Passeggiando a Roma

Capita,in un pomeriggio assolato di un sabato, di andare a fare una passeggiata per le vie del centro di Roma, e di provare a guardarsi intorno con occhi diversi. Di scoprire la facciata metà in ombra della Chiesa della Maddalena.

Di proseguire poi, in mezzo ai turisti, per Piazza Navona.

Di giocare a riscoprire la città.

La giornata è stupenda e si possono scorgere dettagli magari visti sempre con troppa fretta. Fermarsi alla Fontana dei Quattro Fiumi del Bernini.

Proseguire poi entrando nella chiesa di Sant’Agnese in Agone.  Ho realizzato infatti che ci sono tante chiese di Roma che ho sempre visto solo da fuori e voglio invece approfondire.

E sinceramente entrando si resta proprio a occhi aperti.

Basta poco per fare di un sabato una giornata bellissima, per me è sufficiente andare a fare una passeggiata a Roma. Davvero non è poco… Sono fortunata a vivere non troppo distante.

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La storia di una Barbie perduta

Questa storia sembrerà un po’ strana a chi legge questo blog, ma ogni tanto mi piace ricordare il passato. E qualche giorno fa mi è tornata alla mente la Barbie di quando avevo quattro anni. Era arrivata per consolarmi, infatti, per fare una cosa diversa, a già così piccola ero ricoverata in ospedale. Una carriera di ospedali e medici iniziata molto presto.

Barbie Malibu

Era il 1973 e l’ospedale era quello di una piccola cittadina. Stranamente non ero in un reparto pediatrico, forse perché non ero malata, mi ero semplicemente rotta un braccio e dovevo rimanere in osservazione. Quindi avevo un letto regolare in un reparto di donne adulte. Mia madre non poteva stare sempre con me (adesso fa strano pensare una situazione del genere) e un giorno mi portò una Barbie per farmi compagnia. Io allora non lo sapevo, o forse non lo ricordo, ma la mia prima Barbie era Barbie Malibu. Solo che, a differenza delle altre che ho visto ora in rete, non aveva le gambe pieghevoli. Mi ricordo che c’era un dottore che scherzava con me e quando la vide se la mise nella tasca del camice e fece finta di portarsela via. Poi io e la Barbie uscimmo dall’ospedale e riprendemmo la nostra vita. Che non fu lunghissima insieme, perché qualche anno dopo mia sorella la prese e se la portò all’asilo. Quando tornò a casa, della Barbie non c’era più traccia: qualcuno gliel’aveva rubata. In quel momento mi sarebbe piaciuto avere una madre aggressiva, uno di quei donnoni che con quattro spintoni si fanno largo tra i genitori e si fanno valere. Invece mia madre era una donna più che educata e non fece nulla.

A me rimase il rimpianto di quella Barbie che era stata mia amica in ospedale, dopo ne ebbi altre due, ma non erano la stessa cosa. Esteticamente, erano più belle,

abiti colorati, anelli, scarpe, gambe pieghevoli e accessori fashion. Ma non erano come la mia amata Barbie Malibu. Ora mi è venuta la curiosità di cercarla sul web, ho visto che su Amazon si può averla con una cinquantina di euro. Chissà… certo sarebbe strano averla ora, ma in quella bambola c’era una sorta di presagio che mi avrebbe accompagnata nella mia vita futura: la familiarità con gli ospedali e l’impotenza davanti ad alcune situazioni che forse non riesco a gestire bene. E forse il sentore che certe cose belle ci mettono un attimo a sparire. Per questo bisogna imparare a tenersele strette. Intanto però il ricordo di questa Barbie rimane sempre importante per me.

Le emozioni dell’estate

Le mie vacanze quest’anno sono state particolarmente rilassanti. Anche se non ho fatto nulla di particolare, se non seguire la routine degli anni precedenti, ovvero trascorrere un giorno al lago Trasimeno e poi qualche giorno a Cervia con Cris e tutto il gruppo che si è creato, ridendo e prendendoci in giro nelle situazioni più assurde, questi giorni mi hanno fatto davvero bene.


