Pubblicato in: Ferzan Ozpetek, film

Rosso Istanbul di Ferzan Ozpetek – un viaggio di emozioni

rosso-istanbulDa pochi giorni è nelle sale Rosso Istanbul, il nuovo film di Ferzan Ozpetek e non volevo né potevo aspettare troppo per vederlo. Sono andata ieri. Curiosa ed emozionata, come sempre quando si tratta dei suoi film. Ho respirato e assimilato ogni scena di questo film, molto lento, ipnotico, a tratti difficile da interpretare nella maniera corretta, forse lo stato d’animo migliore con cui vedere il film è quello di non cercare per forza un significato ma lasciarsi trasportare dalle scene, dalle emozioni forti o sopite, a tratti buffe, che i protagonisti ci regalano. Ho sentito tantissima gente dire, alla fine del film, io non l’ho capito. A me è bastato lasciarmi trasportare da colori, suoni e sentimenti che il film mi ha trasmesso.
Credo che la storia (abbastanza diversa dal libro) sia solo una base per mostrare le fragilità umane (nella narrazione entra anche il riferimento alle vicende arcinote di questi ultimi anni di chi dimentica un figlio in auto e poi porta con sé la devastazione interiore dei sensi di colpa e del dolore).

La trama si snoda attorno ai quattro personaggi i cui occhi sono visibili nella locandina del film: Orhan. lo scrittore di origini turche che torna a Istanbul per aiutare il regista Deniz Soysal a terminare un libro, i cui protagonisti sono le persone che Orhan conoscerà a Istanbul che a volte scoprirà diverse da come le ha raccontate da Deniz nel libro. Neval, una donna molto importante nella vita di Deniz, ricca di fascino, ma enigmatica e che riesce a conquistare il cuore di Orhan, – ma sappiamo bene che nella vita le cose non sono mai facili -. Yusuf, un uomo che Deniz fa morire nel suo libro, ma che invece morto non è e che è forse la persona con il ruolo più grande nella vita del regista, l’amore, doloroso e tormentato.
Poco dopo l’arrivo di Orhan, Deniz scompare e sembra un caso strano che,  a poche ore dall’arrivo dello scrittore, il regista sia svanito nel nulla.

Nella vicenda ci sono anche altri personaggi, quasi tutti femminili e importanti nella vita di Deniz. Sono proprio loro a insinuare che ci sia una connessione tra l’arrivo di Orhan e la scomparsa di Deniz, anche se poi sottolineano che questa ipotesi era soltanto uno scherzo. Sibel la governante, interpretata da Serra Yilmaz, una vera istituzione nei film di Ozpetek, che in questo film parla solo per pronunciare frasi taglienti e che sembrano sempre voler offendere Orhan. Sureya, la madre del regista, donna elegante, capace di momenti di generosità, e di grande amore verso il figlio, Sultan la ragazza che in silenzio si occupa della cucina e dell’aiuto domestico, protagonista anche lei di una vicenda dolorosa. Ma  anche il fratello di Deniz, artista in cerca di conferme e la sorella di Orhan, con il suo negozio di orologi. Senza dimenticare le madri del sabato che piangono i loro figli scomparsi ormai da tempo.

Si potrebbe dire che, oltre ai quattro personaggi della locandina,  i veri protagonisti di questo film siano una Istanbul onirica e dolorosa: ho notato in particolare il momento in cui Orhan e Deniz sono sdraiati nel buio a parlare davanti al ponte sul Bosforo  e c’è in sottofondo il brano in tedesco In Dieser Statd che non a caso fa riferimento a “questa città”,  con le sue ferite (come le foto di morte, macabra galleria nello studio di lavoro di Deniz sull’isola dove Orhan e Neval andranno in cerca di sue tracce) e le emozioni dei protagonisti, il dolore che ognuno si porta dentro. C’è la stanza dello scrittore a casa sua, anche qui con una galleria di foto, appunti e ricordi che tracciano frammenti della sua vita, e la sensazione di una casa che verrà presto smantellata, con un imminente trasloco che si annuncia già nelle prime scene del film. E ci sono gli sguardi che parlano, gli occhi che vorrebbero trasmettere emozioni che spesso restano impigliate in parole che non è facile pronunciare. In particolare lo sguardo di Orhan, l’attore Halit Ergenç, mi è rimasto impresso così come la sua bravura nel rappresentare il suo personaggio come fragile ma capace di rinascere.

