Pubblicato in: amicizie, pensieri, riflessioni

Circostanze inattese

Ci sono circostanze inattese che consentono di cambiare stato d’animo in poco tempo e di lasciarci sorpresi, perché alla fine la vita è sempre un rollercoaster di emozioni.

È quello che mi è successo in questo weekend.

Sono passata da momenti di cupa malinconia dovuta a motivazioni di cui ho spesso parlato in questo blog – e che forse è il caso che non rivanghi ulteriormente –  a una sensazione di profonda serenità.

Mi sono resa conto di quanto sia terapeutico a tutti i livelli, parlare con persone che trasmettono empatia, amicizia, calore, sia che si tratti di vecchi amici oppure di conoscenze recenti.

Uno scambio di pensieri con persone che sanno dare quel conforto e quella sensazione di sicurezza che a volte manca, è davvero qualcosa di prezioso.
Questo weekend l’ho capito profondamente e sono grata a chi ha saputo infondermi questa grande serenità.

È davvero questa una delle cose più belle della vita. Sentire, nel momento in cui lo stato d’animo è sul punto di crollare, che c’è qualcuno ancora che è in grado di raccoglierti metaforicamente al volo e di risparmiarti l’impatto al suolo. Semplicemente con parole utilizzate nel modo giusto.

È per questo che oggi riesco a scrivere che sono molto, molto felice. E con tanta voglia di dire grazie.

 

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Pubblicato in: libri

Un luogo a cui tornare di Fioly Bocca

Avevo gia scritto un post su un libro di Fioly Bocca qualche tempo fa. Il libro era Ovunque tu sarai. Oggi torno a scrivere di questa autrice che mi piace moltissimo. Ho finito ieri di leggere Un luogo a cui tornare e mi ha profondamente commossa. Già dall’inizio ho apprezzato lo stile di scrittura di Fioly, che riesce a rendere ogni paragrafo ricco di poesia. Inoltre la vicenda è di quelle che ti tengono legata alle pagine.
Argea è una donna nervosa e triste mentre, disattenta, guida sotto la pioggia, delusa dal comportamento del suo compagno. Improvvisamente ha la percezione di una figura davanti ai suoi occhi sulla strada. Poi un urto e perde conoscenza.
Argea si risveglia in ospedale. Il suo fidanzato è con lei. Argea scopre di aver investito un rifugiato bosniaco. Un senzatetto di nome Zeligo. Quando si riprende un po’, Argea sente il desiderio di andare a trovare l’uomo. E scopre un mondo che non conosceva, una specie di universo parallelo. (Un po’ come accade ad Antonia ne Le Fate Ignoranti, mi viene da dire).
Lentamente Argea inizia  a mettere a confronto le difficoltà della propria vita, il rapporto con il fidanzato non proprio presente e affidabile, il desiderio di maternità messo alla prova da una gravidanza dolorosamente interrotta, lo stupore e a volte il senso di inadeguatezza nel rispondere alle lettrici di una rubrica su una rivista, che si rivolgono a lei per chiedere aiuto sulle difficoltà dei sentimenti, con i problemi pratici della vita di Zeligo.

Scopre così come le piccole cose siano importanti per chi non ha una casa, come la vita di chi ha solo il cielo come tetto sia fatta di privazioni, di rischi e anche di totale assenza di privacy. Come tra le persone di “quel mondo” nascano rapporti di aiuto reciproco.
Zeligo pian piano si apre con lei, le racconta i dolori e le gioie che ha vissuto e Argea gli tende una mano, lo sprona concretamente a fare qualcosa per riprendere a vivere in maniera dignitosa. Non hanno mai parlato del fatto che è stata lei a investirlo, Zeligo ricorda solo di essersi trovato per strada ubriaco. Ma il loro rapporto diventa un dono della vita. “Qualcuno si prenderà cura della nostra tentazione di cadere in pezzi” dice Zeligo ad Argea ed è questo in fondo l’insegnamento del libro. La vita vale sempre la pena di essere vissuta, fintanto che c’è qualcuno che riesce a dare valore anche ai nostri sbagli  e, in alcuni casi, la solidarietà tra esseri umani ha il potere di cambiare il corso della vita.
Questo libro è talmente profondo e ricco di sentimenti descritti con grande capacità da Fioly Bocca, che ho terminato di leggerlo con le lacrime agli occhi. Ho sottolineato tantissimi passi, concetti che meglio descrivono alcune sensazioni con parole che io non avrei mai saputo usare.
Grazie Fioly per questo capolavoro.
http://www.giunti.it/libri/narrativa/un-luogo-a-cui-tornare/#

