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Un vizio

Oggi parlando con una persona, raccontavo di come la mattina alle 6,10 quando mi alzo, la prima cosa che faccio è guardare dalla finestra com’è il cielo. Se vedo dei bei colori, metto su il tè per la colazione e scappo subito al balcone a fare una foto. Come questa di stamattina:

“Ma come ti va?” mi diceva questa ragazza. “Appena alzata, poi.”

Non ho dovuto nemmeno pensare, la risposta mi è venuta da sola.
“Perché la vita è bella” ho detto “ed è bello iniziare la giornata con qualcosa di speciale. Perché sono felice di essere ancora viva dopo la brutta esperienza che ho passato – qui mi hanno attraversato la mente le immagini di quando sono rimasta un mese in ospedale, dei sotterranei, i dolori, le flebo, la chemio -, perché un’alba così mi riempie di emozione.”
Ho risposto con una tale veemenza da sembrare esaltata, ma tutto quello che ho detto lo penso veramente.

Dagli sguardi che mi hanno rivolto le altre persone che erano con noi ho capito che forse non è un discorso sempre facile da spiegare fino in fondo, del resto nessuno di noi è immune da problemi ed emozionarsi per un po’ di colori in cielo sembra forse esagerato. Ma se questa è una cosa che mi rende contenta prima di uscire per andare al lavoro, perché non farlo? Sarei anche capace di alzarmi apposta…

E poi, è un vizio del tutto innocuo! 🙂

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Pubblicato in: passeggiate, pensieri, riflessioni, viaggi, watching the world

Due cani

Venerdì ho passato una giornata al lago, un lago che adoro e dove sono già stata diverse volte. Era una giornata ventosa e le acque del lago erano mosse, le onde impetuose, le acque agitate.

A un certo punto, mentre eravamo sul pontile sono arrivati alcuni uomini con due cani di razza tedesca di taglia grande. I due cani erano sfrenati, non si tenevano più per l’eccitazione nel trovarsi di fronte all’acqua, alle onde. Quello che mi ha colpita, è stato il loro comportamento, notevolmente differente proprio per il diverso temperamento dei due animali.

Il primo ha sceso gli scalini che portavano direttamente in acqua e ha immerso il muso nelle onde, mordendole come per fermarle, giocandoci allegramente.

L’altro si è fermato sul pontile, abbaiava e scodinzolava, guardando l’acqua da un punto più riparato. 

Dopo un po’, cani e padroni si sono spostati in una insenatura dove era più facile scendere direttamente in acqua.

Il primo cane ne ha approfittato e si è immerso ancora di più, con il muso tutto nell’acqua a giocare di nuovo con le onde.

Il secondo ha fatto due passi in avanti, quasi tentato dal pensiero di scendere ugualmente in acqua, poi però ha fatto  tre passi indietro e si è posizionato più su per guardare l’acqua e abbaiare in un posto sicuro.

Ho pensato a quanto mi sentissi simile al secondo cane. Nella vita sono sempre stata con tanta voglia di fare le cose che mi piacciono, ma sempre con un freno interiore dettato da tante circostanze della mia esistenza, che hanno forgiato il mio carattere.

Eppure proprio l’esperienza della malattia mi ha insegnato che la vita va assaporata intensamente e non a piccoli sorsi o stando sulla soglia. 

E mi viene in mente L’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters, con l’epitaffio di Francis Turner:

“Io non potevo correre né giocare/ quando ero ragazzo./ Quando fui uomo, potei solo sorseggiare/ alla coppa, non bere../perché la scarlattina mi aveva lasciato/ il cuore malato.”

E mi rendo conto che non è cosi che bisogna vivere, si deve invece vivere intensamente, assaporando ogni emozione.

Per me può essere un buon proposito da non dimenticare mai.

Pubblicato in: cancro, cancro allo stomaco, conseguenze gastrectomia totale, gastrectomia totale, guarire, tumore allo stomaco, vivere senza stomaco

Tumore allo stomaco, si può guarire?

