La vita che intreccia storie (e libri)

Forse non mi era mai capitato prima d’ora di leggere due libri così intrecciati tra loro, sebbene in parte diversi, da costituire un corpo unico di una vicenda che affonda le radici nella vita reale e nel dolore.

Mi è successo con Le stanze dell’addio di Yari Selvetella, candidato al Premio Strega 2018. Sapevo già che si trattava di un libro sul dolore della perdita della moglie, ero preparata. Ogni tanto mi sono fermata, ho interrotto la lettura, perché il senso di dolore era troppo profondo, troppo vicino a me.

Poi ho ripreso. Mi sono immersa nella storia senza aver cercato prima informazioni su internet, quindi non ero sicura del fatto che fosse o meno una storia vera. Ma i sentimenti e il dolore sono così reali, riflettono talmente la realtà, che non poteva che essere una storia vissuta davvero dal’autore.

La sua compagna si ammala improvvisamente di tumore al midollo, ci sono i giorni della lotta, la chemio, i ricoveri, gli esami diagnostici e la conclusione infausta, per usare un termine che si impara a conoscere quando si entra nel mondo del cancro.

Il protagonista del romanzo, un uomo con i baffi, senza un nome, con tre figli da accudire, rimane intrappolato nel dolore, che si libra come una nuvola gassosa senza una forma precisa tra le varie stanze dell’ospedale dove la moglie è stata ricoverata. C’è il bar interno, ritrovo di medici e pazienti,  l’isola di vita normale, dove si cerca il ristoro tra un’attesa e una visita, forse il luogo più simile al mondo reale che si possa trovare in un posto dove paure, ansia, rassegnazione e tutti i sentimenti che si accompagnano a una malattia, hanno il ruolo primario. È proprio qui che il destino dell’uomo si incrocia con quello del barista, con il quale nasce un rapporto spontaneo di mutua comprensione, di sostegno dettato semplicemente da uno sguardo, da una specie di silenzioso riconoscersi, che li avvicina.

L’uomo con i baffi non è ancora riuscito a superare quello che gli è successo, non è stato ancora in grado di elaborare in sé la realtà del dolore e per questa ragione torna in ospedale, attende la moglie nel reparto dove deve sottoporsi a un esame doloroso, quello con le lunghe siringhe, ma ovviamente non la trova e va a denunciarne la scomparsa. Nel senso di sparizione. L’unica persona che può aiutarlo a capire la realtà è il barista, che si informa, se lo prende a cuore e gli tende la mano. Ed è così, con questo aiuto, che l’uomo inizia il suo percorso di elaborazione del lutto, anche se in realtà è già passato parecchio tempo. E il doloroso iter burocratico che segue la scomparsa, nel senso di morte, di una persona cara è già stato vissuto, portato a compimento.

Sono arrivata alla fine del libro  con la sensazione di aver fatto un viaggio nel tabù del dolore, del lutto, argomento di cui non è sempre facile parlare.

Colpita da questa lettura, ho fatto una ricerca su internet, ho trovato così la conferma che si trattava davvero di una storia con base nella realtà, ma non solo, ho trovato anche il libro scritto da lei, che nella vita si occupava di letteratura.

Anche questo un romanzo, ma con elementi tratti dalla realtà, soprattutto la malattia. Qui c’è il racconto di un matrimonio senza figli e di una relazione clandestina con un uomo sposato, padre di una bambina. Ci sono le consuocere, la vita quotidiana prima normale e poi alterata, deformata, dall’ingresso della malattia. Il marito che impegna tutto se stesso, con dedizione, alla cura della moglie e lei che si fa forza in attesa degli sms sempre più rari dell’amante.

C’è quindi un mondo abbastanza diverso dal quello del libro di Selvetella, ma leggendoli tutti e due mi è sembrato di entrare in punta di piedi in una vicenda dolorosa comune a tante persone.

Entrambi i libri mi hanno lasciato tanto e per questo ho voluto dedicare questo post a tutti e due i romanzi.

