Pubblicato in: diario, riflessioni

Inner peace

È un periodo in cui mi sento estremamente in pace con me stessa. Non so come mai, ma mi sento fortunata perché tante situazioni di conflitto e di tensioni sembrano il più delle volte scivolarmi addosso.

Come se veramente avessi una fiammella accesa nel cuore.

Mi accorgo di cose che accadono e che mi fanno sentire allibita, situazioni che mi sembrano quasi ai limiti del grottesco, eppure mi sento sempre come se guardassi le cose dall’interno di una campana di vetro che mi separa dagli avvenimenti più assurdi.

Non so se sentirsi così sia un bene o un male, ma forse la cosa più bella è la sensazione di pace interiore che riesco ad avvertire spesso in questi ultimi tempi.

È un po’ come vivere al riparo dalle emozioni negative, per cui non mi dispiace per niente sentirmi così.

Se poi chiudo gli occhi e ascolto un po’ di musica mi sento ancora meglio.

Pubblicato in: Ferzan Ozpetek, film

Rosso Istanbul di Ferzan Ozpetek – un viaggio di emozioni

rosso-istanbulDa pochi giorni è nelle sale Rosso Istanbul, il nuovo film di Ferzan Ozpetek e non volevo né potevo aspettare troppo per vederlo. Sono andata ieri. Curiosa ed emozionata, come sempre quando si tratta dei suoi film. Ho respirato e assimilato ogni scena di questo film, molto lento, ipnotico, a tratti difficile da interpretare nella maniera corretta, forse lo stato d’animo migliore con cui vedere il film è quello di non cercare per forza un significato ma lasciarsi trasportare dalle scene, dalle emozioni forti o sopite, a tratti buffe, che i protagonisti ci regalano. Ho sentito tantissima gente dire, alla fine del film, io non l’ho capito. A me è bastato lasciarmi trasportare da colori, suoni e sentimenti che il film mi ha trasmesso.
Credo che la storia (abbastanza diversa dal libro) sia solo una base per mostrare le fragilità umane (nella narrazione entra anche il riferimento alle vicende arcinote di questi ultimi anni di chi dimentica un figlio in auto e poi porta con sé la devastazione interiore dei sensi di colpa e del dolore).

La trama si snoda attorno ai quattro personaggi i cui occhi sono visibili nella locandina del film: Orhan. lo scrittore di origini turche che torna a Istanbul per aiutare il regista Deniz Soysal a terminare un libro, i cui protagonisti sono le persone che Orhan conoscerà a Istanbul che a volte scoprirà diverse da come le ha raccontate da Deniz nel libro. Neval, una donna molto importante nella vita di Deniz, ricca di fascino, ma enigmatica e che riesce a conquistare il cuore di Orhan, – ma sappiamo bene che nella vita le cose non sono mai facili -. Yusuf, un uomo che Deniz fa morire nel suo libro, ma che invece morto non è e che è forse la persona con il ruolo più grande nella vita del regista, l’amore, doloroso e tormentato.
Poco dopo l’arrivo di Orhan, Deniz scompare e sembra un caso strano che,  a poche ore dall’arrivo dello scrittore, il regista sia svanito nel nulla.

Nella vicenda ci sono anche altri personaggi, quasi tutti femminili e importanti nella vita di Deniz. Sono proprio loro a insinuare che ci sia una connessione tra l’arrivo di Orhan e la scomparsa di Deniz, anche se poi sottolineano che questa ipotesi era soltanto uno scherzo. Sibel la governante, interpretata da Serra Yilmaz, una vera istituzione nei film di Ozpetek, che in questo film parla solo per pronunciare frasi taglienti e che sembrano sempre voler offendere Orhan. Sureya, la madre del regista, donna elegante, capace di momenti di generosità, e di grande amore verso il figlio, Sultan la ragazza che in silenzio si occupa della cucina e dell’aiuto domestico, protagonista anche lei di una vicenda dolorosa. Ma  anche il fratello di Deniz, artista in cerca di conferme e la sorella di Orhan, con il suo negozio di orologi. Senza dimenticare le madri del sabato che piangono i loro figli scomparsi ormai da tempo.