Questa è una domanda che ricorre spesso nei forum di discussione sul cancro gastrico e affini.

La mia esperienza personale può essere testimonianza di come sì, anche una da una malattia brutta come questa, si può guarire e tornare come prima. (Eccetto per le conseguenze fisiche permanenti).

Ho cominciato a sperare di esserne uscita dopo il secondo anno, perché il mio chirurgo aveva detto che dopo due anni dall’intervento il rischio diminuisce. Così, all’inizio del terzo ho iniziato a tirare un sospiro di sollievo.

Poi sono arrivata al quinto anno dalla scoperta del tumore gastrico. Sono andata in oncologia e ho avuto la conferma di essere a un giro di boa importante. Da quel momento i controlli si sono diradati e sono diventati annuali. Ero fuori dal rischio di recidiva.

Al decimo anno ho iniziato ad affrontare i controlli come una routine ormai ben radicata nella mia vita, ma senza piu viverli con estrema ansia. Se ci fosse un indice della paura dei controlli, direi che ormai si attesta sui valori minimi.

(Sono consapevole che non si può mai essere sicuri al 100% di essere completamente fuori dal rischio di un ritorno del cancro, ma io continuo a essere profondamente ottimista)

Oggi 26 luglio, raggiungo la vetta dei 13 anni e mi sento sempre di più di affermare che dal cancro allo stomaco si può guarire.

Pubblicato in: concerti, modena city ramblers

Cisco e i Dinosauri #portadiromalive

Negli ultimi anni ho diradato cosi tanto la frequentazione dei concerti, per una serie di ragioni, che quasi mi sembra strano poter raccontare di nuovo un evento live.

Ieri ho fatto una breve incursione al centro commerciale Porta di Roma per vedere i Dinosauri, ovvero Cisco, Cottica, Rubbiani, con Massimo Giuntini, il cuore pulsante dei primi Modena City Ramblers, formazione che ai tempi comprendeva anche il cantante Alberto Morselli, tra gli altri.

Certamente un centro commerciale non è il luogo più adatto per una band di questo tipo e infatti il saluto iniziale di Cisco con un benvenuti al nostro concerto al centro commerciale Porta di Roma,ha espresso nel tono tutta la gioia per una location così adatta.

Altra scelta abbastanza discutibile, l’utilizzare questo gruppo come opening act per l’orchestra popolare de la notte della Taranta, riservando loro uno spazio di soli 30 minuti. E non mi aspettavo che buona parte di questo spazio temporale sarebbe stato dedicato ai bellissimi brani del Mcr, ma così è stato.

L’apertura è stata con Cosa conta dal disco dei Dinosauri. A seguire Tant per tachèr dal memorabile Riportando tutto a casa.

Poi un paio di brani ancora dal nuovo disco, mi ha colpita in particolare Figurine, con un testo molto bello. E la nemmeno malcelata presa in giro a Vasco e al concerto di Modena Park da parte di Cisco…

A seguire grande emozione con Transamerika, ed eccomi lì a rivivere le emozioni di Terra e Libertà, e il legame con Cent’anni di solitudine di Marquez.

Poi subito Clan Banlieue che porta con sé altri ricordi,tra i più belli, impossibile non emozionarsi. E pensavo, quanti concerti dei Modena City Ramblers ho visto? Ehm, mi sa che ho perso il conto…E, chissà perché, mi veniva in mente un concerto al Frontiera di oltre vent’anni fa.

È stata poi la volta di un medley che comprendeva anche Terra Rossa da La Lunga Notte di Cisco, per sfociare poi ne I cento passi, ancora un momento emozionante.

Ultimo brano, che mi ha lasciata sorpresa e felice è stato In un giorno di pioggia e vederlo eseguire live da parte del gruppo originale, valeva tutta la strada fatta per arrivare fin lí per un set così breve, ma splendido. Io felice. Grazie Cisco, grazie Dinosauri.