 

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Le letture di aprile 2018

Ed eccomi con il riepilogo delle letture di aprile. In questo mese ho avuto diversi problemi di salute (ma nulla di grave per fortuna) e ho passato più tempo del solito a leggere e riposare sul letto, quindi ho letto davvero molti libri in soli 30 giorni.

l'amore che ti meriti

Il primo è stato L’AMORE CHE TI MERITI di Daria Bignardi, libro che volevo leggere da un po’ e che racconta la storia di due fratelli, Alma e Maio. Alma porta dentro di sé un peso, che la accompagnerà per tutta la vita, e che si genera  improvvisamente quando Alma decide di far provare l’eroina al fratello. Di lì a poco il ragazzo scompare nel nulla. Trent’anni dopo, Antonia, la figlia di Alma, incinta, decide di andare a Ferrara per scoprire cosa sia effettivamente accaduto. E Ferrara accoglie Antonia come una madre misteriosa. Un libro che mi ha riportata a quando ero adolescente e uno dei miei film preferiti era Gli occhiali d’oro di Giuliano Montaldo (un po’ perché seguivo molto Rupert Everett ai tempi). Sono andata a cercarlo su Youtube ed è disponibile. “Sono persone che appartengono solo a se stesse, o almeno così credono…” è una frase dal film che mi è tornata subito alla mente. Una lettura gradevole e che mi è dispiaciuto lasciare quando sono arrivata alla fine.

 

LA STRADA DEL RITORNO È SEMPRE PIÙ CORTA di Valentina Farinaccio è un altro libro che ho letto con piacere. Una storia familiare che ha come sfondo il Molise, regione spesso dimenticata. Qui tre donne vivono la loro vita con coraggio, facendo fronte ad abbandoni, lutti e sofferenze celate da un antico pudore che attende solo di essere superato. Santa è donna forte, sposa di Gesualdo e madre di due figli, Camillo e Giordano, il preferito. Ma Santa improvvisamente si trova senza il marito, che un bel giorno sene va e l’abbandona. Inoltre, come quasi tutte le suocere, la donna non ama molto Lia, sua nuora, che le ha portato via l’amato figlio Giordano. Intanto, Lia e Giordano hanno una figlia, Vera. La bambina eredita dal padre la passione per la scrittura e per i libri. Ma la tragedia incombe e Giordano muore giovane di tumore al cervello, mentre la bambina è in viaggio su un camion con il nonno e con l’amico immaginario Ringo Starr.
Sarà un manoscritto di Giordano ritrovato dopo tanti anni grazie a Gesualdo,  a scuotere le esistenze di queste tre donne e a far sì che i nodi che celano misteri, dolori e sotterfugi, si sciolgano, svelando tutti i retroscena di questa vicenda.
Un libro scritto molto bene, che si è dimostrato una lettura appassionante.

 

I FIORI NON HANNO PAURA DEL TEMPORALE di Bianca Rita Cataldi.
Questo libro si lega molto bene con il precedente. Si parla anche qui di vicende familiari e di storie di donne. La vicenda si svolge a fine anni ’90. C’è una ragazza molto giovane che vive a Bologna e la sua esistenza è caratterizzata dall’assenza del padre, che non ha mai conosciuto. Purtroppo il padre muore in un incidente e la ragazza comincia pian piano a conoscerlo attraverso gli oggetti contenuti in una scatola di scarpe che il padre le ha lasciato in eredità. Mi è rimasta impressa moltissimo la cappella delle zie al cimitero, dove la ragazzina viene condotta dalla nonna quando è necessario ricevere consigli. Anche questa è una storia che mi ha appassionata e che ho letto in breve tempo.

 

L’UOMO DEL LABIRINTO di Donato Carrisi. Questo libro, come tutti quelli di Carrisi l’ho divorato, perché la storia è avvincente e certamente non ci si annoia mai. La scena iniziale della ragazzina tredicenne che scompare mi ha riportato alla mente la vicenda della povera Yara. Scopriamo poi che sono passati 15 anni e la ragazzina è riuscita a scampare alla morte. Da lì si sviluppa un’indagine molto interessante, fino al finale con colpo di scena. Tuttavia il finale mi ha lasciata un po’ perplessa, forse per capirlo meglio bisognerebbe rileggere Il suggeritore e L’ipotesi del male e non escludo che prima o poi lo farò per capire meglio il senso della conclusione di questo romanzo. Un libro con diversi piani di interpretazione che si incastrano come il cubo di Rubik, citato nel romanzo.

