Quando vivere senza stomaco diventa normalità

Qualche giorno fa, veramente a sorpresa, sulla pagina Facebook di Viverla Tutta, l’iniziativa di medicina narrativa della Pfizer, è comparsa la mia storia.

Non ne sapevo nulla e mentre scorrevo la news feed di Facebook ho letto il mio nome e sono rimasta per un attimo attonita.

Quello che più mi ha emozionata, sono stati i tanti commenti di incoraggiamento delle persone. Mi hanno scritto che sono molto coraggiosa, che sono forte ecc.

Non mi aspettavo tutta questa attenzione. Una volta ancora ho realizzato che per me vivere senza stomaco è diventata la normalità.

E lo scrivo anche qui con convinzione: sono stata cosi fortunata da poter aver in dono una seconda vita, che giorno dopo giorno ho imparato a ricostruire grazie all’amore di mio marito. E al desiderio immenso di assaporare ogni istante.

Devo essere riuscita bene a ricostruirla, forse, perché in questo frangente sono stata la prima a stupirmi dell’impressione che la mia storia ha suscitato nelle persone.

Mi verrebbe da dire scherzosamente No panic, è tutto ok e sono tranquillissima anche senza stomaco.

Ma poi la cosa più importante è dire un grazie alla Pfizer e a tutte le persone che si sono fermate a leggere la mia storia…

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Periodo tranquillo

Non sto aggiornando molto il blog ultimamente, ma sto vivendo un bel periodo tranquillo.
L’inizio dell’anno nuovo mi ha portato una rinnovata voglia di fare.
Entro quest’anno mi sono riproposta di finire il romanzo che sto scrivendo e che ormai ha superato la metà della storia. Scrivere per me è sempre un grande piacere e una passione che non si spegne mai. Anche se mi sto ancora chiedendo come abbia fatto a venirmi in mente tutto l’intreccio della trama in un negozio di detersivi. Cosa curiosa 🙂

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A parte queste incursioni nella fantasia, l’anno nuovo mi ha portato anche una grande voglia di fare ordine sia a casa mia che nelle situazioni più complicate che ho vissuto lo scorso anno e, in generale, un atteggiamento più positivo nei confronti della vita quotidiana.

Spero che questo stato di positività possa continuare a lungo, perché mi ci trovo molto bene dentro. 🙂

Un periodo positivo

Sono davvero contenta di poter raccontare che il 2018 è iniziato molto bene per me.

La mia positività parte principalmente da uno stato mentale, da una grande voglia di lasciare da parte alcuni problemi e di interessarmi soprattutto del qui e ora.Questo è dovuto anche al periodo delle vacanze natalizie trascorso a Milano. Pochi giorni che mi hanno consentito di rivedere tante persone amiche conosciute per motivi diversi. Ma con tutte sono stata benissimo e non ne avevo dubbi.Non poteva mancare anche una giornata da trascorrere a Milano con Cris, Fabio e la Tata. Peccato per l’assenza di un’altra cara amica che non vedevo l’ora di rivedere. Invece non è stato possibile, beh alla prossima…E mi sono trovata in una magia di colori bellissimi. Come al solito, vorrei trascorrere più giorni a Milano, andare in giro a scoprire i tanti nuovi aspetti della città, ma non riesco mai. Però mi godo gli angoli già ben noti.Sarà stata forse proprio questa vacanza a farmi tornare alla routine quotidiana con una marcia in più.Era da tanto che non sentivo questa grande voglia di fare, di mettere in atto progetti da realizzare concretamente. Ma adesso mi sento così e vorrei giornate lunghe e ricche di tante cose belle da fare.Il nuovo anno è ancora tutto da scrivere ma sono estremamente felice che sia partito così bene.Spero che questa sensazione di pace e di grande carica interiore possa durare a lungo. Buon 2018 a tutti!

Nella nuvola di Più Libri Più Liberi

Ogni anno per me è imperdibile l’appuntamento con la fiera Più Libri Più Liberi a Roma. Mi diverto, incontro tante persone interessanti, si respira un’atmosfera bellissima.