Si potrebbe dire che, oltre ai quattro personaggi della locandina,  i veri protagonisti di questo film siano una Istanbul onirica e dolorosa: ho notato in particolare il momento in cui Orhan e Deniz sono sdraiati nel buio a parlare davanti al ponte sul Bosforo  e c’è in sottofondo il brano in tedesco In Dieser Statd che non a caso fa riferimento a “questa città”,  con le sue ferite (come le foto di morte, macabra galleria nello studio di lavoro di Deniz sull’isola dove Orhan e Neval andranno in cerca di sue tracce) e le emozioni dei protagonisti, il dolore che ognuno si porta dentro. C’è la stanza dello scrittore a casa sua, anche qui con una galleria di foto, appunti e ricordi che tracciano frammenti della sua vita, e la sensazione di una casa che verrà presto smantellata, con un imminente trasloco che si annuncia già nelle prime scene del film. E ci sono gli sguardi che parlano, gli occhi che vorrebbero trasmettere emozioni che spesso restano impigliate in parole che non è facile pronunciare. In particolare lo sguardo di Orhan, l’attore Halit Ergenç, mi è rimasto impresso così come la sua bravura nel rappresentare il suo personaggio come fragile ma capace di rinascere.

C’è un film quindi che bisogna guardare come un sogno nel quale scegliere frammenti e visioni da riportare con sé nel cuore tornando a casa. La scena che ho conservato meglio nella memoria uscendo dal cinema è quella di una penna casualmente posata su un tavolino del bar, una semplice biro blu, che riuscirà a far sgorgare di nuovo nel cuore di Orhan quella capacità di scrivere che sembrava essersi bloccata dentro di lui, dopo l’iniziale successo del libro di favole anatoliche scritto qualche anno prima. I personaggi di Deniz che tornano a vivere attraverso la scrittura di Orhan.
Ed è la vita che fornisce sempre nuove opportunità. “Chi guarda al passato, non vede il presente”.
Io quasi quasi tornerei a vederlo di nuovo questo film…

https://www.youtube.com/watch?v=S_cftLpH7LE

Pubblicato in: cancer bloggers, libri, musica, ricordi

Breve storia di due amiche per sempre di Francesca del Rosso (Wondy)

È da tantissimo tempo che non racconto più nulla dei libri che leggo, perché negli ultimi mesi riesco meno a mantenere la concentrazione e quando finisco un libro, penso di parlarne, poi il tempo passa e non ne faccio nulla.

Tuttavia questa era una cosa che mi piaceva molto fare e vorrei sforzarmi di riprenderla. Ho deciso di ricominciare con Breve storia di due amiche per sempre di Francesca Del Rosso, alias Wondy (purtroppo scomparsa a causa del cancro a dicembre 2016, qualche mese dopo l’uscita di questo romanzo).

breve-storia-di-due-amiche-per-sempre Oggi ho terminato di leggere l’ebook, la lettura è stata abbastanza veloce, la scrittura molto scorrevole. Il romanzo è la storia di un’amicizia tra due donne, Tessa e Clara e sull’importanza che un rapporto di questo tipo può avere, fino a funzionare da salvagente.

Il libro si apre con il senso di dolore che la protagonista prova scoprendo il tradimento di suo marito. Evento che investe la tranquillità quotidiana e spezza la consueta routine familiare fatta di giornate che si dividono tra lavoro, marito e figlio.  In questa circostanza Tessa avrebbe bisogno di ritrovare la sua amica Clara, con la quale ha vissuto tante esperienze di gioventù.

Ma i tentativi di riavvicinarsi all’amica, fatti nel più o meno recente passato, non hanno portato a risultati positivi.

Nel libro si ripercorrono tanti piccoli episodi dei tempi del liceo, la musica ascoltata, i Guns N’Roses, Curt Kobain (scritto proprio così…), gli scherzi con i ragazzi sapendo che alla base c’era sempre la forte amicizia tra loro due, così forte da richiedere perfino uno stemma identificativo, un ragno stilizzato. Le manifestazioni studentesche a Milano, ma anche l’Abruzzo dei paesini con le tradizioni da salvaguardare e ricordare. I semi di melograno. “Scine”. L’emozione provata da Tessa nel portare l’amica nei luoghi a lei cari.

E poi, finalmente l’opportunità di ritrovare Clara e scoprire finalmente il perché di tanti comportamenti incompresi.

