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Protagonisti inconsapevoli di Amalia Scoppola

Oggi racconto questo libro con la consapevolezza di avere la fortuna di essere amica dell’autrice, ma non per questo voglio essere di parte.

Ho atteso con ansia che il libro, ordinato sul sito de La Caravella editrice, mi arrivasse a casa. Quando ho aperto il plico ho visto che si tratta di un volumetto di circa 140 pagine. Peccato, mi sono detta, ho un debole per i libri lunghi. (Scrivere un libro corto non è un difetto, ma quella verso i romanzi lunghi è solo una mia predilezione personale).

Mi sono subito immersa nella storia che, fin dall’inizio mi ha trasportata in un mondo ben descritto dall’autrice, dove i personaggi si muovono su più livelli, un po’ come le scale in movimento di Hogwarts.

Ci troviamo a seguire la storia di Silvia, giovane scrittrice e della sua famiglia, in parte frammentata prima dalla malattia della madre che ha spinto le loro vite verso un tracciato doloroso e poi dalla scomparsa del padre.

Ma i protagonisti sono in fondo nascosti da sipari, che vengono aperti qua e là nella vicenda, ma non abbastanza da farci comprendere chi ci sia davvero dietro.

Chi è la persona che lavora con tela, colori e pennelli e dipinge Silvia nei momenti della sua vita?

Chi è la persona che si cela dietro alla finestra al secondo piano nel palazzo della piazza del paese dove Silvia si rifugia a scrivere e che la osserva in silenzio?

Cosa sta succedendo a Laura, la madre di Silvia, la cui coscienza perduta sembra voler tornare ad emergere per non restare solo sulla soglia della vita?

Amalia Scoppola tiene i fili dei protagonisti inconsapevoli del romanzo e li intreccia con pennellate di colore fino al finale inatteso, che pure dà un nuovo significato alla storia narrata, creando un lungo delicato racconto che emoziona.

Una lettura molto piacevole che accende la curiosità del lettore. Del resto, non sono i lettori stessi i primi protagonisti inconsapevoli di ogni romanzo che scelgono di leggere?

http://www.lacaravellaeditrice.it/libri-romanzo/291-protagonisti-inconsapevoli-9788868272142.html

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La ragazza italiana di Lucinda Riley

Difficilmente scelgo come lettura romanzi il cui argomento principale è l’amore, perché spesso si tratta di storie trite e ritrite, prevedibili fino all’ultima virgola.
Questa volta però mi sono lasciata tentare, innanzitutto dalla copertina e poi dalla sinossi.

Il mio istinto ha avuto ragione, perché La ragazza italiana di Lucinda Riley è un bellissimo romanzo, di circa 500 pagine e di quelli che, quando torni a casa dal lavoro ti dici: “meno male ho un bel libro da leggere!!!”

A fare da filo conduttore dell’intera vicenda, l’opera lirica, per me argomento molto caro. Essendo stata mia madre appassionata di lirica, conosco i brani principali di tantissime opere, in particolare nelle splendide interpretazioni di Luciano Pavarotti. E per tutta la lettura di questo libro, il brano che mi risuonava in testa più di frequente è stato Una furtiva lagrima dall’Elisir d’amore di Donizetti.

La protagonista della storia si chiama Rosanna come me e questa è stata un’altra delle cose che mi hanno attratta verso questo libro. Già bambina si innamora di un tenore di nome Roberto Rossini. Il destino li farà incontrare nuovamente quando Rosanna sarà più grande, anche lei cantante di talento,ma il loro rapporto non sarà per nulla facile, pur essendo molto intenso.

La trama e la scrittura sono praticamente perfette, non si incontra mai la noia. Pur essendo un romanzo un po’ “old style”, forse per le ambientazioni e per la tipologia di sentimenti cosi ben descritta, che riporta un po’ a certi film del passato, questo libro mi ha veramente conquistata. Tanto che avevo anche pensato di andare alla presentazione a Velletri giovedì scorso. Ma all’ultimo momento è stata annullata a causa di motivi di salute dell’autrice, della quale in passato ho letto anche altri libri.

