Niente dolci… life goes on

Non mi sono resa conto di quanto tempo sia passato dal mio ultimo post su questo blog, se non di recente, perché non è un eufemismo dire che il tempo vola. E, dopo un’influenza abbastanza pesante, tutto è tornato a scorrere con regolarità.

Tuttavia, la vita senza stomaco porta con sé sempre problemi che vanno e vengono, un po’ come l’oscillare di un’altalena.

Questa volta sono tornata ad avere qualche problema con la glicemia, forse sono stata un po’ troppo indulgente con me stessa, specie nel periodo dei dolci di Carnevale e mi sono accorta di colpo di aver un po’ oltrepassato il limite dei valori normali della glicemia.

Ragion per cui ho pensato che, se ci tengo alla mia salute, come ho sempre fatto finora, forse è il caso di darsi una regolata. Quindi ho ridotto molto le quantità di zuccheri e carboidrati assunti quotidianamente e sono tornata a stare meglio.

Ciò non toglie che passo con gli occhi sgranati davanti alle pasticcerie che espongono tanti dolci veramente da urlo, ma fa niente. Si può vivere anche senza.

Tanto ogni giornata è piena di cose da fare e rimane poco tempo per pensarci!

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La buona sanità esiste ancora

Immagine tratta dal sito http://www.carlomarullodicondojanni.net

Di questi tempi sembra strano poter raccontare un’esperienza positiva con la sanità, ma dato che ho vissuto direttamente qualcosa che mi ha lasciato sorpresa, ritengo sia giusto anche raccontarlo.

Poco prima di Natale sono andata a fare uno dei controlli di rito, ovvero la mammografia. Questa volta il Cup mi ha prenotato l’esame all’ospedale San Giovanni Battista, dell’Ordine dei Cavalieri di Malta alla Magliana.

Non ero mai stata in questo luogo suggestivo che esternamente e internamente conserva l’aspetto di un castello. In passato è stato anche una residenza pontificia di campagna.

Superato il primo momento di shock, dovuto al gran numero di persone all’accettazione, che mi hanno costretta a entrare in ritardo rispetto all’orario di appuntamento, sono andata in radiologia.

Qui sono stata accompagnata a fare l’esame da una giovane radiologa, che mi ha trattata con modi così gentili ai quali non ero più avvezza, ed è stata una bella sorpresa.

I tempi di consegna dei referti sono di circa 7 giorni, ma finito l’esame sono stata accompagnata in una saletta dove un medico mi ha fatto alcune domande sulla mia storia clinica e ha visionato l’esame insieme a me. Al termine mi ha detto: “Le dico subito che l’esame va bene e non c’è nulla di preoccupante, così può stare tranquilla. La prossima la faccia fra un anno.”

Sono uscita da lì rassicurata e sorpresa da tanta gentilezza e riguardo verso i pazienti, attenzione che troppe volte manca. Una settimana dopo sono andata a ritirare l’esito a cuor leggero perché sapevo già che andava tutto bene.

Una cosa è certa, l’anno prossimo farò il possibile per tornare a fare l’esame nello stesso ospedale. Felice che esistano ancora esempi di una sanità a misura di paziente come questa struttura.

Una bellissima settimana

Come tutti gli anni, per la settimana delle feste natalizie siamo stati a Milano e sono stati giorni pieni di serenità, intensi e sempre in grado di rigenerare.
Ci sono stati tanti momenti belli, nonostante il freddo, nonostante le giornate di nebbia che si sono alternate a quelle di sole. Di salute sono stata molto bene e grazie a questo stato di inaspettata energia ho potuto fare moltissime cose. Dalla passeggiata sul Naviglio della Martesana, a una lunga camminata in compagnia, partendo da Piazza Gae Aulenti che volevo vedere da molto tempo. Mi sono divertita e ho portato con me tante piccole cose belle cui ripensare.
Il 2018 si è chiuso bene e la mia speranza per il 2019 è di poter realizzare alcuni dei miei sogni. Perché senza sogni e obiettivi la vita ha meno senso.
E io non sono proprio così, devo sempre avere qualcosa in mente da perseguire! Intanto, buon 2019 a chi ancora ha la perseveranza di passare sul mio blog…