La forza dell’amicizia, il potere dei sogni che si avverano sono i temi protagonisti di questo libro, che è stato una lettura piacevole, un regalo che Wondy ha voluto lasciarci. Grazie.




Pubblicato in: diario, pensieri, ricordi, riflessioni

A pensarci adesso

Qualche settimana fa mi è capitato di parlare con una persona conosciuta da poco, raccontando episodi accaduti nel mio passato, mettendo insieme scene e frammenti di momenti che mi tengo nel cuore.

È stato solo parlandone, che mi sono resa conto di quanto momenti speciali ci siano stati nella mia vita fino ad ora.

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I tanti viaggi, i treni presi, la musica, i piccoli e grandi episodi ad essa legati. Le emozioni di gente conosciuta per caso che poi è entrata stabilmente a far parte della mia vita.

Gli episodi della vita quotidiana che poi sono rimasti scolpiti nella mia mente. Ricordi anche banali come quella sera in cui andai a comprare Ragazza In nel 1983 e ci trovai in copertina Boy George con un vestito variopinto e quell’episodio contribuì non poco a far nascere il mio amore per la musica.

È strano forse provare emozione per le cose vissute nella propria vita, ma forse è anche normale quando si sono vissute cose belle.

La sfida poi è tenere a mente la grande gioia e intensità di sensazioni provate in quei momenti per riportarla nei giorni del presente. Perché è bello avere ricordi ma la vita ce la dobbiamo costruire giorno per giorno. 

Mi sono accorta che ripensare a quante cose belle fortunatamente ho potuto fare nella mia vita è stato per me una sorta di forza propulsiva per cercare di non adagiarmi nella comoda routine della vita quotidiana.

Il bello è poter dire ogni giorno oggi sono riuscita a fare qualcosa di bello. È già importante anche solo provarci. Tenere a mente che possiamo essere felici per cose che sul momento sembrano banali ma che sono invece come piccoli mattoni che costruiscono la splendida vita che vogliamo.

E saranno questi gli episodi, i momenti che, dopo qualche anno, ci sembreranno perfino più speciali di quando li abbiamo vissuti. Posso dire che sono impaziente di viverne ancora.

Pubblicato in: diario, sfoghi, vivere senza stomaco

Ripensare la propria vita in altri termini

Sebbene io mi sia ammalata di cancro ben 12 anni e mezzo fa, questa malattia ha lasciato segni permanenti su di me. Ed è forse per questo che continuo ad avvertire di tanto in tanto la necessità di parlare di quelle che sono le difficoltà quotidiane. È vero, dopo tanti anni subentra una sorta di assuefazione per la quale tanti problemi divengono normale amministrazione e nemmeno ci si fa più troppo caso, come ad esempio il dover fare delle flebo periodicamente. O fare le analisi ogni due mesi. Non sono cose che mi disturbano. Fanno parte della vita “riacquisita” dopo il cancro.

Quello che a volte pesa un po’ è l’aver dovuto ripensare la mia vita in altri termini. Sono consapevole che non sono un caso unico e anzi, ci sono tante persone che stanno peggio di me. Ma forse non avrei immaginato che tutti i miei pomeriggi dal luglio 2004 a oggi li avrei trascorsi almeno per un paio d’ore semi sdraiata su un letto o su un divano, in attesa di digerire. Posso anche non farlo, è vero, ma a prezzo di una sensazione di disagio.

Non avrei mai pensato di avere energie che di colpo crollano, come una specie di palloncino che si sgonfia.

Non necessariamente tutto è solo negativo. Lavorare part time per forza di cose mi lascia molto tempo libero per leggere, specie quando sono sul letto e non dormo, ma semplicemente è un’altra vita rispetto a quella che avrei immaginato.

Non si è mai preparati per questo. Forse ripensarci ancora dopo tanti anni vuole dire che probabilmente questa condizione non si riesce mai ad accettarla proprio del tutto. Si parla tanto della nuova realtà delle persone sopravvissute al cancro, che in Italia e nel mondo sono sempre di più. Dei bisogni non espressi e forse ancora non bene identificati di queste persone.

La realtà che penso di poter descrivere, per quello che mi riguarda, è di trovarmi ad affrontare le situazioni già spesso difficili nella vita con un pezzo in meno e con una condizione di partenza svantaggiata rispetto agli altri.