Pubblicato in: felicità, passeggiate

Un giorno da favola

Assaporando un sabato di ottobre che assomigliava tanto a uno di maggio, visitando un luogo neanche troppo lontano ma mai esplorato a fondo prima di questo momento, sono riuscita a vivere un giorno da favola.

Uno di quei momenti in cui il sole, la temperatura mite, il vento gradevole e la persona amata accanto, rendono la felicità realmente tangibile.

Avrei voluto che le ore non passassero mai.

Sono stata seduta su uno scoglio a scrivere e ad ascoltare la mia musica preferita per quasi un’ora, con le onde del mare e la gente che si godeva il sole intorno.
Ho scelto alcune foto da pubblicare qui per ricordarmi di questo momento anche in futuro. Perché i giorni così belli si contano sulle dita di una mano  e sono veramente felice di avere vissuto una giornata perfetta.


Per chi fosse curioso di conoscere di quale luogo si tratta, è Civitavecchia,  che non è solo il porto dal quale partono i traghetti e le navi per il quale è nota. C’è anche un bellissimo lungomare con una grande area pedonale e tante panchine dove rilassarsi godendosi la vista del mare. 


Nella parte più a sud, la zona chiamata Pirgo, si trova un’area con una stradina ricca di ristoranti e bar dove godersi i momenti di relax in compagnia.


Mi ha ricordato un po’ Barcellona e la zona della Barceloneta. Che nostalgia…

Un ultimo  commento lo riservo alla bellezza dell’acqua così cristallina e trasparente. Davvero bellissima.

Pubblicato in: diario, hobby, pensieri

Knitting my soul

Ci sono giorni in cui le cose sembrano più difficili. Giorni in cui pare di soccombere alle difficoltà e tutto ciò di cui si ha bisogno è un po’ di relax.

Nei giorni così mi rivolgo ai miei hobby per cercare tranquillità e uno di essi, come ho raccontato molte volte è il lavoro a maglia.

Il colore dei gomitoli, la consistenza della lana e dei ferri di legno aiutano a liberare la mente dai pensieri e a intrecciare i fili dell’anima verso stati emotivi più sereni.

Meglio ancora se contemporaneamente riesco a guardare un film in streaming. Alla fine la vita è troppo breve per soccombere alle sensazioni negative, meglio colorare il proprio mondo, invece di viverlo in bianco e nero.

Oggi mi esprimo come uno spot pubblicitario ma è cosi che mi sento, con la voglia di reagire ai momenti in cui le cose non vanno proprio come si vorrebbe.

Pubblicato in: diario, i miei libri, scrittura

Un viaggio immaginario in Bretagna

In quest’ultimo periodo mi sono rifugiata in una sorta di viaggio immaginario in Bretagna. Una serie di letture mi hanno portata a interessarmi di questa musica e di questa cultura, che mi sta anche fornendo ispirazioni per continuare un progetto di scrittura iniziato da tempo.

Ho scoperto che immergersi in questa musica fa molto bene all’anima e trasporta in uno stato ideale per l’esplorazione dei sentimenti e delle emozioni. La cosa di cui avevo proprio bisogno in questo periodo.