C’è un film quindi che bisogna guardare come un sogno nel quale scegliere frammenti e visioni da riportare con sé nel cuore tornando a casa. La scena che ho conservato meglio nella memoria uscendo dal cinema è quella di una penna casualmente posata su un tavolino del bar, una semplice biro blu, che riuscirà a far sgorgare di nuovo nel cuore di Orhan quella capacità di scrivere che sembrava essersi bloccata dentro di lui, dopo l’iniziale successo del libro di favole anatoliche scritto qualche anno prima. I personaggi di Deniz che tornano a vivere attraverso la scrittura di Orhan.
Ed è la vita che fornisce sempre nuove opportunità. “Chi guarda al passato, non vede il presente”.
Io quasi quasi tornerei a vederlo di nuovo questo film…

https://www.youtube.com/watch?v=S_cftLpH7LE

Pubblicato in: film, libri

Sei la mia vita di Ferzan Ozpetek

Camere separate

C’è un libro che amo moltissimo da quasi 25 anni, ed è Camere Separate di Pier Vittorio Tondelli.
Nella quarta di copertina c’è scritto: “L’amore come tensione, pericolo, scoperta di sé, meditazione sul mondo, rivelazione del futuro”. E il libro raggiunge livelli di intensità davvero notevoli. Ricordo che quando l’ho letto, ogni tanto posavo il libro, facevo una pausa e riprendevo a leggere, per assimilare e riflettere sulla grande capacità di Tondelli di descrivere sentimenti così intimi e personali.
Immaginavo che forse non avrei mai più letto un libro così ricco di emozione.
Invece, dopo tanti anni ho ritrovato la stessa intensità nel raccontare un amore venato di drammaticità nel libro di Ferzan Ozpetek – Sei la mia vita, libro che – legato dal filo conduttore di una storia d’amore molto forte – racconta la vita del regista a Roma dal suo arrivo negli anni 70 nel quartiere  Ostiense che farà poi da scenario a uno dei suoi film più belli, Le Fate Ignoranti.

Leggendo i capitoli del libro si trovano tanti personaggi ed episodi legati alla vita reale, molti dei quali sono poi diventati centrali nei suoi film, dai pranzi domenicali sulla terrazza del palazzo di Via Ostiense, con la trans che deve fasciarsi il seno per poter tornare dalla sua famiglia di origine senza far sospettare nulla, fino agli amici che attendono di sapere come sta il loro amico che si è sentito male, e poi entrano tutti nella sua camera mortuaria, dalla cassiera di supermercato tormentata a un anziano smarrito e senza memoria.

In questo libro ho trovato moltissimi passaggi da evidenziare, considerazioni sulla vita e sull’amore che sono degne di un regista e autore che ha realizzato film molto belli e che mi hanno spesso incantata.

Mi piace molto la frase che dice che se da piccolo non sei sufficientemente apprezzato e amato, da grande continuerai sempre a sentirti indegno di quell’amore che invece meriteresti.

Mi piace lo sviscerare il concetto che una volta che hai conosciuto l’amore vero, dopo non c’è più nulla per cui si possa vivere, senza la forza che si trae dal vero amore.