Quest’anno, per la prima volta, l’evento si sta svolgendo nella famosa Nuvola di Fuksas. È stato possibile arrivare fin dentro la nuvola. Siamo rimasti molte ore fino a quando si era fatto buio inoltrato.

Fa un effetto strano ritrovarsi in questo spazio sospeso. C’era tantissima gente, in alcuni momenti ho avuto il dubbio che la novità della nuvola distraesse un po’ l’attenzione dai veri protagonisti, ovvero i libri.

Ho incontrato amici che non vedevo da tanto e ne sono stata felicissima. Abbiamo approfittato per andare a sentire insieme Isabella Ragonese che leggeva brani da Sofia si veste sempre di nero di Paolo Cognetti, un libro che adoro. Peccato che un guasto tecnico abbia fatto terminare la presentazione prima del previsto.

Ho conosciuto Francesca Petroni, una scrittrice che avevo seguito online e che di persona mi ha fatto una bellissima impressione, mi sembra una persona stupenda. Non vedo l’ora di leggere uno dei suoi libri (L’altro lato del sole) che ho preso e sul quale mi ha fatto una dedica molto bella.

Sono stata un po’ con Giorgia e Sten e poi come tutti gli anni con Amalia allo stand de La Caravella. Sempre momenti molto piacevoli. 

Siamo andati via all’ora di cena quando la nuvola era tutta illuminata di rosso. E ancora da fuori sono rimasta a guardarla, grata per le emozioni che mi ha trasmesso e con una consapevolezza che ormai è certezza: leggere e scrivere sono due attività meravigliose e sono lieta di amarle entrambe. Mi hanno regalato un momento di grande serenità.

Non bisogna avere paura di una gastroscopia

Giovedì scorso per l’ennesima volta ho dovuto fare una gastroscopia di controllo. Ormai ne ho fatte tante, non dico che ci si abitui, è un esame di quelli che si pensa sempre “preferirei essere a casa mia tranquillo“. Ma è vero che tante persone hanno paura della gastroscopia.

Anche stavolta ho incontrato una signora che mi ha detto: ” Sa, non la volevo proprio fare ma ormai mi sono ridotta che la devo fare per forza. È la prima volta che la faccio“.

E penso a quanto la riluttanza a fare questo esame a volte si porti via delle vite. A momenti si portava via anche la mia, ho avuto la fortuna di prendere in tempo un tumore che avrebbe potuto fare danni serissimi se si fosse diffuso ulteriormente. Un destino benevolo ha voluto che il cancro restasse circoscritto a un organo.

Tutto questo per la paura di farsi inserire in gola un tubo. Per pochi minuti.

Giovedì ho fatto una sedazione che mi ha consentito di non ricordare nulla dell’esame. Mi sono addormentata prima che iniziasse e mi sono risvegliata da un sonno tranquillo su una barella in corridoio. L’esame è andato benissimo, il risultato è nella piena normalità di una persona gastrectomizzata.

Però un’esortazione mi esce dal cuore. Non bisogna avere paura di una gastroscopia. Se avete qualche problema di digestione che perdura, dei fastidi che non si risolvono dopo breve terapia con i farmaci, andate a fare questo esame. Può veramente salvare la vita. 

Da un tumore allo stomaco preso in tempo si può guarire. Da uno che si è diffuso in altre parti del corpo, al peritoneo e ad altri organi come ad esempio le ovaie, è molto più difficile. Pensateci, la paura passa, è questione di minuti, il cancro no.

Circostanze inattese

Ci sono circostanze inattese che consentono di cambiare stato d’animo in poco tempo e di lasciarci sorpresi, perché alla fine la vita è sempre un rollercoaster di emozioni.

È quello che mi è successo in questo weekend.

Sono passata da momenti di cupa malinconia dovuta a motivazioni di cui ho spesso parlato in questo blog – e che forse è il caso che non rivanghi ulteriormente –  a una sensazione di profonda serenità.

