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Virata positiva

Finalmente mi sono scrollata lo stato d’animo cupo di queste ultime settimane. Che sia stata una cosa legata alle feste? Se la risposta è sì, non ne sono stata pienamente consapevole…

Sono tornata quindi a sentirmi propositiva, sto cercando di mettere in ordine le cose da fare, sto leggendo e traendo spunti di estrema tranquillità in questa attività.

Poi se tutto va bene, domani avrò un motivo in più per tornare ad essere serena.

Ma ve lo racconto domani…

Per intanto, ora che anche la Befana se n’è andata via, torniamo alla regolare vita quotidiana, radunando tutta la grinta necessaria.

E cosa c’è di meglio per iniziare che una canzone allegra? Mi è tornata alla mente questa che ascoltavo a 14 anni, e che mi riempiva di energia. Magari funzionasse tutto l’anno! 🙂

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It’s a wonderful life

Stavo ascoltando delle canzoni oggi pomeriggio ed è venuta fuori questa:

E’ una canzone diventata famosa nel 1987 quando avevo 18 anni. Parla di solitudine, della sensazione di sentirsi inutili senza qualcuno, della frustrazione del sentirsi soli in mezzo alla gente, ma anche del fatto che la vita è meravigliosa.

Quante volte, guardando questo video in bianco e nero, in quel periodo mi chiedevo se sarei mai uscita da questa solitudine che imprigionava anche me. Assieme alla sensazione di sentirmi spesso diversa e con interessi (come ad esempio la musica, le radio notturne e alcuni libri) che divergevano da ciò che andava per la maggiore tra i miei coetanei.

Poi crescendo ho capito che questa sensazione di diversità in fondo è una cosa che parte dalla testa, dalla percezione di se stessi che si ha nel mondo e nella vita. E sono così perché l’ho scelto io.
Però poi ci mancava pure il cancro a farmi sentire “diversa” da tante altre persone.

Tuttavia, pur avendo vissuto un’adolescenza ricca di solitudini e di malinconie, di abiti neri e di musica introspettiva,  mi sono poi resa conto che in generale il mio atteggiamento verso le cose è abbastanza ottimista.

E dato che questo atteggiamento a cui tengo perché ormai fa parte di me lo sto perdendo un po’ di vista in questi ultimi giorni un po’ pesanti per via di alcuni stati d’animo, volevo comunque scrivere che mi sto sforzando in tutti i modi per tornare al mood positivo del quale sento tanto la mancanza. Ma lo so che tornerà presto…

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Siamo morti a vent’anni

Sembra strano, ma mentre ero a Milano per il concerto, c’era questa canzone di Il Cile nella mia testa, una canzone che ormai si sente ovunque e che è una di quelle poche volte in cui penso che anche una canzone trasmessa dalle radio mainstream mi può piacere e molto.

E ho camminato in una Milano assolata, nella zona del Duomo con questa canzone nelle orecchie. Ed è curioso, perché mi ha fatto riflettere tanto.

Siamo morti a vent’anni io la vedo come i nostri sogni sono morti a vent’anni. E io a vent’anni (più o meno) abitavo proprio lì a Milano. E certo c’erano tante cose che facevo e vivevo e pensavo a vent’anni che sono morte mio malgrado. E ci sono state cose che non avrei immaginato che sono accadute, e cose che avrei sperato accadessero e invece non lo hanno fatto. Ma è ovvio che sia così per tutti.

Per quel che mi riguarda, a vent’anni non avrei mai immaginato che la mia vita in futuro sarebbe proseguita senza un pezzo, a causa del cancro. Che le mie forze si sarebbero ridotte di tanto, così tanto che proprio mentre mi dirigevo verso la metro mi sembrava che il mio sangue si stesse trasformando in acqua e che di lì a poco mi sarei afflosciata per terra (ma è anche vero che un po’ me la sono cercata perché ho fatto tantissime cose in questo weekend, non ultima l’aver incontrato dal vero persone meravigliose, dopo averle conosciute sul web, e aver rivisto un caro amico di Roma al concerto, e tutto senza quasi fermarmi un attimo).

Siamo morti a vent’anni per i sogni di un futuro tranquillo, che proprio è quello che manca adesso, e mai avrei creduto di essere ancora precaria a 43 anni, come capita a tanti ormai. Per i sogni che forse allora ancora non avevo ben chiari, di lavorare nell’informatica, cosa che poi in realtà ho potuto fare solo per un anno.

Siamo morti a vent’anni per la spensieratezza di salire su un treno con la musica e di preoccuparmi solo di isolarmi con le cuffie ad ascoltare Cure e Smiths pensando “I wear Black on the outside /
‘Cause Black is how I feel on the inside /And if I seem a little strange /Well, that’s because I am” ed è vero che io ho cercato e cerco ancora il più possibile di prolungare questo stato d’animo quasi adolescenziale, ma una parte di quello spirito (ovviamente e giustamente) non c’è più.

E c’è un po’ di amarezza pensando a quegli anni, ma c’è anche la gioia delle cose fatte e che non immaginavo allora. A vent’anni ero una delle persone più solitarie del mondo, non mi sarebbe sembrato strano trascorrere tutta la mia vita o quasi in solitudine, invece poi qualche anno dopo sarebbero arrivati i veri amici e i viaggi per i Festival in Europa e tanti momenti davvero felici.