Mi piace la Roma raccontata da Ozpetek, il Bibli, locale ormai chiuso,  in cui sono stata diverse volte, e anche la via Ostiense stessa, che ho frequentato quotidianamente per uno di quei lavori temporanei che uno svolge in attesa di un impiego stabile, proprio nel periodo in cui è uscito le Fate Ignoranti.
In quell’epoca, sebbene avessi già sentito parlare di Harem Suaré e di Il Bagno Turco, i suSei la mia vitaoi film precedenti, non avevo bene in mente il nome del regista.
È stato solo quando ho visto per strada che il nome sul cartellone di un nuovo film appena uscito, Le Fate Ignoranti, e quello sulle buste che avevo da consegnare era lo stesso, che ho realizzato da chi stavo andando a citofonare…

E poi diverse volte in quel periodo incrociavo Ferzan Ozpetek per strada ma naturalmente, la mia classica e proverbiale timidezza, mi ha sempre impedito di farmi avanti per fargli i complimenti.
Quindi leggendo questo libro, ho rivissuto anche un po’ della mia vita. Con tanta tanta emozione.
Se amate i libri che parlano di sentimenti e di episodi intensi di vita quotidiana, questo libro è davvero consigliato. Se avete amato i film di Ozpetek, dovete assolutamente leggerlo.

Pubblicato in: diario, film, musica

Oh, my fur and whiskers! I’m late, I’m late, I’m late! (said the Rabbit)

La domenica mattina è il momento migliore per rendersi conto di quanto si corra durante la settimana. Come il coniglio di Alice’s Adventures In Wonderland di Lewis Carroll non facciamo altro che correre tutto il giorno. Guardare l’orologio e pensare: mio Dio è tardi!!!  E accelerare i ritmi fino all’impossibile.

Clock fleur de lisEppure ci vuole un momento per noi stessi, bisogna prenderselo anche quando non si riesce.
Io ci sto provando adesso, ho lasciato da parte gli armadi da sistemare, le pulizie e le altre cose che andranno fatte prima di sera, ho finito di bere il mio tè e mi sono messa a cercare tra le canzoni sul mio pc qualcosa che mi aiuti a rallentare il ritmo.
Penso che oggi ascolterò molto Charlotte Gainsbourg. Lei è salita sul podio delle mie attrici preferite già da quando, tredicenne, aveva recitato ne L’Effrontée, fino alla stupendo ruolo da protagonista nel film Jane Eyre. Ora, dopo la bellissima interpretazione di una donna vittima di un esaurimento nervoso da stress da lavoro manageriale nel film Samba, lo è ancora di più.  (E il film è bellissimo…)

Buona domenica e buon relax, per oggi davvero sono bandite le corse. (Se ci riuscite).

Pubblicato in: film, film sul cancro

Allacciate le cinture di Ferzan Ozpetek

Il sottotitolo di questo post potrebbe essere Allacciate le cinture visto da chi ha avuto il cancro.

Allacciate le cintureMa andiamo con ordine. Ferzan Ozpetek è uno dei miei registi preferiti e vado a vedere sempre i suoi film appena escono. Non potevo perdermi quindi Allacciate le cinture, uscito da pochissimi giorni.
Chiedo scusa se nello scrivere questo post dirò forse anche troppo di quello che accade, (sappiate che ci sarà un po’ di spoiler).
In questo film si racconta la vicenda di Elena, una ragazza di 25 anni che lavora in un bar e che si innamora del fidanzato della sua migliore amica, in maniera violenta e passionale. Sullo sfondo delle bellissime spiagge del salento, la sua vita sembra cambiare sospinta da quell’amore e dal sogno di aprire un bar insieme al suo migliore amico.
In un salto temporale ritroviamo Elena 13 anni dopo, quando il bar va a gonfie vele, lei è ormai sposata con Antonio e madre di due figli.
Il sogno d’amore con Antonio si è trasformato nella routine quotidiana di una coppia che litiga di continuo davanti ai figli che ne soffrono.


Un giorno Elena accompagna sua zia in alcuni giri e poi la segue anche a fare un controllo senologico, comprensivo di ecografia e mammografia (male, molto male, come tante donne non tiene contro della prevenzione che va fatta regolarmente e non solo per fare un favore a una zia…).

