Pubblicato in: addii, concerti, diario, dischi, musica

Heroes never die

Oggi se n’è andato anche Chris Cornell, dopo una serie impressionante di lutti nel mondo musicale iniziati nel 2016. David Bowie, Leonard Cohen, George Michael, Prince, Pete Burns, Black.

Eppure si può proprio dire che gli eroi non muoiono mai. Per quello che ci hanno dato. Per quello che hanno rappresentato per noi che eravamo giovani negli anni ’80/90.

È quello spirito di ribellione, quella voglia di cambiare le cose, quella forza travolgente che la musica ci dava, che non andranno mai persi. Perché se la si è vissuta in un modo coinvolgente, come è capitato a me e a tanti miei amici, qualcosa rimane dentro per forza.

Nonostante la routine, la vita quotidiana, le esigenze che nel tempo cambiano. I dolori, le risate e i viaggi, i lutti e gli impegni diversi, gli anni che passano, nel cuore rimane sempre la voglia di chiudere gli occhi e lasciarsi andare ai sogni.

E la musica è sempre lo strumento migliore per farlo. Anche se le cassette non le ascoltiamo più, gli Lp per fortuna ancora qualcuno sì. I Cd a volte. Ma c’è YouTube per trovare subito la canzone da ascoltare.

D’istinto le canzoni che sono andata a cercare oggi sono state Fell on Black Days e The day I tried to live. E le foto scattate a Reading 95. Perché in fondo io sono sempre quella Rosie. Per tante cose la stessa di allora. E scrivo per dire grazie ai miei eroi. Di allora e di oggi.

Pubblicato in: crisantemo del carrione, libri

Venetiă Nigră di Alessandro Vizzino

Venezia, 1725. Una figura si aggira tra le calli. Nelle notti tra il 12 e il 13 del mese, ciclicamente, una giovane prostituta viene uccisa, con un macabro rituale.
Intanto, il nobilhomo Nicolò Testier Britti, durante una serata di gioco incontra Elisabetta, avvenente fanciulla, legata a un altro uomo, per la quale perde la testa. Ma c’è una donna che da tempo lo vuole per sé e che non accetterà di farselo portare via senza mettere in atto la sua vendetta.

In questo libro di Alessandro Vizzino, Venetiă  Nigră,  che ho finito di leggere proprio ieri, c’è un avvincente susseguirsi di episodi misteriosi:  la consegna di un violino, che servirà ad Antonio Vivaldi e che Nicolò dovrà ritirare da un liutaio di nome Stradivari, incarico che si rivelerà pieno di rischi. Ci sono i quadri del Canaletto e di un giovane artista di nome Giovanni Battista Tiepolo.
C’è la bellissima Zanetta, madre di Giacomo Casanova, molto amica di Nicolò. Ci sono misteri, incarcerazioni, fughe, sparizioni e segreti. C’è tutta la sapienza narrativa di Vizzino, che consente al lettore di non annoiarsi mai.

Venetia Nigra

Ma più di ogni altra cosa c’è una Venezia storicamente descritta alla perfezione, con il sotoportego silenzioso, che diviene palcoscenico di un delitto, Cannaregio e la riva della Giudecca tra i voli di gabbiani.
L’Arsenale Vecchio, Piazza San Marco e il Caffè Florian, le Fondamenta Zitelle e Dorsoduro. C’è quell’aria speciale che si respira solo a Venezia. E per quel che mi riguarda, c’è anche la musica che, quando si parla di Venezia non può che essere quella di Fiore di Passione dei Crisantemo del Carrione, il disco che fa vivere Venezia in ogni sua nota (ne ho già parlato diverse volte).

E c’è anche, alla fine, la sensazione di aver letto un libro scritto decisamente meglio di tanti altri che troviamo in libreria e osannati ovunque in questi ultimi anni,

Qui
tutte le info su Venetiă Nigră di Alessandro Vizzino.

Alessandro Vizzino Venetia Nigra

Pubblicato in: blog, diario, vivere senza stomaco, watching the world

Così vanno le cose, così devono andare

Sono in una fase della mia vita in cui mi sento molto tranquilla, ormai sono abbastanza consapevole che la mia vita è questa e non può essere altra. Ho elaborato una sorta di “amichevole rassegnazione” che mi è molto utile nel proseguire il mio percorso nella completa accettazione dei limiti che il post cancro mi ha imposto. Ed è anche giusto che sia così, considerati gli anni che sono trascorsi.

Il risveglio della primavera che per me comporta anche un crollo di energie, è di nuovo davanti a me, per la tredicesima volta dopo la malattia e quest’anno ho una grande fame di belle giornate e di tempo libero da passare all’aperto. Pronta ad affrontare l’inevitabile astenia.

Alcuni progetti sono ancora ben radicati in me, altri si sono avviati verso un sipario definitivo, mentre la voglia di fare qualcosa per poter esprimere me stessa è sempre presente.