Bisesto – Sette canzoni per la Morte di Andrea Vismara

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Se ripenso agli anni Novanta, rivedo una me stessa nerovestita, in giro per concerti e per serate disco nei locali gothic di Roma, anzi in quello che era il preferito di tanti di noi, ovvero il Black Out di via Saturnia, 18. Tanto, tantissimo mi è rimasto dentro di quel periodo, soprattutto l’intensità di come vivevo le emozioni e quella grande energia che fa assaporare ogni concerto, ogni viaggio, ogni serata come un evento indimenticabile e che forse è tipica dei venti/trent’anni. Dopo, un po’ per i tanti problemi quotidiani, finisce con l’affievolirsi, almeno in parte. Ma i ricordi rimangono, così come le persone che gravitavano in quel mondo.  Una di queste persone è Andrea Vismara, noto DJ delle serate darkwave dell’epoca.  A volte immagino la vita come il grande pentolone nero di una strega, nel quale il destino rimesta le cose, fino a che il giro si ripete e alcune situazioni ritornano.

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È forse per questo che qualche giorno fa, prima per radio e poi di persona, mi sono imbattuta in Andrea e nel suo nuovo libro Bisesto. Non ci conoscevamo all’epoca, ma ho rimediato a Più Libri Più Liberi. Sono andata subito a prendermi questo romanzo, le cui atmosfere sono quelle che amo di più. Occasione per scambiare qualche impressione con Andrea. Oggi ho finito di leggere il libro e mi è piaciuto molto.

In effetti, gli elementi per affascinarmi ci sono tutti: ci sono tanti riferimenti musicali, la citazione del Lypton Village che ho adorato, (l’universo fantasioso dal quale nacquero gli U2), c’è una band underground che aveva avuto un discreto successo negli ambienti alternativi, nel libro, ovvero la Carcasse Dansant, con purtroppo breve vita, ma pronta per una reunion in vista del trentennale. C’è una vicenda misteriosa che conduce Flavio, il protagonista, in visita ai più bei Cimiteri Monumentali in Italia. E ci sono i QR code che rendono il libro interattivo, un’idea che è sempre piaciuta molto anche a me.

Il libro si dipana  come un disco, l’Intro, poi i capitoli come canzoni (7) e un Outro finale. Dall’iniziale incontro di Flavio con la Morte, nelle vesti di una giovane donna in un locale oscuro la notte di Capodanno, alla sfida che lei gli lancia, una specie di caccia al tesoro dove il vincitore avrà salva la propria vita.

E da qui prende il via una lunga e movimentata visita ai Cimiteri quali San Michele di Venezia, il Verano di Roma, il Cimitero Monumentale a Milano, Staglieno a Genova, e il Cimitero delle Porte Sante a Firenze. 

milan-2698731_1920(Queste foto sono tratte da Pixabay e raffigurano statue di alcuni di questi cimiteri, ma le foto originali del libro potrete trovarle nei QR Code alla fine di ogni capitolo).

In ciascuno di questi cimiteri, Flavio,  si rapporta con statue di ospiti più o meno illustri, che prendono vita e che dialogano con lui, fornendogli indizi su cui riflettere per arrivare alla soluzione finale. 

E se è vero che quando si legge un libro si cercano al suo interno anche frammenti di sé, in questo libro ho trovato proprio tante cose “mie”, che cito qui sparse, dalla Notte sul Monte Calvo di Musorgskij, alla statua di Sonia nel cimitero veneziano che mi ha riportato alla mente Sonia la Russa dell’Antologia di Spoon River. Da una Venezia oscura e tenebrosa, che nella mente associo sempre ai Crisantemo del Carrione e al loro disco Fiore di Passione, alla cosa che più mi ha colpito, le farfalle nere che accompagnano Flavio la prima mattina della sua missione e che assomigliano tanto a loro, le Stellarium Nocturna protagoniste di un mio vecchio racconto. 

Su tutto il romanzo aleggia il vuoto, il dolore,  lasciato dalla scomparsa di David Bowie nel 2016 ed è proprio a quell’anno infausto per la musica che si riferisce il titolo del libro.

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Ora che l’ho finito, posso davvero dire che Bisesto è un’ottima lettura per tutti gli amanti della musica, dell’oscuro, dei cimiteri e di un certo spirito che era molto forte negli anni ’80/’90 ma che è sempre rimasto nel cuore di chi lo ha vissuto in prima persona.

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Più libri più liberi 2018

È più o meno da quando ho aperto questo blog che non perdo l’occasione per fare il consueto giro annuale alla fiera della piccola e media editoria, Più libri più liberi.
Ogni volta torno a casa felice, contenta e soddisfatta. Anche quest’anno è andata molto bene.
Mi piace entrare e assaporare il colpo d’occhio dei colori e dei profumi della carta negli stand che si snodano lungo diverse file, creando una serie di corridoi lunghissimi. Un mare di libri tutto da scoprire.