Nel frattempo ho terminato la lettura del libro e con soddisfazione l’ho riposto nello scaffale dei miei preferiti. Una piacevolissima lettura specialmente per l’estate.

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Venetiă Nigră di Alessandro Vizzino

Venezia, 1725. Una figura si aggira tra le calli. Nelle notti tra il 12 e il 13 del mese, ciclicamente, una giovane prostituta viene uccisa, con un macabro rituale.
Intanto, il nobilhomo Nicolò Testier Britti, durante una serata di gioco incontra Elisabetta, avvenente fanciulla, legata a un altro uomo, per la quale perde la testa. Ma c’è una donna che da tempo lo vuole per sé e che non accetterà di farselo portare via senza mettere in atto la sua vendetta.

In questo libro di Alessandro Vizzino, Venetiă  Nigră,  che ho finito di leggere proprio ieri, c’è un avvincente susseguirsi di episodi misteriosi:  la consegna di un violino, che servirà ad Antonio Vivaldi e che Nicolò dovrà ritirare da un liutaio di nome Stradivari, incarico che si rivelerà pieno di rischi. Ci sono i quadri del Canaletto e di un giovane artista di nome Giovanni Battista Tiepolo.
C’è la bellissima Zanetta, madre di Giacomo Casanova, molto amica di Nicolò. Ci sono misteri, incarcerazioni, fughe, sparizioni e segreti. C’è tutta la sapienza narrativa di Vizzino, che consente al lettore di non annoiarsi mai.

Venetia Nigra

Ma più di ogni altra cosa c’è una Venezia storicamente descritta alla perfezione, con il sotoportego silenzioso, che diviene palcoscenico di un delitto, Cannaregio e la riva della Giudecca tra i voli di gabbiani.
L’Arsenale Vecchio, Piazza San Marco e il Caffè Florian, le Fondamenta Zitelle e Dorsoduro. C’è quell’aria speciale che si respira solo a Venezia. E per quel che mi riguarda, c’è anche la musica che, quando si parla di Venezia non può che essere quella di Fiore di Passione dei Crisantemo del Carrione, il disco che fa vivere Venezia in ogni sua nota (ne ho già parlato diverse volte).

E c’è anche, alla fine, la sensazione di aver letto un libro scritto decisamente meglio di tanti altri che troviamo in libreria e osannati ovunque in questi ultimi anni,

Qui
tutte le info su Venetiă Nigră di Alessandro Vizzino.

Alessandro Vizzino Venetia Nigra

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La notte ha la mia voce di Alessandra Sarchi

Sabato sono entrata in libreria, e la prima cosa che ho visto è stato un libro che sembrava chiamarmi:


La notte ha la mia voce
Alessandra Sarchi
2017
eBook
pp. 176
€ 8,99
ISBN 978885842492

È stata forse la copertina a colpirmi per prima, poi ho letto la trama. La storia di una donna che in seguito a un incidente è costretta a muoversi in sedia a rotelle e si sente precipitata in una vita diversa da quella che aveva prima, in un mondo che ha cambiato aspetto.

Conosce una donna che vive una condizione simile alla sua, rimane colpita dalla bellezza della sua voce e dalla grinta che questa donna dimostra, nonostante i problemi oggettivi.
La dà il soprannome di Donnagatto e da questa amicizia imparerà a vedere le cose con occhi diversi. Questa donna infatti le svelerà il suo mondo segreto, prendendola per mano e portandola nella notte, in una vita dove l’immaginazione rende liberi.

Di questo libro mi ha colpito molto la lucida analisi di ogni sensazione che separa la vita precedente da quella attuale, in cui la protagonista si trova in una vita dalla quale non c’è via di fuga, con uno scollamento di emozioni e stati d’animo che crea una ferita permanente.

In un certo senso anche chi perde una parte di sé per il cancro vive situazioni simili anche se ci tengo a sottolineare che ad esempio non si può paragonare la perdita dello stomaco, come è successo a me, con la perdita dell’uso delle gambe, perché come spiega bene l’autrice sono le gambe, l’impatto con la terra a dare la percezione di se stessi. Senza gambe, dice, ti senti smaterializzato.

