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Heroes never die

Oggi se n’è andato anche Chris Cornell, dopo una serie impressionante di lutti nel mondo musicale iniziati nel 2016. David Bowie, Leonard Cohen, George Michael, Prince, Pete Burns, Black.

Eppure si può proprio dire che gli eroi non muoiono mai. Per quello che ci hanno dato. Per quello che hanno rappresentato per noi che eravamo giovani negli anni ’80/90.

È quello spirito di ribellione, quella voglia di cambiare le cose, quella forza travolgente che la musica ci dava, che non andranno mai persi. Perché se la si è vissuta in un modo coinvolgente, come è capitato a me e a tanti miei amici, qualcosa rimane dentro per forza.

Nonostante la routine, la vita quotidiana, le esigenze che nel tempo cambiano. I dolori, le risate e i viaggi, i lutti e gli impegni diversi, gli anni che passano, nel cuore rimane sempre la voglia di chiudere gli occhi e lasciarsi andare ai sogni.

E la musica è sempre lo strumento migliore per farlo. Anche se le cassette non le ascoltiamo più, gli Lp per fortuna ancora qualcuno sì. I Cd a volte. Ma c’è YouTube per trovare subito la canzone da ascoltare.

D’istinto le canzoni che sono andata a cercare oggi sono state Fell on Black Days e The day I tried to live. E le foto scattate a Reading 95. Perché in fondo io sono sempre quella Rosie. Per tante cose la stessa di allora. E scrivo per dire grazie ai miei eroi. Di allora e di oggi.

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Così vanno le cose, così devono andare

Sono in una fase della mia vita in cui mi sento molto tranquilla, ormai sono abbastanza consapevole che la mia vita è questa e non può essere altra. Ho elaborato una sorta di “amichevole rassegnazione” che mi è molto utile nel proseguire il mio percorso nella completa accettazione dei limiti che il post cancro mi ha imposto. Ed è anche giusto che sia così, considerati gli anni che sono trascorsi.

Il risveglio della primavera che per me comporta anche un crollo di energie, è di nuovo davanti a me, per la tredicesima volta dopo la malattia e quest’anno ho una grande fame di belle giornate e di tempo libero da passare all’aperto. Pronta ad affrontare l’inevitabile astenia.

Alcuni progetti sono ancora ben radicati in me, altri si sono avviati verso un sipario definitivo, mentre la voglia di fare qualcosa per poter esprimere me stessa è sempre presente.

Intanto vivo, un po’ come la goccia blu che cade in questa foto, in attesa di vedere fin dove si allargheranno i prossimi cerchi.

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Inner peace

È un periodo in cui mi sento estremamente in pace con me stessa. Non so come mai, ma mi sento fortunata perché tante situazioni di conflitto e di tensioni sembrano il più delle volte scivolarmi addosso.

Come se veramente avessi una fiammella accesa nel cuore.

Mi accorgo di cose che accadono e che mi fanno sentire allibita, situazioni che mi sembrano quasi ai limiti del grottesco, eppure mi sento sempre come se guardassi le cose dall’interno di una campana di vetro che mi separa dagli avvenimenti più assurdi.

Non so se sentirsi così sia un bene o un male, ma forse la cosa più bella è la sensazione di pace interiore che riesco ad avvertire spesso in questi ultimi tempi.

È un po’ come vivere al riparo dalle emozioni negative, per cui non mi dispiace per niente sentirmi così.

Se poi chiudo gli occhi e ascolto un po’ di musica mi sento ancora meglio.

Pubblicato in: diario, pensieri, ricordi, riflessioni

A pensarci adesso

Qualche settimana fa mi è capitato di parlare con una persona conosciuta da poco, raccontando episodi accaduti nel mio passato, mettendo insieme scene e frammenti di momenti che mi tengo nel cuore.

È stato solo parlandone, che mi sono resa conto di quanto momenti speciali ci siano stati nella mia vita fino ad ora.

