Suzanne Vega a Roma 16.07.2018 (cancellato)

Oggi avrei voluto scrivere il racconto del concerto di Suzanne Vega alla Casa del Jazz di Roma.

Perché ci sono stata alla Casa del Jazz. E ho avuto modo di sedermi nella zona concerti del parco, che è molto carina.

Ma il maltempo ci ha messo lo zampino e poco dopo sono arrivati tuoni, fulmini e la pioggia forte.

Tutti noi poveri malcapitati del pubblico, ci siamo dovuti rifugiare nella zona biglietteria, che continuava a riempirsi incessantemente di persone con effetto sauna assicurato.

C’è stata parecchia esitazione tra gli organizzatori, si sono presi come deadline le 21.30 per comunicare cosa intendevano fare della serata. Mentre intanto continuava a piovere, dopo giorni e giorni di sole.

Alla fine il verdetto è arrivato: concerto rimandato a data TBD all’Auditorium Parco della Musica, entro il 30 settembre.

Ce ne siamo andati chiedendoci perché proprio ieri sera i cieli di Roma avessero deciso di rovesciare addirittura un nubifragio sulla Capitale. Pazienza, in fondo è la prima volta che mi capita di rinunciare a un concerto per condizioni metereologiche avverse, eppure ne ho visti tanti…

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Tornare a Nel Nome del Rock @Palestrina

Uno dei luoghi che ricordo con maggiore emozione, specie se ripenso alla mia vita di un bel po’ di tempo fa, è Palestrina, con lo storico Festival Nel Nome del Rock. C’ero nel 1995, quando suonarono i Newest Industry, e fu bello arrivare e vedere questa location molto carina nel Parco Barberini, ricordo bene lo striscione sul palco con la scritta There is a light that never goes out… C’ero nel 1997 per i New Model Army e riportai con me la bellissima scoperta degli estAsia, che avevano suonato prima di loro… e le tante emozioni di quella sera con il compleanno di Robert Heaton festeggiato sul palco. C’ero nel 2013 per il ritorno dei New Model Army, io sempre quasi sotto al palco per ascoltare e vedere i miei miti.

Salire in alto nel Parco di Palestrina regala davvero una vista meravigliosa, è bello soffermarsi a guardarsi intorno, prima di arrivare all’area del palco.

Purtroppo il festival Nel Nome del Rock rimane legato al tragico evento della dipartita di Mark Sandman, leader dei Morphine, nel 1999 on stage, per un improvviso infarto. Io quella sera non c’ero ma ricordo il racconto dei miei amici, sconvolti. E quando sali le scale per entrare nel Parco e ti accorgi di questa targa, un nodo alla gola sale al pensiero dello sgomento e del dolore di quella notte.

Ma quella scritta NNDR in rosso è sempre stimolo a godersi la serata e ad ascoltare buona musica, e così è stato anche questa volta.

Headliner della serata di sabato sono stati i Soft Moon, band post punk californiana, che non avevo mai visto dal vivo e sono rimasta colpita dal muro del suono che sono riusciti a creare.

Stando molto vicina alle casse sono riuscita a procurarmi una sensazione di sibilo alle orecchie che è rimasta anche il giorno dopo. Era da tanto che non mi succedeva. Ma tanto, le orecchie me le sono giocate da giovane ai festival di 3 giorni in Uk e Belgio … 🙂

Azzardo un paragone forse fuori luogo, ma in alcuni momenti ho pensato al rumore creato dai The Jesus &  Mary Chain nei primi dischi tipo Never Understand. Anche se qui siamo molto di più sul versante Industrial.                                  Il loro set è durato poco più di un’ora, ma il tempo è volato in maniera incredibile, ed è stato un concerto più che travolgente. Felice e soddisfatta, quindi, sono tornata a casa. Doppiamente contenta per aver rivisto i miei amici storici, in un’occasione da ricordare, che ci riporta alla memoria collettiva del nostro passato.

Cisco e i Dinosauri #portadiromalive

Negli ultimi anni ho diradato cosi tanto la frequentazione dei concerti, per una serie di ragioni, che quasi mi sembra strano poter raccontare di nuovo un evento live.

Ieri ho fatto una breve incursione al centro commerciale Porta di Roma per vedere i Dinosauri, ovvero Cisco, Cottica, Rubbiani, con Massimo Giuntini, il cuore pulsante dei primi Modena City Ramblers, formazione che ai tempi comprendeva anche il cantante Alberto Morselli, tra gli altri.

