Keep calm and no panic

Non mi piace quando nella vita si accumula troppo stress, troppe cose fatte di corsa, che mi costringono a dimenticarne per strada almeno la metà.

Ultimamente mi sono abituata a fare mille cose anche contemporaneamente e questo poi si riflette su tutto quello che faccio.

Mi capita infatti di dimenticarmi per strada le cose che dovevo fare, di conservare le cose importanti in posti che dopo poco diventano mistero totale per il mio cervello. Nebbia fitta, come se non fossi nemmeno stata io a scegliere di conservare quella cosa nella tasca del maglione rosso, nel ripiano superiore dell’armadio… ops!

Mi capita di leggere un’email con una cosa da fare la settimana seguente e di arrivare poi alla settimana in questione che non solo non mi ricordo che dovevo fare qualcosa, ma quando poi me ne accorgo (in ritardo), cado veramente dalle nuvole.

Forse è tempo di mettere un po’ di ordine in questo caos totale, e di cercare qualcosa che mi rilassi.

Intanto sicuramente leggere mi fa bene. Ma poi ci vorrebbe qualcosa tipo questo, giusto per ricordarmi che ci sono anche cose tranquille nella vita… 🙂

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La storia di una Barbie perduta

Questa storia sembrerà un po’ strana a chi legge questo blog, ma ogni tanto mi piace ricordare il passato. E qualche giorno fa mi è tornata alla mente la Barbie di quando avevo quattro anni. Era arrivata per consolarmi, infatti, per fare una cosa diversa, a già così piccola ero ricoverata in ospedale. Una carriera di ospedali e medici iniziata molto presto.

Barbie Malibu

Era il 1973 e l’ospedale era quello di una piccola cittadina. Stranamente non ero in un reparto pediatrico, forse perché non ero malata, mi ero semplicemente rotta un braccio e dovevo rimanere in osservazione. Quindi avevo un letto regolare in un reparto di donne adulte. Mia madre non poteva stare sempre con me (adesso fa strano pensare una situazione del genere) e un giorno mi portò una Barbie per farmi compagnia. Io allora non lo sapevo, o forse non lo ricordo, ma la mia prima Barbie era Barbie Malibu. Solo che, a differenza delle altre che ho visto ora in rete, non aveva le gambe pieghevoli. Mi ricordo che c’era un dottore che scherzava con me e quando la vide se la mise nella tasca del camice e fece finta di portarsela via. Poi io e la Barbie uscimmo dall’ospedale e riprendemmo la nostra vita. Che non fu lunghissima insieme, perché qualche anno dopo mia sorella la prese e se la portò all’asilo. Quando tornò a casa, della Barbie non c’era più traccia: qualcuno gliel’aveva rubata. In quel momento mi sarebbe piaciuto avere una madre aggressiva, uno di quei donnoni che con quattro spintoni si fanno largo tra i genitori e si fanno valere. Invece mia madre era una donna più che educata e non fece nulla.

A me rimase il rimpianto di quella Barbie che era stata mia amica in ospedale, dopo ne ebbi altre due, ma non erano la stessa cosa. Esteticamente, erano più belle,

abiti colorati, anelli, scarpe, gambe pieghevoli e accessori fashion. Ma non erano come la mia amata Barbie Malibu. Ora mi è venuta la curiosità di cercarla sul web, ho visto che su Amazon si può averla con una cinquantina di euro. Chissà… certo sarebbe strano averla ora, ma in quella bambola c’era una sorta di presagio che mi avrebbe accompagnata nella mia vita futura: la familiarità con gli ospedali e l’impotenza davanti ad alcune situazioni che forse non riesco a gestire bene. E forse il sentore che certe cose belle ci mettono un attimo a sparire. Per questo bisogna imparare a tenersele strette. Intanto però il ricordo di questa Barbie rimane sempre importante per me.

Manca un giorno!

Manca un giorno e non capisco più niente aiutooooo! 🙂
Di salute mi sono rimessa per fortuna, ma negli ultimi giorni non ho dormito più di 4/5 ore per notte (!!).
Sono felice per tante cose, non ultima quella di avere delle amiche davvero meravigliose!!! Grazie.
Però sono sicura che domani andrò in confusione totale.
Ho paura che il mio matrimonio diventi come questo video, affollato di strani personaggi e magari io finirò a nuotare in una tazza di tè. Ok sto delirando, ma insomma sono felice!!!
🙂

In viaggio

Sono partita in tarda mattinata per andare a Parma a dare l’ultimo saluto a mia cugina. Ed è anche la prima volta che sto facendo un viaggio da sola da quando sono stata operata, ma ormai dopo quasi 8 anni è tempo di superare anche gli ultimi timori, so gestire le ipoglicemie e le stanchezze, insomma ce la posso fare benissimo! Certo ho un po’ di difficoltà a sollevare il trolley facendo forza sull’addome, ma qualcuno che aiuta si trova sempre!
Sto guardando i binari della stazione di Firenze SMN e tornano un po’ di ricordi della mia vita precedente…

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Ma ho anche un bel peso di tristezza che mi accompagna in questo viaggio. Passerà, anche grazie ai vostri commenti e alla vostra presenza…Ho questa fortuna, davvero!

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