Non aggiungo altro e lascio parlare questo bellissimo brano, che rientra sempre nelle mie playlist quotidiane.

 

Pubblicato in: felicità, watching the world

Un vizio

Oggi parlando con una persona, raccontavo di come la mattina alle 6,10 quando mi alzo, la prima cosa che faccio è guardare dalla finestra com’è il cielo. Se vedo dei bei colori, metto su il tè per la colazione e scappo subito al balcone a fare una foto. Come questa di stamattina:

“Ma come ti va?” mi diceva questa ragazza. “Appena alzata, poi.”

Non ho dovuto nemmeno pensare, la risposta mi è venuta da sola.
“Perché la vita è bella” ho detto “ed è bello iniziare la giornata con qualcosa di speciale. Perché sono felice di essere ancora viva dopo la brutta esperienza che ho passato – qui mi hanno attraversato la mente le immagini di quando sono rimasta un mese in ospedale, dei sotterranei, i dolori, le flebo, la chemio -, perché un’alba così mi riempie di emozione.”
Ho risposto con una tale veemenza da sembrare esaltata, ma tutto quello che ho detto lo penso veramente.

Dagli sguardi che mi hanno rivolto le altre persone che erano con noi ho capito che forse non è un discorso sempre facile da spiegare fino in fondo, del resto nessuno di noi è immune da problemi ed emozionarsi per un po’ di colori in cielo sembra forse esagerato. Ma se questa è una cosa che mi rende contenta prima di uscire per andare al lavoro, perché non farlo? Sarei anche capace di alzarmi apposta…

E poi, è un vizio del tutto innocuo! 🙂

Pubblicato in: passeggiate, pensieri, riflessioni, viaggi, watching the world

Due cani

Venerdì ho passato una giornata al lago, un lago che adoro e dove sono già stata diverse volte. Era una giornata ventosa e le acque del lago erano mosse, le onde impetuose, le acque agitate.

A un certo punto, mentre eravamo sul pontile sono arrivati alcuni uomini con due cani di razza tedesca di taglia grande. I due cani erano sfrenati, non si tenevano più per l’eccitazione nel trovarsi di fronte all’acqua, alle onde. Quello che mi ha colpita, è stato il loro comportamento, notevolmente differente proprio per il diverso temperamento dei due animali.

Il primo ha sceso gli scalini che portavano direttamente in acqua e ha immerso il muso nelle onde, mordendole come per fermarle, giocandoci allegramente.

L’altro si è fermato sul pontile, abbaiava e scodinzolava, guardando l’acqua da un punto più riparato. 

Dopo un po’, cani e padroni si sono spostati in una insenatura dove era più facile scendere direttamente in acqua.

Il primo cane ne ha approfittato e si è immerso ancora di più, con il muso tutto nell’acqua a giocare di nuovo con le onde.

Il secondo ha fatto due passi in avanti, quasi tentato dal pensiero di scendere ugualmente in acqua, poi però ha fatto  tre passi indietro e si è posizionato più su per guardare l’acqua e abbaiare in un posto sicuro.

Ho pensato a quanto mi sentissi simile al secondo cane. Nella vita sono sempre stata con tanta voglia di fare le cose che mi piacciono, ma sempre con un freno interiore dettato da tante circostanze della mia esistenza, che hanno forgiato il mio carattere.

Eppure proprio l’esperienza della malattia mi ha insegnato che la vita va assaporata intensamente e non a piccoli sorsi o stando sulla soglia. 

E mi viene in mente L’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters, con l’epitaffio di Francis Turner:

“Io non potevo correre né giocare/ quando ero ragazzo./ Quando fui uomo, potei solo sorseggiare/ alla coppa, non bere../perché la scarlattina mi aveva lasciato/ il cuore malato.”

E mi rendo conto che non è cosi che bisogna vivere, si deve invece vivere intensamente, assaporando ogni emozione.

Per me può essere un buon proposito da non dimenticare mai.