Non sempre è facile, forse ci vorrebbe un sostegno psicologico prolungato nel tempo, disponibile per tutti. Non saprei in effetti quanto questo possa essere davvero utile, non essendo mai andata da uno psicologo da quando mi sono ammalata, ma molto probabilmente serve, dà comunque un supporto in più.

Alla fine forse è come osservare la luna (credo di aver già fatto questo paragone tempo fa). Queste difficoltà ne rappresentano la faccia scura, ma poi c’è anche il lato illuminato, quello che fa considerare positivamente il fatto di alzarsi ogni mattina e dire “Ce l’ho fatta, sono vivo e posso ancora assaporare le cose belle.”

Forse è quella la faccia su cui bisogna concentrarsi. Ci proverò di nuovo, come ho sempre fatto finora.

Pubblicato in: diario

Frammenti di gennaio

Non sto scrivendo molto nel blog, i giorni si inseguono velocemente e sono sempre un po’ stanca. Però riesco a equilibrare lavoro e riposo per non restare del tutto a terra.

Immagino questo nuovo anno come un diario nel quale scrivere pagine belle, o almeno devo provarci.

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A volte faccio i conti con la stanchezza mentale, il non ricordarmi delle cose, avere una gran confusione nel cervello e mi chiedo se, dopo tanti anni si possa ancora parlare di chemo brain… o è semplicemente stanchezza accumulata, magari associata a qualche carenza vitaminica legata alla vita senza stomaco.

Quando posso mi fermo anche a scrivere qualche riga, probabilmente un nuovo romanzo che prende forma, perché ci sono sempre storie che mi passano per la mente e questa è una cosa che mi piace molto.

Per il resto, quando non c’è molto altro da raccontare vuol dire che di base le cose vanno bene e questo è sempre un risultato notevole, qualcosa da non mettere mai in secondo piano. Raccolgo frammenti di gennaio in pagine che riempio pian piano, in un ritmo un po’ rallentato quasi come se fosse lounge music.

Pubblicato in: amicizie, diario

Quei momenti perfetti

A volte ci sono momenti perfetti. Ma veramente perfetti, e ci si chiede come sia possibile. Forse perché siamo abituati per la maggior parte alle tante difficoltà quotidiane. Eppure esistono anche quei giorni dove tutto sembra bello.

Per me i momenti perfetti sono stati i giorni del periodo natalizio che ho trascorso a Milano. Cercando di essere più serena dello scorso anno e decisamente ci sono riuscita.

Tanti ritagli di serenità, allegria, chiacchiere e calore di persone che, alla fine ho conosciuto quasi tutte grazie a Internet e alla malattia, ma che poi si sono rivelate persone preziose e insostituibili nella mia vita.

A partire dalla passeggiata del 27 dicembre a Milano con ziaCris, il Ferrari, la cara 4P e Nino. Persone con cui basta poco per ridere senza nemmeno sforzarsi di fare le persone serie. E in fondo perché dovremmo? Basta un Muori Preda in una caffetteria, ad esempio.

E poi anche Milano è bella sia di giorno, con gli straordinari 20 gradi, mai sperimentati nel periodo di Natale, ma anche al crepuscolo con le luci e gli addobbi natalizi.

E le bancarelle del mercatino, con il pensiero che correva a Berlino, e a proposito ho voluto provare i Brezel delle bancarelle ma no, non hanno niente a che vedere con quelli originali della Baviera… Tentativo fallito.

Poi a casa di un’amica che non vedevo da un po’ e anche bere una tisana insieme è qualcosa che scalda dentro.

Rivedere un’altra amica che ritengo speciale, è stato un altro momento da ricordare. Un’esperienza dolorosa ci ha fatte incontrare ma tra noi è rimasto tantissimo affetto.

Le passeggiate con mia cognata, il tempo quasi sempre bello, tanto sole, quasi inatteso. Tutto questo mi resterà nel cuore a lungo.

I pranzi e l’atmosfera sempre accogliente e affettuosa dai genitori di Fred. I regalini per me che veramente mi hanno sorpresa. Così tanti e tutti bellissimi, da amici e parenti, che mi hanno fatta sentire felice e amata.

Giorni bellissimi che spero possano essere il preludio per un anno migliore del 2016.

Buon 2017 a tutti, senza mai smettere di sperare!