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Ovviamente la tragedia del ponte di Genova ci ha lasciati attoniti e nelle mie due ore quotidiane di riposo dopo il pranzo non ho fatto altro che seguire telegiornali con i racconti dell’accaduto.

Ma sono anche riuscita a dedicarmi alla lettura. In particolare quest’estate ho ripreso a leggere in inglese e ho trovato per caso un bravissimo autore: James J. Cudney del quale ho letto in serie i due bellissimi romanzi Watching Glass Shatter e Father Figure.

Se leggete in inglese e vi piacciono le storie familiari, vi consiglio i suoi libri, non resterete delusi, sono entrambe letture molto interessanti, su intrecci familiari, bugie e segreti di famiglia. 

Infine, ho avuto ancora una settimana di riposo a casa, nella quale mi sono dedicata a concludere la prima versione del nuovo romanzo che sto scrivendo, i cui ingredienti principali sono: segreti non rivelati, un cd di foto e le coste della Bretagna. Ho ancora tanto, tantissimo lavoro da fare prima di arrivare alla versione definitiva, ma sono contenta di avere sempre questa passione da seguire.

Quest’anno l’arrivo di settembre e della normale vita quotidiana sarà forse più leggero dopo questa estate rilassata e mi sento soddisfatta.

14 anni senza stomaco

Il 26 luglio di ogni anno cerco di trovare parole diverse per raccontare l’emozione di aver aggiunto un +1 al conteggio degli anni dopo il cancro.

Ma la realtà è solo questa: ogni anno mi ritrovo sorpresa a considerare che ho trascorso altri dodici mesi abbastanza tranquilla dal punto di vista della salute. Soprattutto senza recidive. E così così, pian piano sono giunta a 14 anni senza stomaco.

Tanto che ormai la vita che avevo prima è un ricordo sfocato, sostituita in maniera irreversibile da questa nuova vita fatta di difficoltà, è vero, ma anche di una specie di realtà aumentata, in cui ogni momento di vita vale doppio. Ogni cosa è più intensa e ogni giorno è una fortuna. Questo non lo dimentico mai.

Il racconto della mia vita dunque continua, senza tralasciare mai il ricordo di chi avrebbe voluto percorrere questa strada con la stessa lunghezza della mia, ma purtroppo non ha potuto.

E oggi, come ogni volta, festeggio questo giorno come il secondo compleanno. L’anniversario dell’inizio di questa vita, così diversa ma così preziosa.

Suzanne Vega a Roma 16.07.2018 (cancellato)

Oggi avrei voluto scrivere il racconto del concerto di Suzanne Vega alla Casa del Jazz di Roma.

Perché ci sono stata alla Casa del Jazz. E ho avuto modo di sedermi nella zona concerti del parco, che è molto carina.

Ma il maltempo ci ha messo lo zampino e poco dopo sono arrivati tuoni, fulmini e la pioggia forte.

Tutti noi poveri malcapitati del pubblico, ci siamo dovuti rifugiare nella zona biglietteria, che continuava a riempirsi incessantemente di persone con effetto sauna assicurato.

C’è stata parecchia esitazione tra gli organizzatori, si sono presi come deadline le 21.30 per comunicare cosa intendevano fare della serata. Mentre intanto continuava a piovere, dopo giorni e giorni di sole.

Alla fine il verdetto è arrivato: concerto rimandato a data TBD all’Auditorium Parco della Musica, entro il 30 settembre.

Ce ne siamo andati chiedendoci perché proprio ieri sera i cieli di Roma avessero deciso di rovesciare addirittura un nubifragio sulla Capitale. Pazienza, in fondo è la prima volta che mi capita di rinunciare a un concerto per condizioni metereologiche avverse, eppure ne ho visti tanti…

È partito il progetto iAMGENIUS

È partito ieri il progetto iAMGENIUS, al quale ho dato la mia adesione, dato che sono particolarmente amante della tecnologia e delle idee creative.

Ecco un estratto dal comunicato stampa:

Al via iAMGENIUS: l’ascolto diretto dei pazienti oncologici,
una giuria di esperti e un contest tra giovani talenti
per umanizzare i percorsi di cura

“Cosa potrebbe aiutarti nella vita quotidiana?”