Certamente un centro commerciale non è il luogo più adatto per una band di questo tipo e infatti il saluto iniziale di Cisco con un benvenuti al nostro concerto al centro commerciale Porta di Roma,ha espresso nel tono tutta la gioia per una location così adatta.

Altra scelta abbastanza discutibile, l’utilizzare questo gruppo come opening act per l’orchestra popolare de la notte della Taranta, riservando loro uno spazio di soli 30 minuti. E non mi aspettavo che buona parte di questo spazio temporale sarebbe stato dedicato ai bellissimi brani del Mcr, ma così è stato.

L’apertura è stata con Cosa conta dal disco dei Dinosauri. A seguire Tant per tachèr dal memorabile Riportando tutto a casa.

Poi un paio di brani ancora dal nuovo disco, mi ha colpita in particolare Figurine, con un testo molto bello. E la nemmeno malcelata presa in giro a Vasco e al concerto di Modena Park da parte di Cisco…

A seguire grande emozione con Transamerika, ed eccomi lì a rivivere le emozioni di Terra e Libertà, e il legame con Cent’anni di solitudine di Marquez.

Poi subito Clan Banlieue che porta con sé altri ricordi,tra i più belli, impossibile non emozionarsi. E pensavo, quanti concerti dei Modena City Ramblers ho visto? Ehm, mi sa che ho perso il conto…E, chissà perché, mi veniva in mente un concerto al Frontiera di oltre vent’anni fa.

È stata poi la volta di un medley che comprendeva anche Terra Rossa da La Lunga Notte di Cisco, per sfociare poi ne I cento passi, ancora un momento emozionante.

Ultimo brano, che mi ha lasciata sorpresa e felice è stato In un giorno di pioggia e vederlo eseguire live da parte del gruppo originale, valeva tutta la strada fatta per arrivare fin lí per un set così breve, ma splendido. Io felice. Grazie Cisco, grazie Dinosauri.

Heroes never die

Oggi se n’è andato anche Chris Cornell, dopo una serie impressionante di lutti nel mondo musicale iniziati nel 2016. David Bowie, Leonard Cohen, George Michael, Prince, Pete Burns, Black.

Eppure si può proprio dire che gli eroi non muoiono mai. Per quello che ci hanno dato. Per quello che hanno rappresentato per noi che eravamo giovani negli anni ’80/90.

È quello spirito di ribellione, quella voglia di cambiare le cose, quella forza travolgente che la musica ci dava, che non andranno mai persi. Perché se la si è vissuta in un modo coinvolgente, come è capitato a me e a tanti miei amici, qualcosa rimane dentro per forza.

Nonostante la routine, la vita quotidiana, le esigenze che nel tempo cambiano. I dolori, le risate e i viaggi, i lutti e gli impegni diversi, gli anni che passano, nel cuore rimane sempre la voglia di chiudere gli occhi e lasciarsi andare ai sogni.

E la musica è sempre lo strumento migliore per farlo. Anche se le cassette non le ascoltiamo più, gli Lp per fortuna ancora qualcuno sì. I Cd a volte. Ma c’è YouTube per trovare subito la canzone da ascoltare.

D’istinto le canzoni che sono andata a cercare oggi sono state Fell on Black Days e The day I tried to live. E le foto scattate a Reading 95. Perché in fondo io sono sempre quella Rosie. Per tante cose la stessa di allora. E scrivo per dire grazie ai miei eroi. Di allora e di oggi.

Enrico Ruggeri al 2.0 di Pomezia

Era almeno da un mese che aspettavo che arrivasse il 14 novembre, data del concerto di Enrico Ruggeri a Pomezia (Rm).
Nonostante i miei gusti musicali spesso “oscuri e underground”, sono molto legata alla musica di questo cantautore.
Poi ieri c’è stato il risveglio, le notizie tragiche al telegiornale su quanto è successo a Parigi, che hanno reso la giornata cupa e malinconica. Tuttavia sapevo che il concerto ci sarebbe stato comunque. E così io e Fred siamo andati.
Abbiamo scoperto che i posti che avevamo scelto erano fantastici, lato palco ma vicinissimi.