 

VIA DI QUI di Federica de Paolis

Della De Paolis avevo già letto Lasciami andare diversi anni fa e mi era piaciuto. Per caso ho trovato questo libro di racconti che ho molto apprezzato. I racconti si snodano attraverso vie di Roma, ogni via dà inizio ad un racconto. E le storie colpiscono, sono belle e le ho centellinate per non finirlo troppo presto. Non mi capita spesso di leggere libri di racconti, ma questo l’ho letto veramente con entusiasmo e mi sento di consigliarlo.

 

LA FORTEZZA DEL CASTIGO di Pierpaolo Brunoldi e Antonio Santoro

Un romanzo ambientato in diversi luoghi dell’Italia del 1200. Una reliquia misteriosa, un alchimista e un viaggio sulle tracce di San Francesco.
Un libro che si legge sì con interesse, ma non mi ha eccessivamente appassionata. Non è noioso, ma forse mi è mancato quell’impulso che spinge a voltare le pagine di continuo.

 

 

CHIAMAMI COL TUO NOME di André Aciman

Questo libro ha suscitato molto interesse dopo l’uscita del film omonimo di Luca Guadagnino con il quale James Ivory ha vinto l’Oscar per la miglior sceneggiatura. Ora, siccome io porto in me molto forti i ricordi di tante cose che facevo quando ero più giovane,  durante tutta la lettura di questo libro,  che ha come tema un amore omosessuale tra il giovane Elio e lo scrittore americano Oliver, ho avuto sempre in mente i passaggi del romanzo Maurice di E.M.Forster che leggevo intorno agli anni 90 e che affronta tematiche molto molto simili, anche se con ambientazione diversa. E del resto fu proprio James Ivory a realizzare l’omonimo film, Maurice,  con un giovanissimo Hugh Grant e James Wilby come protagonista.
Il libro è molto piacevole da leggere e non risparmia nulla nei dettagli del rapporto. La percezione che ho avuto è comunque quella di un romanzo notevole che non si dimentica facilmente.

 

STRONZE SI NASCE di Felicia Kingsley

Con questo libro ho girato pagina e mi sono dedicata a una lettura piacevole e spensierata. Una delle cose più belle del libro è senz’altro l’introduzione, che spiega benissimo il concetto di “stronza” e sfido chiunque a non riconoscere almeno una conoscente in quanto Felicia Kingsley ha individuato come caratteristiche di ogni donna che si possa definire con tale appellativo. Anche questo libro, come Matrimonio di Convenienza, ricorda molto da vicino lo stile di Sophia Kinsella. Qui però la vicenda è più sul genere  de Il diavolo veste Prada, con colpi di scena lavorativi e amorosi davvero divertenti. Mi sono ritrovata ad aspettare con ansia il prossimo libro della Kingsley perché in pochissimo tempo sono diventata una sua estimatrice (e non solo io, ehm… penso a qualche blogger in particolare…).

E per aprile penso possa bastare così 🙂

 

 

 

Letture di marzo

Ho deciso di dedicare un post al mese ai libri letti di volta in volta negli ultimi 30 giorni. Questo è il post di marzo e devo dire che questo mese le mie letture hanno spaziato in vari generi, ma procediamo con ordine!

Il primo libro che ho letto all’inizio del mese è stato VADO a SANTIAGO e TORNO di La Contessa Bionda, che gentilmente ha voluto regalarmene una copia. E la ringrazio dal profondo perché il libro mi è piaciuto molto. Ho letto una marea di libri sul Cammino a Santiago di Compostela perché l’argomento mi appassiona, ognuno mi ha lasciato qualcosa di speciale dentro, questo però è riuscito a portarmi veramente dentro questa esperienza, forse grazie anche alle tante foto che ci fanno percepire la realtà del viaggio e del luogo. Il racconto del viaggio si dipana con leggerezza e l’unica considerazione negativa è che è veramente troppo corto. E lo dico proprio perché è stato una lettura piacevole. Mi ha fatto compagnia per due pomeriggi perché ho voluto leggerlo poco per volta, centellinandolo.

Seconda lettura del mese, NON TI FACCIO NIENTE di Paola Barbato, Edizioni Piemme. Inizialmente il libro mi aveva preso tantissimo.

