertura era stata sigillata.
Isabella era murata viva.
Si sentì assalire da un senso di disperazione così profondo da lasciarla quasi senza respiro.
“Oddio…” pensò.
Poi si accorse di qualcosa che spezzava il bianco di una delle pareti.
Come aveva fatto a non notarlo anche prima? Era una nota che riportava delle parole vergate con inchiostro nero.
Si avvicinò per leggere quello che vi era scritto:

STELLARIUM NOCTURNA
<<Farfalla notturna tropicale caratterizzata da grandi ali nere, in entrambi i lati decorate da cinque piccole macchie rotonde violacee, simili a grani di un rosario…>>

Cosa c’entrava quel foglietto in quella stanza?
Che senso aveva, forse qualche studioso era stato gettato lì dentro prima di lei?
Non aveva voglia di pensarci, doveva concentrarsi sulla sua situazione.
Come avrebbe potuto uscire da lì? Anche se avesse grattato via il muro pezzettino per pezzettino, la parete avrebbe ceduto ben poco..
Non aveva coltelli o lame di alcun tipo, con cui aiutarsi.
Alle pareti, molto in alto, erano appese delle torce le cui fiamme illuminavano tutta la stanza. Cosa sarebbe successo, quando le torce avrebbero smesso di bruciare?
Isabella temeva il buio, l’oscurità.
Avvertì un rumore impercettibile, differente dal suo stesso respiro.
Si girò, allarmata.
Le pareti, le feritoie, le torce. Tutto era uguale a prima.
Apparentemente.
Infatti Isabella non si accorse subito di una macchia nera sulla parete opposta a lei.
Quando la vide sentì un sobbalzo del cuore. Cos’era quella cosa?
Si avvicinò guardinga.
Era un insetto, o più precisamente una farfalla. Nera.
Isabella si chiese cosa ci facesse lì, se fosse passata per le feritoie e come mai fosse entrata proprio lì.
Rimase a guardarla incantata. Era molto bella. Per quanto non fosse grandissima, la vide sbattere delle ali stupende. Nere, con delle simmetriche piccole macchie viola.
La STELLARIUM NOCTURNA. Ma certo, aveva appena letto la sua descrizione…
Comprese.
Comprese che non si trattava di una cosa casuale. Perché lasciare il foglietto con la sua descrizione e poi far apparire la farfalla? Ci doveva essere un secondo fine.
Isabella si sentì attraversare da un brivido acuto e potente…che la fece quasi cadere in ginocchio.
Cosa avevano in serbo per lei?
L’angoscia era tale che dovette alzarsi e cominciare a camminare lungo il breve tragitto che era possibile compiere in quella stanza.
Nel suo stato di estrema tensione le ci volle qualche secondo per rendersi conto che c’era un’altra macchia nera, su un’altra parete.
Un’altra STELLARIUM.
Isabella si accorse di avere le mani gelide.
“Spero di non svenire adesso.” pensò.
Chiuse gli occhi e si mise le mani sul volto.
“Non sono qui, non è possibile che questo stia capitando, è solo un brutto sogno.” si sforzò di ripetersi, quasi come per difendersi e cullarsi all’idea che la sua stessa voce potesse farle compagnia.
Dopo qualche istante riaprì gli occhi. Una macchia nera su un’altra parete.
Tre inquietanti farfalle.
A questo punto, non voleva farsi cogliere di sorpresa e cominciò ad osservare la feritoia vicina alla parete che ancora era totalmente bianca.
Per lunghi ipnotici istanti sembrò non accadere nulla.
Poi vide le inequivocabili ali nere affacciarsi alla feritoia e scendere leggere sulla parete.
Adesso vi era una STELLARIUM su ciascuna parete.
Isabella si augurò che l’ingresso delle farfalle fosse terminato.
E per un lungo intervallo di tempo la situazione rimase immutata.
Isabella cominciò a pensare che quelle quattro farfalle avessero un significato rituale, qualcosa che forse a lei sfuggiva, ma che per chi l’aveva rinchiusa lì dentro doveva significare molto.
Quattro farfalle…quattro farfalle…CINQUE farfalle.
Su una parete adesso ce n’erano due.
Isabella ebbe voglia di urlare. E lo fece. Si sentiva invadere da una paura acuta.
Sei, sette, otto farfalle.
Adesso cominciavano ad arrivare più rapidamente e Isabella ebbe solo il pensiero rincuorante che le farfalle non pungevano come le vespe.
Ma non voleva vederle. Le mettevano angoscia. Erano nere. Nere come pipistrelli e il nero non le era mai piaciuto. Strano per una ragazza accusata di stregoneria…
Si sdraiò sul pavimento ad occhi chiusi e cominciò a respirare seguendo un suo ritmo personale, concentrandosi solo su quello.
Stette così a lungo e quando riaprì gli occhi, vi erano molte farfalle che volteggiavano nella stanza, tenendosi lontane dalle fiamme delle torce.
Un mondo di STELLARIUM.
Forse avrebbe potuto prendere una delle torce appese alla parete e bruciarle tutte quante. Sarebbe stato divertente, in fondo erano già nere…
Ma le torce erano appese molto in alto e lei non ci sarebbe mai arrivata.
Non aveva nulla a cui appoggiarsi per salire un po’ più in alto.
Murata viva in una stanza bianca piena di farfalle nere. Che situazione ironica..
Provò a concentrarsi sul pensiero. A scacciarle con la mente.
L’avevano accusata di stregoneria, forse qualche dote magica l’aveva davvero.
Ma non riuscì a fare nulla. In cuor suo sapeva benissimo di essere totalmente innocente e di non essere in grado di praticare alcuna magia…
Le farfalle adesso riempivano tutto. Le sbatterono le ali perfino sul volto, sul naso mentre respirava.
Sugli occhi.
Era un’idea allucinante essere travolta dalle farfalle, ma era proprio quello che stava succedendo.
Isabella era stata catturata dal Nero e quando riaprì gli occhi per l’ultima volta…non vide altro che il Nero.
Le farfalle erano così tante che il bianco delle pareti era stato completamente ricoperto e la STELLARIUM NOCTURNA danzava ormai sui di lei, in mille forme, come un tenue drappo funebre, lieve come un soffio di brezza notturna…punteggiata di viola.
© 2003 Rosanna Fiorino

Ps: la Stellarium Nocturna non esiste, è una mia invenzione, in origine si chiamava in un altro modo, ma ora va bene così… 🙂

Pubblicato in: scrittura

Di nuovo al lavoro… :)

Sono di nuovo al lavoro, dal punto di vista della scrittura, e sto lavorando a un qualcosa che spero possa essere disponibile molto presto.
Credo che dopo tanti anni sia arrivato il momento di dedicarmi a quel libro che ho sempre rimandato di scrivere.

Ma mi sono resa conto che sarebbe un peccato non farlo. Quindi, come si dice…stay tuned! 🙂

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