Enrico Ruggeri 2.0 PomeziaImmaginavo che Enrico avrebbe detto qualcosa sulla serata così particolare a inizio concerto, invece lo ha detto alla fine, spiegando come in questi casi si abbiano due scelte, chiudersi in casa, oppure uscire con gli amici per avere conforto.
Per lui il concerto è stato come uscire con degli amici, con lo stesso effetto di calore, ed anche per noi del pubblico è stata la stessa cosa. Ci ha scaldato i cuori, restituendo speranze.

Enrico Ruggeri 2.0 Pomezia

Il concerto si è aperto subito con grandi emozioni. Tra le primissime canzoni, Non finirà che è un brano bellissimo dell’epoca di Enrico VIII.
Poi Tre signori, dedicata a Jannacci, Gaber e Faletti, un brano da ascoltare più volte, che mi fa un po’ tornare alla mente Rien ne va plus. Credevo che il concerto sarebbe stato l’occasione per presentare diversi brani del nuovo disco Un pezzo di vita, invece ci sono stati tantissimi brani del passato che, per molti di noi sono pezzi di vita, proprio come il titolo del suo nuovo lavoro.

Enrico Ruggeri 2.0 Pomezia

Un pezzo che dopo quasi 30 anni amo ancora moltissimo è Il portiere di notte, sempre da Enrico VIII, e per tutta la durata del brano, sono stata con il fiato sospeso per l’emozione. Poi Centri Commerciali, una canzone con un testo sull’alienazione che i giovanissimi (e non solo, sperimentano in questi luoghi scintillanti e confortevoli). E poi, un vero tuffo nelle grandi canzoni del passato, Bianca Balena, Polvere, uno dei suoi brani più belli, vestito di nuove sonorità.

Enrico Ruggeri 2.0 Pomezia

Tempo poi di introdurre Un pezzo di vita, uno dei nuovi brani in cui Enrico si misura con una tematica comune nella vita di coppia, il lasciarsi, che racconta di aver affrontato da diverse angolazioni negli anni, essendo ormai un cantautore âgée (e a vederlo sul palco, con la stessa grinta degli inizi, non si direbbe proprio).

Enrico Ruggeri 2.0 Pomezia

E’ toccato poi ad altri pezzi storici, tra i tanti meravigliosi che Enrico ha scritto, come Ti avrò e Il mare d’inverno. E tutta la poesia dei testi che rimane intatta ancora dopo tanti anni. Tra gli altri brani poi, un omaggio a Lou Reed con Sweet Jane, un altro dei nuovi pezzi, La Donna Vera, e classici come Poco più di niente, e Peter Pan.

Enrico Ruggeri 2.0 Pomezia
Il concerto si è poi concluso con il bis: Quello che le donne non dicono, brano che conosciamo come portato al successo da Fiorella Mannoia, ma sempre scritto da Schiavone-Ruggeri. Contessa, sempre carica di energia e spirito come ai tempi dei Decibel e, per finire, Mistero con cui Ruggeri vinse il Festival di Sanremo del 1993.

Un concerto che mi ha veramente travolta, ricaricata di energia, e che mi ha fatto sorridere di emozione quando poi mi sono fermata a salutare Enrico, con tantissimo piacere, facendomi spazio tra le tantissime persone che lo adorano.
Meno male che ogni tanto arrivano anche i momenti così, che fanno mettere da parte per un paio d’ore i brutti avvenimenti di questo periodo.
Grazie Enrico!

I Frozen Autumn al Defrag di Roma 25-09-2015

Ho passato praticamente un anno intero senza quasi vedere concerti, cosa piuttosto inusuale per me.
Ma per i Frozen Autumn a Roma non potevo proprio mancare.