Mi sono resa conto di quanto sia terapeutico a tutti i livelli, parlare con persone che trasmettono empatia, amicizia, calore, sia che si tratti di vecchi amici oppure di conoscenze recenti.

Uno scambio di pensieri con persone che sanno dare quel conforto e quella sensazione di sicurezza che a volte manca, è davvero qualcosa di prezioso.
Questo weekend l’ho capito profondamente e sono grata a chi ha saputo infondermi questa grande serenità.

È davvero questa una delle cose più belle della vita. Sentire, nel momento in cui lo stato d’animo è sul punto di crollare, che c’è qualcuno ancora che è in grado di raccoglierti metaforicamente al volo e di risparmiarti l’impatto al suolo. Semplicemente con parole utilizzate nel modo giusto.

È per questo che oggi riesco a scrivere che sono molto, molto felice. E con tanta voglia di dire grazie.

 

Un luogo a cui tornare di Fioly Bocca

Avevo gia scritto un post su un libro di Fioly Bocca qualche tempo fa. Il libro era Ovunque tu sarai. Oggi torno a scrivere di questa autrice che mi piace moltissimo. Ho finito ieri di leggere Un luogo a cui tornare e mi ha profondamente commossa. Già dall’inizio ho apprezzato lo stile di scrittura di Fioly, che riesce a rendere ogni paragrafo ricco di poesia. Inoltre la vicenda è di quelle che ti tengono legata alle pagine.
Argea è una donna nervosa e triste mentre, disattenta, guida sotto la pioggia, delusa dal comportamento del suo compagno. Improvvisamente ha la percezione di una figura davanti ai suoi occhi sulla strada. Poi un urto e perde conoscenza.
Argea si risveglia in ospedale. Il suo fidanzato è con lei. Argea scopre di aver investito un rifugiato bosniaco. Un senzatetto di nome Zeligo. Quando si riprende un po’, Argea sente il desiderio di andare a trovare l’uomo. E scopre un mondo che non conosceva, una specie di universo parallelo. (Un po’ come accade ad Antonia ne Le Fate Ignoranti, mi viene da dire).
Lentamente Argea inizia  a mettere a confronto le difficoltà della propria vita, il rapporto con il fidanzato non proprio presente e affidabile, il desiderio di maternità messo alla prova da una gravidanza dolorosamente interrotta, lo stupore e a volte il senso di inadeguatezza nel rispondere alle lettrici di una rubrica su una rivista, che si rivolgono a lei per chiedere aiuto sulle difficoltà dei sentimenti, con i problemi pratici della vita di Zeligo.

Scopre così come le piccole cose siano importanti per chi non ha una casa, come la vita di chi ha solo il cielo come tetto sia fatta di privazioni, di rischi e anche di totale assenza di privacy. Come tra le persone di “quel mondo” nascano rapporti di aiuto reciproco.
Zeligo pian piano si apre con lei, le racconta i dolori e le gioie che ha vissuto e Argea gli tende una mano, lo sprona concretamente a fare qualcosa per riprendere a vivere in maniera dignitosa. Non hanno mai parlato del fatto che è stata lei a investirlo, Zeligo ricorda solo di essersi trovato per strada ubriaco. Ma il loro rapporto diventa un dono della vita. “Qualcuno si prenderà cura della nostra tentazione di cadere in pezzi” dice Zeligo ad Argea ed è questo in fondo l’insegnamento del libro. La vita vale sempre la pena di essere vissuta, fintanto che c’è qualcuno che riesce a dare valore anche ai nostri sbagli  e, in alcuni casi, la solidarietà tra esseri umani ha il potere di cambiare il corso della vita.
Questo libro è talmente profondo e ricco di sentimenti descritti con grande capacità da Fioly Bocca, che ho terminato di leggerlo con le lacrime agli occhi. Ho sottolineato tantissimi passi, concetti che meglio descrivono alcune sensazioni con parole che io non avrei mai saputo usare.
Grazie Fioly per questo capolavoro.
http://www.giunti.it/libri/narrativa/un-luogo-a-cui-tornare/#