Ho trovato emozionante l’accostamento della vita in sedia a rotelle a una galleria di particolari dei ballerini di danza classica, quasi un voler vivere attraverso le loro immagini, studiate fin nei minimi dettagli, lo sforzo dei muscoli, l’eleganza dei passi, una sorta di compensazione per il movimento perduto.

Un libro da leggere dimenticando altrove il senso di compassione che, anche nostro malgrado,  proviamo quando vediamo una persona in carrozzina, ma con il cuore aperto alla voglia di condividere le difficoltà e le piccole vittorie di questa condizione, che Alessandra Sarchi ci racconta in maniera magistrale.

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Breve storia di due amiche per sempre di Francesca del Rosso (Wondy)

È da tantissimo tempo che non racconto più nulla dei libri che leggo, perché negli ultimi mesi riesco meno a mantenere la concentrazione e quando finisco un libro, penso di parlarne, poi il tempo passa e non ne faccio nulla.

Tuttavia questa era una cosa che mi piaceva molto fare e vorrei sforzarmi di riprenderla. Ho deciso di ricominciare con Breve storia di due amiche per sempre di Francesca Del Rosso, alias Wondy (purtroppo scomparsa a causa del cancro a dicembre 2016, qualche mese dopo l’uscita di questo romanzo).

breve-storia-di-due-amiche-per-sempre Oggi ho terminato di leggere l’ebook, la lettura è stata abbastanza veloce, la scrittura molto scorrevole. Il romanzo è la storia di un’amicizia tra due donne, Tessa e Clara e sull’importanza che un rapporto di questo tipo può avere, fino a funzionare da salvagente.

Il libro si apre con il senso di dolore che la protagonista prova scoprendo il tradimento di suo marito. Evento che investe la tranquillità quotidiana e spezza la consueta routine familiare fatta di giornate che si dividono tra lavoro, marito e figlio.  In questa circostanza Tessa avrebbe bisogno di ritrovare la sua amica Clara, con la quale ha vissuto tante esperienze di gioventù.

Ma i tentativi di riavvicinarsi all’amica, fatti nel più o meno recente passato, non hanno portato a risultati positivi.

Nel libro si ripercorrono tanti piccoli episodi dei tempi del liceo, la musica ascoltata, i Guns N’Roses, Curt Kobain (scritto proprio così…), gli scherzi con i ragazzi sapendo che alla base c’era sempre la forte amicizia tra loro due, così forte da richiedere perfino uno stemma identificativo, un ragno stilizzato. Le manifestazioni studentesche a Milano, ma anche l’Abruzzo dei paesini con le tradizioni da salvaguardare e ricordare. I semi di melograno. “Scine”. L’emozione provata da Tessa nel portare l’amica nei luoghi a lei cari.

E poi, finalmente l’opportunità di ritrovare Clara e scoprire finalmente il perché di tanti comportamenti incompresi.

La forza dell’amicizia, il potere dei sogni che si avverano sono i temi protagonisti di questo libro, che è stato una lettura piacevole, un regalo che Wondy ha voluto lasciarci. Grazie.




Pubblicato in: libri, più libri più liberi

Un giro a Più Libri Più Liberi

Anche quest’anno sono andata a fare un giro alla mia amata fiera Più Libri Più Liberi, all’Eur. È stata l’occasione per rivedere una cara amica., per girare tra i banchi dei tanti espositori e … come sempre tornare a casa con qualche libro in più.

Fiera1

Ogni volta che vado in questo posto mi sento davvero benissimo e torno a casa con tanta energia e tante idee.
Penso che farò presto qualche post sui libri che ho acquistato perché li ritengo molto interessanti.

Sono stati giorni molto belli di un lungo weekend che mi ha portato tante ispirazioni e tante giornate piacevoli.

E oggi che se n’è andata anche Wondy, Francesca Del Rosso, ancora una volta posso dire che apprezzo veramente ogni minuto della vita, ogni particolare, anche i colori del cielo come li ho visti uscendo dalla fiera, con il cuore colmo di soddisfazione.


E ogni giorno apprezzo la fortuna che ho avuto.