L’originalità della storia (non capita spesso un rapitore di bambini che lo faccia per farli stare meglio e non peggio come avviene di solito) mi ha affascinata e sono andata avanti a leggere, avida di scoprire la realtà della vicenda. Ma dopo un po’ mi sono persa. Sarà anche perché è un periodo in cui sono un po’ stanca mentalmente, ma mi sono trovata davanti così tanti personaggi e storie intrecciate del passato e del presente, che un certo punto ho avuto difficoltà a concentrarmi sulla storia. Il finale poi non mi è piaciuto tantissimo e la descrizione delle scene più drammatiche l’ho trovata un po’ troppo splatter per i miei gusti. Tuttavia in tanti mi hanno parlato benissimo di questa autrice, quindi proverò a leggere qualcos’altro di suo. Sicuramente non rimarrò delusa, mi fido dei consigli delle amiche…

A questo punto, ancora un po’ scossa. ho deciso di leggere qualcosa di meno drammatico e mi sono buttata su MATRIMONIO DI CONVENIENZA di Felicia Kingsley, Newton Compton. Di solito è raro che legga libri rosa, preferisco la narrativa contemporanea di altro genere, ma questo libro mi ha divertita e me lo sono goduta per alcuni pomeriggi. Lo stile della Kingsley mi ha ricordato quello della Kinsella, con qualche episodio divertente. Simpatica la vicenda di una ragazza, figli di hippy, che eredita dalla nonna un’ingente somma, ma per poter godere dell’eredità dovrà sposare qualcuno con un titolo nobiliare e di un nobile, Lord Ashford con un grave problema economico. Dopo un po’ di reticenza da parte di entrambi il matrimonio verrà celebrato, ma la forzata vita coniugale non sarà priva di sorprese.

Finito questo, ho trovato in libreria la versione Oscar Modadori di NESSUNO COME NOI di Luca Bianchini che avevo in mente di leggere da tempo. Non sono

rimasta delusa. La vicenda si svolge nel 1987 a Torino e racconta di un gruppo di liceali alle prese con problemi sentimentali e di studio. Spagna è la dark del gruppo e naturalmente è il personaggio che mi è piaciuto di più. Ho una grande memoria di quegli anni, ero diciottenne ma sembra ieri ed è stato piacevole rituffarsi nei ricordi che per me sono ancora così vividi. Tantissimi gli inserimenti di flashback dell’epoca (perfino citazioni di profumi e cibi che erano di gran moda negli anni 80). Alcune volte mi sono sembrati un pochino forzati, ma in generale mi sono piaciuti molto. Uno dei libri di Luca Bianchini che ho gradito di più ( e ne ho letti molti, a partire da Instant Love). Lettura che mi ha lasciata soddisfatta.

Adesso sto leggendo altri due libri, ma siccome marzo sta per finire, rientreranno nel post che farò sulle letture di aprile… Per il momento concludo qui e torno a tuffarmi nel Kindle!

Fiori sopra l’inferno di Ilaria Tuti – presentazione

Erano giorni e giorni che sentivo parlare di questo romanzo come di un grande thriller e la mia curiosità aumentava…Mi piacciono i libri che si fa fatica a posare. Quelli che quando torni a casa ti rendono felice perché, dopo una giornata pesante, hai qualcosa di bello cui dedicarti. Fiori sopra l’inferno di Ilaria Tuti mi dava questa impressione. Poi, un paio di settimane fa la curiosità ha avuto il sopravvento e ho acquistato l’ebook.

Le prime pagine hanno confermato la mia intuizione di essere davanti a una lettura appassionante. Una vicenda che si svolge sulle montagne friulane, in un paese inventato di nome Travenì. Il ritrovamento di un cadavere, un bosco, dei bambini coinvolti nella vicenda, ognuno con dei problemi familiari che li rendono diversi dagli altri, uno spaventapasseri, i corvi che volano e un commissario, Teresa Battaglia, che rimane impresso come un personaggio molto particolare. Donna non più giovane, brusca ma emotivamente sensibile, alle prese con la malattia (Alzheimer?) e con un ispettore che deve sopportare tutte le sue intemperanze. Una vicenda drammatica che si intreccia con un esperimento compiuto a fine anni Settanta in una misteriosa Scuola austriaca.

Come spesso capita, il destino porta i miei passi nel posto giusto al momento giusto e ieri mi sono trovata per caso davanti alla libreria dove si stava per svolgere la presentazione di questo libro, che nei giorni scorsi ho avuto modo di finire e apprezzare.