Pubblicato in: libri

Protagonisti inconsapevoli di Amalia Scoppola

Oggi racconto questo libro con la consapevolezza di avere la fortuna di essere amica dell’autrice, ma non per questo voglio essere di parte.

Ho atteso con ansia che il libro, ordinato sul sito de La Caravella editrice, mi arrivasse a casa. Quando ho aperto il plico ho visto che si tratta di un volumetto di circa 140 pagine. Peccato, mi sono detta, ho un debole per i libri lunghi. (Scrivere un libro corto non è un difetto, ma quella verso i romanzi lunghi è solo una mia predilezione personale).

Mi sono subito immersa nella storia che, fin dall’inizio mi ha trasportata in un mondo ben descritto dall’autrice, dove i personaggi si muovono su più livelli, un po’ come le scale in movimento di Hogwarts.

Ci troviamo a seguire la storia di Silvia, giovane scrittrice e della sua famiglia, in parte frammentata prima dalla malattia della madre che ha spinto le loro vite verso un tracciato doloroso e poi dalla scomparsa del padre.

Ma i protagonisti sono in fondo nascosti da sipari, che vengono aperti qua e là nella vicenda, ma non abbastanza da farci comprendere chi ci sia davvero dietro.

Chi è la persona che lavora con tela, colori e pennelli e dipinge Silvia nei momenti della sua vita?

Chi è la persona che si cela dietro alla finestra al secondo piano nel palazzo della piazza del paese dove Silvia si rifugia a scrivere e che la osserva in silenzio?

Cosa sta succedendo a Laura, la madre di Silvia, la cui coscienza perduta sembra voler tornare ad emergere per non restare solo sulla soglia della vita?

Amalia Scoppola tiene i fili dei protagonisti inconsapevoli del romanzo e li intreccia con pennellate di colore fino al finale inatteso, che pure dà un nuovo significato alla storia narrata, creando un lungo delicato racconto che emoziona.

Una lettura molto piacevole che accende la curiosità del lettore. Del resto, non sono i lettori stessi i primi protagonisti inconsapevoli di ogni romanzo che scelgono di leggere?

http://www.lacaravellaeditrice.it/libri-romanzo/291-protagonisti-inconsapevoli-9788868272142.html