Intanto vivo, un po’ come la goccia blu che cade in questa foto, in attesa di vedere fin dove si allargheranno i prossimi cerchi.

bluindaco

Pubblicato in: alice, all about eve, musica, suzanne vega

Scrivendo di musica dopo tanto.

È veramente tantissimo tempo che non scrivo un post sulla musica. Ma eccomi di nuovo qui e lo spunto questa volta nasce da una ricerca che stavo facendo su Youtube, quando mi sono imbattuta in alcune cover realizzate da una giovane cantante bolognese, Michela Vazzana.

Non amo particolarmente le cover, questo va detto ma sono rimasta colpita dal fatto che tra i suoi brani ci siano alcune delle canzoni che amo di più.

Non capita spesso di trovare una cantante italiana che faccia cover degli All About Eve.

Di queste canzoni apprezzo moltissimo il sound della chitarra e il potere che hanno di rilassare la mente. Sono canzoni che amo praticamente da tutta la vita, e risentirle è come un balsamo per me.

Per questo ho voluto dedicare un post a questa cantante: perché questa musica mi aiuta a vivere in relax le ore della giornata in cui posso riposare…

Pubblicato in: libri

La notte ha la mia voce di Alessandra Sarchi

Sabato sono entrata in libreria, e la prima cosa che ho visto è stato un libro che sembrava chiamarmi:


La notte ha la mia voce
Alessandra Sarchi
2017
eBook
pp. 176
€ 8,99
ISBN 978885842492

È stata forse la copertina a colpirmi per prima, poi ho letto la trama. La storia di una donna che in seguito a un incidente è costretta a muoversi in sedia a rotelle e si sente precipitata in una vita diversa da quella che aveva prima, in un mondo che ha cambiato aspetto.

Conosce una donna che vive una condizione simile alla sua, rimane colpita dalla bellezza della sua voce e dalla grinta che questa donna dimostra, nonostante i problemi oggettivi.
La dà il soprannome di Donnagatto e da questa amicizia imparerà a vedere le cose con occhi diversi. Questa donna infatti le svelerà il suo mondo segreto, prendendola per mano e portandola nella notte, in una vita dove l’immaginazione rende liberi.

Di questo libro mi ha colpito molto la lucida analisi di ogni sensazione che separa la vita precedente da quella attuale, in cui la protagonista si trova in una vita dalla quale non c’è via di fuga, con uno scollamento di emozioni e stati d’animo che crea una ferita permanente.

In un certo senso anche chi perde una parte di sé per il cancro vive situazioni simili anche se ci tengo a sottolineare che ad esempio non si può paragonare la perdita dello stomaco, come è successo a me, con la perdita dell’uso delle gambe, perché come spiega bene l’autrice sono le gambe, l’impatto con la terra a dare la percezione di se stessi. Senza gambe, dice, ti senti smaterializzato.

Ho trovato emozionante l’accostamento della vita in sedia a rotelle a una galleria di particolari dei ballerini di danza classica, quasi un voler vivere attraverso le loro immagini, studiate fin nei minimi dettagli, lo sforzo dei muscoli, l’eleganza dei passi, una sorta di compensazione per il movimento perduto.

Un libro da leggere dimenticando altrove il senso di compassione che, anche nostro malgrado,  proviamo quando vediamo una persona in carrozzina, ma con il cuore aperto alla voglia di condividere le difficoltà e le piccole vittorie di questa condizione, che Alessandra Sarchi ci racconta in maniera magistrale.

Pubblicato in: diario, riflessioni

Inner peace

È un periodo in cui mi sento estremamente in pace con me stessa. Non so come mai, ma mi sento fortunata perché tante situazioni di conflitto e di tensioni sembrano il più delle volte scivolarmi addosso.

Come se veramente avessi una fiammella accesa nel cuore.

Mi accorgo di cose che accadono e che mi fanno sentire allibita, situazioni che mi sembrano quasi ai limiti del grottesco, eppure mi sento sempre come se guardassi le cose dall’interno di una campana di vetro che mi separa dagli avvenimenti più assurdi.

Non so se sentirsi così sia un bene o un male, ma forse la cosa più bella è la sensazione di pace interiore che riesco ad avvertire spesso in questi ultimi tempi.

È un po’ come vivere al riparo dalle emozioni negative, per cui non mi dispiace per niente sentirmi così.

Se poi chiudo gli occhi e ascolto un po’ di musica mi sento ancora meglio.