Ho subito preso posto e ho potuto così apprezzare la chiacchierata tra Ilaria Tuti, Mirko Zilahy, un altro scrittore della scuderia di Longanesi e il pubblico. Chiacchierata che è stata piacevolissima e ci ha fatto apprezzare ancora di più il romanzo.

Si è parlato così della montagna che diventa protagonista della vicenda, della festa della notte di San Nicola che si celebra in Friuli ed è conosciuta come notte dei Krampus, notte dei demoni e della genesi del personaggio di Teresa, che risulta essere molto apprezzato dal pubblico.

La scrittrice ci ha poi rassicurato sul fatto che sta scrivendo un nuovo libro con gli stessi protagonisti, Teresa Battaglia e l’ispettore e ci ha anche dato un’anticipazione sul secondo romanzo, che prenderà spunto da una storia del passato di un paesino tra le montagne friulane, che le è stata narrata dalla memoria storica del luogo. È stato un piacere ascoltarla raccontare il libro insieme a Mirko Zilahy. Anche al firmacopie Ilaria è stata gentilissima e sono molto contenta di essere stata presente. 🙂

Se state cercando un thriller che vi faccia restare con il fiato sospeso, Fiori sopra l’inferno è il libro per voi…

Nella nuvola di Più Libri Più Liberi

Ogni anno per me è imperdibile l’appuntamento con la fiera Più Libri Più Liberi a Roma. Mi diverto, incontro tante persone interessanti, si respira un’atmosfera bellissima.

Quest’anno, per la prima volta, l’evento si sta svolgendo nella famosa Nuvola di Fuksas. È stato possibile arrivare fin dentro la nuvola. Siamo rimasti molte ore fino a quando si era fatto buio inoltrato.

Fa un effetto strano ritrovarsi in questo spazio sospeso. C’era tantissima gente, in alcuni momenti ho avuto il dubbio che la novità della nuvola distraesse un po’ l’attenzione dai veri protagonisti, ovvero i libri.

Ho incontrato amici che non vedevo da tanto e ne sono stata felicissima. Abbiamo approfittato per andare a sentire insieme Isabella Ragonese che leggeva brani da Sofia si veste sempre di nero di Paolo Cognetti, un libro che adoro. Peccato che un guasto tecnico abbia fatto terminare la presentazione prima del previsto.

Ho conosciuto Francesca Petroni, una scrittrice che avevo seguito online e che di persona mi ha fatto una bellissima impressione, mi sembra una persona stupenda. Non vedo l’ora di leggere uno dei suoi libri (L’altro lato del sole) che ho preso e sul quale mi ha fatto una dedica molto bella.

Sono stata un po’ con Giorgia e Sten e poi come tutti gli anni con Amalia allo stand de La Caravella. Sempre momenti molto piacevoli. 

Siamo andati via all’ora di cena quando la nuvola era tutta illuminata di rosso. E ancora da fuori sono rimasta a guardarla, grata per le emozioni che mi ha trasmesso e con una consapevolezza che ormai è certezza: leggere e scrivere sono due attività meravigliose e sono lieta di amarle entrambe. Mi hanno regalato un momento di grande serenità.

Un luogo a cui tornare di Fioly Bocca

Avevo gia scritto un post su un libro di Fioly Bocca qualche tempo fa. Il libro era Ovunque tu sarai. Oggi torno a scrivere di questa autrice che mi piace moltissimo. Ho finito ieri di leggere Un luogo a cui tornare e mi ha profondamente commossa. Già dall’inizio ho apprezzato lo stile di scrittura di Fioly, che riesce a rendere ogni paragrafo ricco di poesia. Inoltre la vicenda è di quelle che ti tengono legata alle pagine.
Argea è una donna nervosa e triste mentre, disattenta, guida sotto la pioggia, delusa dal comportamento del suo compagno. Improvvisamente ha la percezione di una figura davanti ai suoi occhi sulla strada. Poi un urto e perde conoscenza.
Argea si risveglia in ospedale. Il suo fidanzato è con lei. Argea scopre di aver investito un rifugiato bosniaco. Un senzatetto di nome Zeligo. Quando si riprende un po’, Argea sente il desiderio di andare a trovare l’uomo. E scopre un mondo che non conosceva, una specie di universo parallelo. (Un po’ come accade ad Antonia ne Le Fate Ignoranti, mi viene da dire).
Lentamente Argea inizia  a mettere a confronto le difficoltà della propria vita, il rapporto con il fidanzato non proprio presente e affidabile, il desiderio di maternità messo alla prova da una gravidanza dolorosamente interrotta, lo stupore e a volte il senso di inadeguatezza nel rispondere alle lettrici di una rubrica su una rivista, che si rivolgono a lei per chiedere aiuto sulle difficoltà dei sentimenti, con i problemi pratici della vita di Zeligo.