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I tanti viaggi, i treni presi, la musica, i piccoli e grandi episodi ad essa legati. Le emozioni di gente conosciuta per caso che poi è entrata stabilmente a far parte della mia vita.

Gli episodi della vita quotidiana che poi sono rimasti scolpiti nella mia mente. Ricordi anche banali come quella sera in cui andai a comprare Ragazza In nel 1983 e ci trovai in copertina Boy George con un vestito variopinto e quell’episodio contribuì non poco a far nascere il mio amore per la musica.

È strano forse provare emozione per le cose vissute nella propria vita, ma forse è anche normale quando si sono vissute cose belle.

La sfida poi è tenere a mente la grande gioia e intensità di sensazioni provate in quei momenti per riportarla nei giorni del presente. Perché è bello avere ricordi ma la vita ce la dobbiamo costruire giorno per giorno. 

Mi sono accorta che ripensare a quante cose belle fortunatamente ho potuto fare nella mia vita è stato per me una sorta di forza propulsiva per cercare di non adagiarmi nella comoda routine della vita quotidiana.

Il bello è poter dire ogni giorno oggi sono riuscita a fare qualcosa di bello. È già importante anche solo provarci. Tenere a mente che possiamo essere felici per cose che sul momento sembrano banali ma che sono invece come piccoli mattoni che costruiscono la splendida vita che vogliamo.

E saranno questi gli episodi, i momenti che, dopo qualche anno, ci sembreranno perfino più speciali di quando li abbiamo vissuti. Posso dire che sono impaziente di viverne ancora.

Pubblicato in: diario, sfoghi, vivere senza stomaco

Ripensare la propria vita in altri termini

Sebbene io mi sia ammalata di cancro ben 12 anni e mezzo fa, questa malattia ha lasciato segni permanenti su di me. Ed è forse per questo che continuo ad avvertire di tanto in tanto la necessità di parlare di quelle che sono le difficoltà quotidiane. È vero, dopo tanti anni subentra una sorta di assuefazione per la quale tanti problemi divengono normale amministrazione e nemmeno ci si fa più troppo caso, come ad esempio il dover fare delle flebo periodicamente. O fare le analisi ogni due mesi. Non sono cose che mi disturbano. Fanno parte della vita “riacquisita” dopo il cancro.

Quello che a volte pesa un po’ è l’aver dovuto ripensare la mia vita in altri termini. Sono consapevole che non sono un caso unico e anzi, ci sono tante persone che stanno peggio di me. Ma forse non avrei immaginato che tutti i miei pomeriggi dal luglio 2004 a oggi li avrei trascorsi almeno per un paio d’ore semi sdraiata su un letto o su un divano, in attesa di digerire. Posso anche non farlo, è vero, ma a prezzo di una sensazione di disagio.

Non avrei mai pensato di avere energie che di colpo crollano, come una specie di palloncino che si sgonfia.

Non necessariamente tutto è solo negativo. Lavorare part time per forza di cose mi lascia molto tempo libero per leggere, specie quando sono sul letto e non dormo, ma semplicemente è un’altra vita rispetto a quella che avrei immaginato.

Non si è mai preparati per questo. Forse ripensarci ancora dopo tanti anni vuole dire che probabilmente questa condizione non si riesce mai ad accettarla proprio del tutto. Si parla tanto della nuova realtà delle persone sopravvissute al cancro, che in Italia e nel mondo sono sempre di più. Dei bisogni non espressi e forse ancora non bene identificati di queste persone.

La realtà che penso di poter descrivere, per quello che mi riguarda, è di trovarmi ad affrontare le situazioni già spesso difficili nella vita con un pezzo in meno e con una condizione di partenza svantaggiata rispetto agli altri.

Non sempre è facile, forse ci vorrebbe un sostegno psicologico prolungato nel tempo, disponibile per tutti. Non saprei in effetti quanto questo possa essere davvero utile, non essendo mai andata da uno psicologo da quando mi sono ammalata, ma molto probabilmente serve, dà comunque un supporto in più.