E anche se l’amore (breve) che ho avuto a vent’anni non c’è più ( e in questo caso non è una metafora), l’amore vero, quello di F. l’ho incontrato molto tempo dopo. Ed è stata una vera fortuna. In un certo senso ha dato un senso alla mia vita.

Insomma, per quanto presa dai Dead Can Dance, la mia testa andava rimuginando su questa canzone, e sulle stazioni dei treni e della metropolitana, così cambiate in vent’anni. Così come i negozi che c’erano allora, quando ancora la musica si comprava anche e spesso: Transex, Virgin Megastore, Supporti Fonografici, ecc…

Non so perché mi lascio prendere sempre da queste nostalgie, ma dev’essere proprio una cosa che fa parte del mio carattere, non lo posso cambiare…

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Dreaming X-offender

Nei miei ricordi più belli, rientra anche questa canzone di una semi-sconosciuta band italiana, gli X-Offender, ascoltati e riascoltati nella trasmissione radiofonica Moonchild alla fine degli anni ’80.


 

E’ un brano che ho molto amato e ascoltato nei miei viaggi. Oggi mi è venuto in mente di cercarlo su youtube…e, sorpresa,  il video c’è!

E’ bellissimo risentire le note di questa canzone risuonare nella mia stanza e immaginare di essere su un vaporetto a Venezia.

Magari è un bello spunto per scrivere qualcosa di nuovo! 🙂 (E per non pensare più alle incavolature di ieri!!!)

Pubblicato in: viaggi, video clip

Tre canzoni

Nel post precedente parlavo di canzoni da scegliere per una playlist del viaggio.

E ci sono tre canzoni dell’underground italiano che vale assolutamente la pena di ascoltare e che penso includerò nella playlist. (E dopo tanto un post sulla musica ci sta…)

LUNA degli ARDESIA. Un brano di qualche anno fa di una band italiana che ricorda da vicino i primi Litfiba. Questo brano mi ha conquistata da subito, e poi c’è il valore aggiunto della risata di Claudia McDowell, con un passato di speaker rock romana + attuale cantante dei Mardi Gras…

Dorian degli Stompcrash, uno dei migliori brani del gothic rock italiano recente…

Il ballo della peste dei Crisantemo del carrione, uno dei brani che si avvicina di più a quel mondo onirico nel quali mi piace rifugiarmi ogni tanto, nei momenti di riflessione…

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I remember everything

Ma quanto è bello il trailer del cd – collection  dei REM Part Lies, Part Heart, Part Truth, Part Garbage che uscirà il 15 novembre?

Mi sembra di guardare tante foto di momenti belli, appese a un filo con le mollette sul muro: ogni foto è l’istantanea di un ricordo speciale. Grazie, R.E.M.!

Pubblicato in: anna lisa, annastaccatolisa, carenze post gastrectomia, diario, musica, video clip

Aggiornamenti sparsi

 

La mia orticaria è molto migliorata e domani finalmente potrò andare in ufficio senza più indossare i pantaloni da rapper come ho fatto nei giorni precedenti (anche perché adesso fa freddo!)

Sono stata a fare le analisi per controllare a che punto sono con il ferro ma devo dire che in questo periodo sto abbastanza bene, quindi immagino che i valori siano ok. Lo saprò giovedì. Spero di continuare così per un bel pezzo!

Tra ieri e oggi mi sono concessa lunghe dormite con tanto di copertina per stare un po’ al calduccio, e questo lo trovo veramente bello!
Nei miei pensieri in ogni istante ancora e sempre i ricordi di Anna Lisa. Basta entrare in un supermercato e vedere i barattoli di miele, basta che l’occhio mi cada su uno dei suoi sms, basta che copi un indirizzo (per dire l’altro giorno al lavoro stavo trascrivendo una via che si chiama Caduti del 16 marzo 1978 e la mia mente ha registrato soltanto che quel giorno è nata Anna Lisa, non ho mica pensato ad Aldo Moro e alla strage…)

Lei è in ogni particolare, in ogni ricordo e ci resterà per sempre.

E a volte quando penso a lei mi viene in mente il testo di questa canzone, che non potrebbe essere più vero:


I turn of the light
But leave the television talking
Oh tonight I don’t wanna be alone
I try to close my eyes
but I’m afraid of the dark
I see you everywhere
I see you everywhere
But death comes so slow
When you’re waiting
When you’re waiting to be taken
And death comes so slow
When it’s all you want
And it takes the ones that don’t
Death comes so slow
And death comes so slow
And death comes so slow
And death comes so slow
And death comes so slow
I try to close my eyes
But i’m afraid of the dark
I see you everywhere
I see you everywhere
I try to close my eyes
But i’m afraid of the dark
I see you everywhere
I see you everywhere
But death comes so slow
When you’re waiting
When you’re waiting to be taken
And death comes so slow
When it’s all you want
And it takes the ones that don’t
Death comes so slow
And death comes so slow
And death comes so slow
And death comes so slow
And death comes so slow
And death comes so slow
And death comes so slow