È la domanda alla quale fino al 30 settembre potranno rispondere i pazienti oncologici sulla piattaforma online iAMGENIUS (www.iamgenius.it), iniziativa promossa da Amgen in collaborazione con AIL ed Europa Donna Italia, con il patrocinio di Fondazione AIOM, per tradurre le richieste dei pazienti in soluzioni in grado di migliorare la qualità di vita.

Una giuria di esperti selezionerà i suggerimenti dei pazienti da cui sviluppare progetti e, successivamente, un contest tra creativi digitali premierà le due innovazioni, una per i pazienti con tumori solidi e una per quelli con tumori del sangue, che più di tutte potranno fare la differenza.

Amgen, precursore e leader nelle biotecnologie, è impegnata a integrare il punto di vista dei pazienti nelle proprie strategie, trasformando l’ascolto attivo delle loro esigenze in innovazione per percorsi di cura a misura di pazienti.

Io ho già inviato la mia idea, relativa al miglioramento dello stile di vita per le persone senza stomaco. Ho immaginato una soluzione digitale che potrebbe essere di aiuto.

Invito chiunque sia interessato all’argomento cancro (sia tumori solidi che ematologici) e abbia da proporre qualche suggerimento a partecipare all’iniziativa.
Sul sito trovate tutte le informazioni e il form per partecipare. Attenzione ai dati personali da inserire, bisogna limitarsi a nome o nickname, ed evitare tutti quei dati come nomi di medici, di ospedali, di luoghi, ecc che rientrino nei dati strettamente personali.

Ecco il link al sito:

https://www.iamgenius.it/

Tornare a Nel Nome del Rock @Palestrina

Uno dei luoghi che ricordo con maggiore emozione, specie se ripenso alla mia vita di un bel po’ di tempo fa, è Palestrina, con lo storico Festival Nel Nome del Rock. C’ero nel 1995, quando suonarono i Newest Industry, e fu bello arrivare e vedere questa location molto carina nel Parco Barberini, ricordo bene lo striscione sul palco con la scritta There is a light that never goes out… C’ero nel 1997 per i New Model Army e riportai con me la bellissima scoperta degli estAsia, che avevano suonato prima di loro… e le tante emozioni di quella sera con il compleanno di Robert Heaton festeggiato sul palco. C’ero nel 2013 per il ritorno dei New Model Army, io sempre quasi sotto al palco per ascoltare e vedere i miei miti.

Salire in alto nel Parco di Palestrina regala davvero una vista meravigliosa, è bello soffermarsi a guardarsi intorno, prima di arrivare all’area del palco.

Purtroppo il festival Nel Nome del Rock rimane legato al tragico evento della dipartita di Mark Sandman, leader dei Morphine, nel 1999 on stage, per un improvviso infarto. Io quella sera non c’ero ma ricordo il racconto dei miei amici, sconvolti. E quando sali le scale per entrare nel Parco e ti accorgi di questa targa, un nodo alla gola sale al pensiero dello sgomento e del dolore di quella notte.

Ma quella scritta NNDR in rosso è sempre stimolo a godersi la serata e ad ascoltare buona musica, e così è stato anche questa volta.

Headliner della serata di sabato sono stati i Soft Moon, band post punk californiana, che non avevo mai visto dal vivo e sono rimasta colpita dal muro del suono che sono riusciti a creare.

Stando molto vicina alle casse sono riuscita a procurarmi una sensazione di sibilo alle orecchie che è rimasta anche il giorno dopo. Era da tanto che non mi succedeva. Ma tanto, le orecchie me le sono giocate da giovane ai festival di 3 giorni in Uk e Belgio … 🙂

Azzardo un paragone forse fuori luogo, ma in alcuni momenti ho pensato al rumore creato dai The Jesus &  Mary Chain nei primi dischi tipo Never Understand. Anche se qui siamo molto di più sul versante Industrial.                                  Il loro set è durato poco più di un’ora, ma il tempo è volato in maniera incredibile, ed è stato un concerto più che travolgente. Felice e soddisfatta, quindi, sono tornata a casa. Doppiamente contenta per aver rivisto i miei amici storici, in un’occasione da ricordare, che ci riporta alla memoria collettiva del nostro passato.