Alla fine forse è come osservare la luna (credo di aver già fatto questo paragone tempo fa). Queste difficoltà ne rappresentano la faccia scura, ma poi c’è anche il lato illuminato, quello che fa considerare positivamente il fatto di alzarsi ogni mattina e dire “Ce l’ho fatta, sono vivo e posso ancora assaporare le cose belle.”

Forse è quella la faccia su cui bisogna concentrarsi. Ci proverò di nuovo, come ho sempre fatto finora.

Pubblicato in: diario

Frammenti di gennaio

Non sto scrivendo molto nel blog, i giorni si inseguono velocemente e sono sempre un po’ stanca. Però riesco a equilibrare lavoro e riposo per non restare del tutto a terra.

Immagino questo nuovo anno come un diario nel quale scrivere pagine belle, o almeno devo provarci.

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A volte faccio i conti con la stanchezza mentale, il non ricordarmi delle cose, avere una gran confusione nel cervello e mi chiedo se, dopo tanti anni si possa ancora parlare di chemo brain… o è semplicemente stanchezza accumulata, magari associata a qualche carenza vitaminica legata alla vita senza stomaco.

Quando posso mi fermo anche a scrivere qualche riga, probabilmente un nuovo romanzo che prende forma, perché ci sono sempre storie che mi passano per la mente e questa è una cosa che mi piace molto.

Per il resto, quando non c’è molto altro da raccontare vuol dire che di base le cose vanno bene e questo è sempre un risultato notevole, qualcosa da non mettere mai in secondo piano. Raccolgo frammenti di gennaio in pagine che riempio pian piano, in un ritmo un po’ rallentato quasi come se fosse lounge music.

Pubblicato in: amicizie, diario

Quei momenti perfetti

A volte ci sono momenti perfetti. Ma veramente perfetti, e ci si chiede come sia possibile. Forse perché siamo abituati per la maggior parte alle tante difficoltà quotidiane. Eppure esistono anche quei giorni dove tutto sembra bello.

Per me i momenti perfetti sono stati i giorni del periodo natalizio che ho trascorso a Milano. Cercando di essere più serena dello scorso anno e decisamente ci sono riuscita.

Tanti ritagli di serenità, allegria, chiacchiere e calore di persone che, alla fine ho conosciuto quasi tutte grazie a Internet e alla malattia, ma che poi si sono rivelate persone preziose e insostituibili nella mia vita.

A partire dalla passeggiata del 27 dicembre a Milano con ziaCris, il Ferrari, la cara 4P e Nino. Persone con cui basta poco per ridere senza nemmeno sforzarsi di fare le persone serie. E in fondo perché dovremmo? Basta un Muori Preda in una caffetteria, ad esempio.

E poi anche Milano è bella sia di giorno, con gli straordinari 20 gradi, mai sperimentati nel periodo di Natale, ma anche al crepuscolo con le luci e gli addobbi natalizi.

E le bancarelle del mercatino, con il pensiero che correva a Berlino, e a proposito ho voluto provare i Brezel delle bancarelle ma no, non hanno niente a che vedere con quelli originali della Baviera… Tentativo fallito.

Poi a casa di un’amica che non vedevo da un po’ e anche bere una tisana insieme è qualcosa che scalda dentro.

Rivedere un’altra amica che ritengo speciale, è stato un altro momento da ricordare. Un’esperienza dolorosa ci ha fatte incontrare ma tra noi è rimasto tantissimo affetto.

Le passeggiate con mia cognata, il tempo quasi sempre bello, tanto sole, quasi inatteso. Tutto questo mi resterà nel cuore a lungo.

I pranzi e l’atmosfera sempre accogliente e affettuosa dai genitori di Fred. I regalini per me che veramente mi hanno sorpresa. Così tanti e tutti bellissimi, da amici e parenti, che mi hanno fatta sentire felice e amata.

Giorni bellissimi che spero possano essere il preludio per un anno migliore del 2016.

Buon 2017 a tutti, senza mai smettere di sperare!