Pubblicato in: anni 80, anni 90, libri, radio, ricordi

Il confine di Bonetti di Giovanni Floris

Bonetti libroPuò sembrare strano che mi venga voglia di recensire ora un libro uscito ben due anni fa, ma solo adesso sono riuscita a leggerlo, nel momento giusto. Era nella lista libri interessanti da quando ziaCris mi aveva fatto notare dei particolari che mi sarebbero senz’altro piaciuti. Leggendolo ne ho avuto la conferma.

Il confine di Bonetti è il libro di Giovanni Floris uscito nel 2014, nel quale a raccontarsi è il notaio Ranò, finito in carcere per una festa al Porto Fluviale, in cui ci è scappato il morto.

Questo è il pretesto con il quale il notaio racconta della propria vita e di quella dei suoi amici, primo fra tutti Marco Bonetti, diventato regista famoso, candidato all’Oscar.

Il racconto è un ripercorrere i vissuti del protagonista negli anni 80, 90 fino ai nostri giorni. Quello che accadeva in Italia, a Roma, nella cronaca e nella politica ma anche nel costume italiano.

Dai progetti accarezzati negli anni dello studio dalle medie in poi fino al brusco risveglio dei giorni di oggi, dove i sogni del protagonista se ne sono andati scivolando via come farina da un setaccio. Il colloquio con la pm è lo spunto per ripercorrere tanti momenti di quel periodo, i desideri e le ingenuità, le idee che ai tempi sembravano importanti, ma che la realtà degli anni trascorsi ha reso molto meno significative.

Solo Bonetti sembra essere riuscito a non cedere e a portare avanti con impegno quello in cui credeva.

E la linea del confine di Bonetti è proprio lo scarto tra il protagonista, che arretrava di qualche passo quando arrivava al confine, mentre Bonetti andava oltre di qualche centimetro. È questo che ha fatto poi la differenza tra il futuro dei due protagonisti. Che ora si ritrovano a passare una notte in carcere e a dover giustificare quanto accaduto durante la festa “maledetta”.

Ed è Bonetti ad aprire gli occhi al notaio: “Ti piaceva rincorrere il sogno. Non volevi svegliarti“. Una frase che nella mia mente ho associato a Emidio Clementi e Il primo Dio.

Ho letto questo libro con grande passione e interesse, anche per i tanti spunti musicali che vi si possono trovare.

L’unico contatto dopo tanti anni di silenzio tra il notaio Ranò e il regista Bonetti, molto prima della festa, è un sms che il protagonista invia al regista, per fargli sapere il suo shock nell’aver incontrato al mercato di Campo de’ Fiori un Tony Hadley ingrassato che sceglie pomodori al banco come un turista qualunque. E pare impossibile ripensare a Gold e a quanto quella musica fu importante nelle loro vite.

Poi questo passaggio che ho sentito molto “mio”:

Soprattutto amavamo il dark. Echo & The Bunnymen, Siouxsie, Bauhaus, Joy Division. I Cure di Pornography con It doesn’t matter if we all die…”dark wave

“La dark wave era un fronte culturale” dice il libro, “un movimento di pensiero”.

E io che ho vissuto quegli anni non posso che ripensare a quanto questa musica sia stata importante per me.

Infine la citazione che guardo ad occhi sgranati di Collasso Melico, una delle trasmissioni radio che hanno influenzato la mia vita e che andava in onda su Radio Roma nel 1986 condotta da Stefano Maria Bianchi che sarebbe poi diventato un importante giornalista.

In questi tratti ho trovato davvero un vissuto comune e posso supporre che Giovanni Floris, anche lui giornalista tv, avrà sicuramente inserito parti della propria adolescenza e della musica ascoltata in quel periodo.

Tirando le somme, un libro che mi è piaciuto moltissimo e che ho letto in poco più di un giorno.

P.S. anche in questo libro non poteva mancare la citazione del feticcio Zuni che insegue una terrorizzata Karen Black nel telefilm Sette storie per non dormire, dico sempre che questo episodio è scolpito nella memoria di chi è cresciuto negli anni Settanta e trovo sempre nuove conferme di questo… 🙂