Pubblicato in: racconti, ricordi

NIGHT – i ricordi

Roma, primi anni ’90. Stazione Tiburtina. Un lungo succedersi di sottopassaggi e di cavalcavia.
A ogni viaggio in treno, l’arrivo alla Stazione Termini era preceduto dal veloce passaggio dei vagoni lungo i binari che costeggiano i cavalcavia prima della Stazione Tiburtina.
Io mi fermavo in quegli istanti. Smettevo quasi di respirare. Osservavo tutto con gli occhi che correvano più veloci del convoglio.
Muri istoriati dai writers. Una serie di graffiti.
Tutti colorati, tranne uno. Completamente in nero. La scritta, Night, con la T fatta a forma di croce , simbolo di atmosfere oscure, giri di basso in una musica cupa.
Nelle orecchie avevo la musica del walkman, ancora con le cuffie e le ingombranti cassette. I suoni erano quelli di Charlotte sometimes dei Cure, di Marian dei Sisters of Mercy o dei Red Temple Spirits.
I passeggeri più impazienti si preparavano già per scendere, tiravano giù valigie, si infilavano i cappotti, riponevano giornali e riviste lette. Qualcuno si stiracchiava, i più educati prendevano bottigliette d’acqua mezze vuote e buttavano nel portacenere carte appallottolate con dentro briciole di panino.
Io guardavo fuori e  pensavo a quei giorni.
Quei giorni in cui a vent’anni la nostra vita era fatta di viaggi in treno, di musica e riviste come Velvet e Rockerilla.
Un giorno avrei voluto fare tutto il viaggio in compagnia. Avremmo riso, mangiato panini, ci saremmo scambiati le cuffie per ascoltare musica rock e avremmo camminato lungo tutto il corridoio del treno ritmando i passi con il tintinnare delle fibbie dei nostri giubbotti neri di pelle.
Invece la vita segue altri percorsi, spesso cambia binario all’improvviso.
Un cambio repentino, un incrocio sbagliato di destini.
E rimane il vuoto e la sensazione di non essere stati capaci di vivere abbastanza.
Il mondo è andato avanti, i treni sono cambiati, quelli a scompartimento non ci sono più. Il treno in cui spesso continuo a viaggiare passa ancora, ma sempre più veloce, lungo i sottopassaggi della Stazione Tiburtina.
I graffiti sono coperti da altri, nuovi writers hanno preso il posto di quelli di allora. Ed anche la nera scritta NIGHT è stata ricoperta, con la sua T a forma di croce. Ed è come se quella croce, che stava lì a ricordare qualcuno,  ti avesse raggiunto dove sei ora, compagna di antiche solitudini.
Forse è proprio così che va la vita, i vecchi dolori sono coperti da altri, anche se mai cancellati del tutto e qualcosa rimane impresso nella memoria.
Il tempo ha preso altre strade, il destino ha seguito il suo corso, la musica è diversa anche se sempre oscura nel mio cuore. Eppure a luglio la scritta Night si ricompone nella mia mente, sfocata e nitida allo stesso tempo.
Guardo lontano verso gli altri treni, verso il mondo così cambiato e verso quel murale così nero, ormai nascosto,  testimone di una ventata di vita.
I vent’anni sono alle spalle da tanto tempo, ma una scintilla di nera emozione nei ricordi è sempre viva.

Pubblicato in: libri

La ragazza italiana di Lucinda Riley

Difficilmente scelgo come lettura romanzi il cui argomento principale è l’amore, perché spesso si tratta di storie trite e ritrite, prevedibili fino all’ultima virgola.
Questa volta però mi sono lasciata tentare, innanzitutto dalla copertina e poi dalla sinossi.

Il mio istinto ha avuto ragione, perché La ragazza italiana di Lucinda Riley è un bellissimo romanzo, di circa 500 pagine e di quelli che, quando torni a casa dal lavoro ti dici: “meno male ho un bel libro da leggere!!!”

A fare da filo conduttore dell’intera vicenda, l’opera lirica, per me argomento molto caro. Essendo stata mia madre appassionata di lirica, conosco i brani principali di tantissime opere, in particolare nelle splendide interpretazioni di Luciano Pavarotti. E per tutta la lettura di questo libro, il brano che mi risuonava in testa più di frequente è stato Una furtiva lagrima dall’Elisir d’amore di Donizetti.

La protagonista della storia si chiama Rosanna come me e questa è stata un’altra delle cose che mi hanno attratta verso questo libro. Già bambina si innamora di un tenore di nome Roberto Rossini. Il destino li farà incontrare nuovamente quando Rosanna sarà più grande, anche lei cantante di talento,ma il loro rapporto non sarà per nulla facile, pur essendo molto intenso.

La trama e la scrittura sono praticamente perfette, non si incontra mai la noia. Pur essendo un romanzo un po’ “old style”, forse per le ambientazioni e per la tipologia di sentimenti cosi ben descritta, che riporta un po’ a certi film del passato, questo libro mi ha veramente conquistata. Tanto che avevo anche pensato di andare alla presentazione a Velletri giovedì scorso. Ma all’ultimo momento è stata annullata a causa di motivi di salute dell’autrice, della quale in passato ho letto anche altri libri.

Nel frattempo ho terminato la lettura del libro e con soddisfazione l’ho riposto nello scaffale dei miei preferiti. Una piacevolissima lettura specialmente per l’estate.