Ovviamente non si può evitare di salire su e fare un giro anche nel cuore della nuvola.

Fermarsi a sbirciare la presentazione in corso nello spazio nuvola (Andrea Scanzi) poi proseguire.

La fiera è sempre il momento perfetto per salutare vecchi e nuovi amici, scoprire nuovi libri e allacciare nuovi contatti. Anche quest’anno è stato così e sono stata felice di fermarmi a parlare con una persona che mi ha riportato a tanti ricordi della mia “vita di prima”, che in fondo alla fine non è scomparsa anzi fa sempre parte della Rosie di oggi.
Ho passato parecchio tempo allo stand della Caravella, occasione per rivedere una cara amica. Quanti abbracci ci scambiamo ogni anno!!

Ho girato, chiacchierato, mi sono riempita gli occhi con centinaia di copertine e presto parlerò più approfonditamente dei libri che ho scoperto qui.
Ma poi ho pensato anche di non lasciarmi scappare qualche presentazione o dibattito e sono andata all’Arena Robinson per Leo Ortolani con Licia Troisi, scrittrice che mi piace molto.

Successivamente un altro incontro, in cui si parlava di social e libri con alcuni nomi molto noti in rete, come Casa Lettori, Sul Romanzo, miss Tortellino e la Libraia in blu…

Infine, questi i libri che ho portato a casa e dei quali spero di poter parlare qui molto presto.

Keep calm and no panic

Non mi piace quando nella vita si accumula troppo stress, troppe cose fatte di corsa, che mi costringono a dimenticarne per strada almeno la metà.

Ultimamente mi sono abituata a fare mille cose anche contemporaneamente e questo poi si riflette su tutto quello che faccio.

Mi capita infatti di dimenticarmi per strada le cose che dovevo fare, di conservare le cose importanti in posti che dopo poco diventano mistero totale per il mio cervello. Nebbia fitta, come se non fossi nemmeno stata io a scegliere di conservare quella cosa nella tasca del maglione rosso, nel ripiano superiore dell’armadio… ops!

Mi capita di leggere un’email con una cosa da fare la settimana seguente e di arrivare poi alla settimana in questione che non solo non mi ricordo che dovevo fare qualcosa, ma quando poi me ne accorgo (in ritardo), cado veramente dalle nuvole.

Forse è tempo di mettere un po’ di ordine in questo caos totale, e di cercare qualcosa che mi rilassi.

Intanto sicuramente leggere mi fa bene. Ma poi ci vorrebbe qualcosa tipo questo, giusto per ricordarmi che ci sono anche cose tranquille nella vita… 🙂

Tornano i Dead Can Dance, tornano le emozioni

Il 2018 volge quasi al termine, ma prima di andarsene ha deciso di farci un regalo, l’uscita di un nuovo disco dei Dead Can Dance, Dionysus, disponibile dal 2 novembre.

Naturalmente, non ho potuto fare a meno di ascoltarlo il giorno stesso e sono subito rimasta ipnotizzata dalla lunga suite di cui si compone tutto il disco (almeno nella versione digital download, sono due lunghi brani con diversi movimenti e titoli). Atto 1 e Atto 2, come una rappresentazione teatrale.

La memoria si riaccende, ascoltando Dionysus, perché si tratta quasi di un proseguimento ideale di Spiritchaser del 1996. Sonorità tribali che evocano rituali magici e danze propiziatorie, tra maschere e strumenti etnici.

Un lavoro che non delude, ma che forse sorprende un po’ perché parecchio distante da Anastasis.

Eppure è anche vero che i dischi dei Dead Can Dance sono sempre stati molto diversi fra loro e alcuni anche molto brevi come questo.

Ma la notizia più bella, è il tour che nel 2019 toccherà Milano per due date a maggio, e non escludo di essere presente ad almeno una delle due serate.

Così il sogno iniziato nel 2005 al Teatro dal Verme e proseguito nel 2012 a Milano e poi a Roma, potrà avere un seguito nel 2019, per mia grande emozione.

Proprio come quando ci fecero entrare al Teatro dal Verme senza biglietto, per l’ultima parte del concerto e io rimasi incantata da quell’esperienza bellissima, che mi riportava alla vita dopo la fine delle terapie per il cancro.

Perché i Dead Can Dance con la loro musica possiedono quel raro potere alchemico che trasforma il sogno in realtà…