Scopre così come le piccole cose siano importanti per chi non ha una casa, come la vita di chi ha solo il cielo come tetto sia fatta di privazioni, di rischi e anche di totale assenza di privacy. Come tra le persone di “quel mondo” nascano rapporti di aiuto reciproco.
Zeligo pian piano si apre con lei, le racconta i dolori e le gioie che ha vissuto e Argea gli tende una mano, lo sprona concretamente a fare qualcosa per riprendere a vivere in maniera dignitosa. Non hanno mai parlato del fatto che è stata lei a investirlo, Zeligo ricorda solo di essersi trovato per strada ubriaco. Ma il loro rapporto diventa un dono della vita. “Qualcuno si prenderà cura della nostra tentazione di cadere in pezzi” dice Zeligo ad Argea ed è questo in fondo l’insegnamento del libro. La vita vale sempre la pena di essere vissuta, fintanto che c’è qualcuno che riesce a dare valore anche ai nostri sbagli  e, in alcuni casi, la solidarietà tra esseri umani ha il potere di cambiare il corso della vita.
Questo libro è talmente profondo e ricco di sentimenti descritti con grande capacità da Fioly Bocca, che ho terminato di leggerlo con le lacrime agli occhi. Ho sottolineato tantissimi passi, concetti che meglio descrivono alcune sensazioni con parole che io non avrei mai saputo usare.
Grazie Fioly per questo capolavoro.
http://www.giunti.it/libri/narrativa/un-luogo-a-cui-tornare/#

Protagonisti inconsapevoli di Amalia Scoppola

Oggi racconto questo libro con la consapevolezza di avere la fortuna di essere amica dell’autrice, ma non per questo voglio essere di parte.

Ho atteso con ansia che il libro, ordinato sul sito de La Caravella editrice, mi arrivasse a casa. Quando ho aperto il plico ho visto che si tratta di un volumetto di circa 140 pagine. Peccato, mi sono detta, ho un debole per i libri lunghi. (Scrivere un libro corto non è un difetto, ma quella verso i romanzi lunghi è solo una mia predilezione personale).

Mi sono subito immersa nella storia che, fin dall’inizio mi ha trasportata in un mondo ben descritto dall’autrice, dove i personaggi si muovono su più livelli, un po’ come le scale in movimento di Hogwarts.

Ci troviamo a seguire la storia di Silvia, giovane scrittrice e della sua famiglia, in parte frammentata prima dalla malattia della madre che ha spinto le loro vite verso un tracciato doloroso e poi dalla scomparsa del padre.

Ma i protagonisti sono in fondo nascosti da sipari, che vengono aperti qua e là nella vicenda, ma non abbastanza da farci comprendere chi ci sia davvero dietro.

Chi è la persona che lavora con tela, colori e pennelli e dipinge Silvia nei momenti della sua vita?

Chi è la persona che si cela dietro alla finestra al secondo piano nel palazzo della piazza del paese dove Silvia si rifugia a scrivere e che la osserva in silenzio?

Cosa sta succedendo a Laura, la madre di Silvia, la cui coscienza perduta sembra voler tornare ad emergere per non restare solo sulla soglia della vita?

Amalia Scoppola tiene i fili dei protagonisti inconsapevoli del romanzo e li intreccia con pennellate di colore fino al finale inatteso, che pure dà un nuovo significato alla storia narrata, creando un lungo delicato racconto che emoziona.

Una lettura molto piacevole che accende la curiosità del lettore. Del resto, non sono i lettori stessi i primi protagonisti inconsapevoli di ogni romanzo che scelgono di leggere?

http://www.lacaravellaeditrice.it/libri-romanzo/291-protagonisti-inconsapevoli-9788868272142.html