Pubblicato in: Ferzan Ozpetek, film

Rosso Istanbul di Ferzan Ozpetek – un viaggio di emozioni

rosso-istanbulDa pochi giorni è nelle sale Rosso Istanbul, il nuovo film di Ferzan Ozpetek e non volevo né potevo aspettare troppo per vederlo. Sono andata ieri. Curiosa ed emozionata, come sempre quando si tratta dei suoi film. Ho respirato e assimilato ogni scena di questo film, molto lento, ipnotico, a tratti difficile da interpretare nella maniera corretta, forse lo stato d’animo migliore con cui vedere il film è quello di non cercare per forza un significato ma lasciarsi trasportare dalle scene, dalle emozioni forti o sopite, a tratti buffe, che i protagonisti ci regalano. Ho sentito tantissima gente dire, alla fine del film, io non l’ho capito. A me è bastato lasciarmi trasportare da colori, suoni e sentimenti che il film mi ha trasmesso.
Credo che la storia (abbastanza diversa dal libro) sia solo una base per mostrare le fragilità umane (nella narrazione entra anche il riferimento alle vicende arcinote di questi ultimi anni di chi dimentica un figlio in auto e poi porta con sé la devastazione interiore dei sensi di colpa e del dolore).

La trama si snoda attorno ai quattro personaggi i cui occhi sono visibili nella locandina del film: Orhan. lo scrittore di origini turche che torna a Istanbul per aiutare il regista Deniz Soysal a terminare un libro, i cui protagonisti sono le persone che Orhan conoscerà a Istanbul che a volte scoprirà diverse da come le ha raccontate da Deniz nel libro. Neval, una donna molto importante nella vita di Deniz, ricca di fascino, ma enigmatica e che riesce a conquistare il cuore di Orhan, – ma sappiamo bene che nella vita le cose non sono mai facili -. Yusuf, un uomo che Deniz fa morire nel suo libro, ma che invece morto non è e che è forse la persona con il ruolo più grande nella vita del regista, l’amore, doloroso e tormentato.
Poco dopo l’arrivo di Orhan, Deniz scompare e sembra un caso strano che,  a poche ore dall’arrivo dello scrittore, il regista sia svanito nel nulla.

Nella vicenda ci sono anche altri personaggi, quasi tutti femminili e importanti nella vita di Deniz. Sono proprio loro a insinuare che ci sia una connessione tra l’arrivo di Orhan e la scomparsa di Deniz, anche se poi sottolineano che questa ipotesi era soltanto uno scherzo. Sibel la governante, interpretata da Serra Yilmaz, una vera istituzione nei film di Ozpetek, che in questo film parla solo per pronunciare frasi taglienti e che sembrano sempre voler offendere Orhan. Sureya, la madre del regista, donna elegante, capace di momenti di generosità, e di grande amore verso il figlio, Sultan la ragazza che in silenzio si occupa della cucina e dell’aiuto domestico, protagonista anche lei di una vicenda dolorosa. Ma  anche il fratello di Deniz, artista in cerca di conferme e la sorella di Orhan, con il suo negozio di orologi. Senza dimenticare le madri del sabato che piangono i loro figli scomparsi ormai da tempo.

Si potrebbe dire che, oltre ai quattro personaggi della locandina,  i veri protagonisti di questo film siano una Istanbul onirica e dolorosa: ho notato in particolare il momento in cui Orhan e Deniz sono sdraiati nel buio a parlare davanti al ponte sul Bosforo  e c’è in sottofondo il brano in tedesco In Dieser Statd che non a caso fa riferimento a “questa città”,  con le sue ferite (come le foto di morte, macabra galleria nello studio di lavoro di Deniz sull’isola dove Orhan e Neval andranno in cerca di sue tracce) e le emozioni dei protagonisti, il dolore che ognuno si porta dentro. C’è la stanza dello scrittore a casa sua, anche qui con una galleria di foto, appunti e ricordi che tracciano frammenti della sua vita, e la sensazione di una casa che verrà presto smantellata, con un imminente trasloco che si annuncia già nelle prime scene del film. E ci sono gli sguardi che parlano, gli occhi che vorrebbero trasmettere emozioni che spesso restano impigliate in parole che non è facile pronunciare. In particolare lo sguardo di Orhan, l’attore Halit Ergenç, mi è rimasto impresso così come la sua bravura nel rappresentare il suo personaggio come fragile ma capace di rinascere.

C’è un film quindi che bisogna guardare come un sogno nel quale scegliere frammenti e visioni da riportare con sé nel cuore tornando a casa. La scena che ho conservato meglio nella memoria uscendo dal cinema è quella di una penna casualmente posata su un tavolino del bar, una semplice biro blu, che riuscirà a far sgorgare di nuovo nel cuore di Orhan quella capacità di scrivere che sembrava essersi bloccata dentro di lui, dopo l’iniziale successo del libro di favole anatoliche scritto qualche anno prima. I personaggi di Deniz che tornano a vivere attraverso la scrittura di Orhan.
Ed è la vita che fornisce sempre nuove opportunità. “Chi guarda al passato, non vede il presente”.
Io quasi quasi tornerei a vederlo di nuovo questo film…

https://www.youtube.com/watch?v=S_cftLpH7LE