Questa volta il locale era il Defrag, in una zona un po’ scomoda per chi arriva da Roma Sud, ma è valsa la pena perché la serata è stata molto carina e ci voleva. Già entrare nel locale e vedere volti familiari è stato bello, diversi amici da salutare, tra i quali Massimo Moonchild, che non manca mai alla consolle in queste serate.
Non so perché, mi veniva in mente l’epoca di MySpace, sembra così lontana, ma in fondo era solo una manciata di anni fa. Periodo in cui si conoscevano le band musicali anche da lì, quando non era com’è adesso, e mi ricordo degli Infieri e del loro brano ipnotico, Silence, contenuto anche nella compilation Electa Via.
Gli Infieri non ci sono più ma alcuni componenti del gruppo fanno parte degli A Silent Noise che hanno aperto il concerto, come era già accaduto nel 2012 al Big Bang.
A Silent Noise Gli A silent noise suonano bene ed è sempre un piacere ascoltarli. Ormai l’apertura del concerto affidata a loro è un classico.
Un po’ prima di mezzanotte è cominciato il live dei Frozen Autumn con Before the storm.
Questa volta il concerto era a due, Diego e Froxeanne senza The Count ed è stato perfettamente bilanciato tra loro. Un brano cantato da lui, un brano cantato da lei. Ma la cosa più bella è che tutti i brani mi piacciono molto, quindi non ho avuto un solo istante di noia.
Frozen Autumn Roma Si sono alternati brani classici come Is everything real, Polar Plateau, This Time, Second Sight, brani piu recenti come Victory , Last Train, fino ai brani dell’ ultimo vinile del 2014, Lie in Wait: We’ll fly away, White on White, Your Touch…
Frozen Autumn Roma I concerti dei Frozen Autumn hanno un ritmo coinvolgente, e non si può resistere troppo tempo stando fermi. Wave elettronica che ha come marchio di fabbrica il ritmo dei sintetizzatori, a volte sognanti, a volte incalzanti, uniti alla presenza classic dark di Diego Merletto e alla voce, cristallina come il suo sguardo, di Arianna Froxeanne.
Frozen Autumn Roma Mi sono divertita come non mi accadeva da tempo, passano gli anni ma la musica rimane sempre il cuore pulsante della mia vita. Senza veramente non potrei vivere e i concerti sono un’espressione bellissima di questa meravigliosa arte. Mi rammarico solo di non averne visti molti negli ultimi tempi.
Frozen Autumn Roma La serata è stata dunque una di quelle da ricordare. Tra le altre cose sono tornata a casa anche con il cd dei Russian Rose, ma questa è un’altra storia…

Cose sparse, tutte belle, di due weekend.

Di cose da raccontare ce ne sono tante, ma ho avuto poco tempo per farlo.
Oggi cercherò di rimediare: iniziando da domenica scorsa (giorno che il 99% delle volte passo a casa sul divano, a riposare).
Invece di pomeriggio siamo usciti e siamo andati al centro di Roma, non molto lontano dal Colosseo, alla Libreria Empirìa, per partecipare alla presentazione del disco Amada degli Elva Lutza, gruppo sardo che in questo disco realizza un progetto particolare di unione tra musica sarda e occitana, con il cantante provenzale Renat Sette.
Alla Libreria erano presenti soltanto Gianluca Dessì che suona la chitarra (con grande talento ) e Renat Sette, che canta (mancava Nico Casu che nel disco suona la tromba). È stato un momento molto particolare, per me occasione per rivedere Gianluca, che non vedevo da ben 17 anni, un’amicizia nata in quell’epoca lontana che sono stati gli anni Ottanta.

Renat Sette & Gianluca Dessì

Ecco un assaggio del disco Amada, il singolo La Velha.

Oggi invece, come mia abitudine sono stata alla fiera Più Libri Più Liberi. Vado quasi sempre di domenica mattina, in genere perché mi piace come momento, stavolta avevo un motivo in più, volevo andare a sentire al Caffè Letterario la conversazione sui racconti, tra Paolo Cognetti, e Christian Raimo.

Christian Raimo e Paolo Cognetti

Di Cognetti ho amato moltissimo Sofia si veste sempre di nero, di cui avevo parlato qui. Ora è uscito un libro che è una “raccolta di meditazioni sull’arte di scrivere racconti”, intitolato A PESCA NELLE POZZE PIU’ PROFONDE, che naturalmente ho preso e che sarà in cima alle prossime mie letture.

Ho avuto modo di parlare con lui ed è stato gentilissimo.

Finita la presentazione ci siamo ritrovati allo stand dell’editrice Zona con Giorgia e Sten e abbiamo passato un po’ di tempo insieme, non prima di essere passati anche allo stand de La Caravella Editrice e di aver salutato un’altra cara amica, Amalia Scoppola.

rosie_giorgia_amalia

Tanti momenti belli in questi due weekend, anche quando non scrivo per un po’, c’è sempre qualcosa che bolle in pentola!