La zia sta bene, invece a lei viene scoperto un tumore al seno, e il mondo, come sempre accade in questi casi, le crolla addosso. Raduna tutte le persone più care e dà loro la notizia. Le reazioni sono diverse, il suo migliore amico è spiazzato, sua madre pensa subito che a lei non potrà accadere nulla di male e che guarirà. Il marito sfoga la rabbia sfasciando gli oggetti. Sua zia reagisce come il 90% delle persone fa in questi casi: le dice “Anche una mia amica lo ha avuto”. E alla domanda della madre su come stia ora, risponde “Eh, è morta”. Poi si affretta a spiegare che è successo in un incidente.

Perché è vero, quando dici a qualcuno che hai il cancro, ottieni quasi sempre la risposta: “anche un mio amico, parente, vicino lo ha avuto” che poi sia finita male non importa, quello che conta è il poter far sentire il proprio coinvolgimento “nella faccenda”.

Elena spiega che prima di poter essere operata dovrà sottoporsi a chemioterapia per ridurre il tumore.
E qui inizia tutta la parte del film relativa alla lotta contro il cancro di Elena.
E da qui ho cominciato a piangere come una fontana fino alla fine del film, e anche quando sono uscita ancora non riuscivo a riprendermi dallo scossone emotivo. Questo per tre motivi:

1) Molto spesso il cancro nei film viene raccontato in maniera edulcorata, romanzata, qui invece è molto realistico. Ho rivissuto tanti momenti della mia esperienza di chemio come se fossero stati ieri e non 10 anni fa. Il pallore progressivo, la perdita dei capelli, il diventare fantasmi di se stessi è reale. E ho capito di nuovo, guardando questo film, che questi ricordi sono incisi dentro di me come un solco incancellabile.

2) Ho pianto durante il film perché mi ha ricordato tantissimo Anna Lisa e Anna. La prima per la storia drammaticamente simile alla sua: quando la madre, che ha già perso un figlio per un incidente in mare diversi anni prima, le dice non puoi andartene anche tu, è statisticamente impossibile. E invece a Mamy Roberta è successa questa cosa dolorosissima e ingiusta. Ha perso tutti e due i suoi figli. E per l’amicizia di Elena in ospedale con Egle, una ragazza in chemioterapia da più tempo. Mi sembrava di rivivere i racconti di Anna Lisa nel periodo in cui era a Cure Palliative a Livorno e nascevano amicizie, ben presto spezzate. Quei momenti che ti fanno star male di rabbia e impotenza.
Anna invece secondo me era presente nel rapporto di Elena con la figlia. Le disarmanti parole e gli atteggiamenti della bambina, che le fa tante foto e le dice così quando morirai avrò un tuo ricordo tanto so che morirai, ragionando come una persona adulta, mi hanno fatta ricordare i dialoghi di Anna Wide con le figlie raccontati nel suo blog.

3) Perché questo film racconta benissimo cosa succede nella vita quotidiana e normale di una persona quando arriva il cancro. Di come tutto possa esplodere all’improvviso (per citare i Massimo Volume).
C’è un divario tra la vita di prima e quella dopo, dai piccoli problemi si passa a quelli davvero insormontabili, ma l’amore può essere un aiuto forte nel superare la malattia, come è successo a me con F.

Molto belli i dialoghi con l’oncologa, che era una studentessa che Elena aveva servito al tavolino del bar 13 anni prima, mentre studiava per la laurea. Nessuna delle due avrebbe immaginato che si sarebbero riviste in quell’occasione.

Ho letto qua e là che il film è stato definito un po’ troppo melò. A me è piaciuto molto e lo dico da persona che ha vissuto quel tipo di esperienza.
E’ vero che mi ha commossa fino all’inverosimile, quindi se volete andare a vederlo e siete un tantinello emotive come me, portatevi almeno tre pacchetti di fazzoletti…
Grazie a Ferzan Ozpetek per come ha saputo raccontare la malattia, da lui non ci si può aspettare che grandissima bravura, ovviamente.

Pubblicato in: film

Quasi amici

Ieri dopo tanto tempo sono stata al cinema, e sono andata a vedere Quasi amici. un film che consiglio con tutto il cuore perché è molto divertente e, allo stesso tempo, affronta un argomento non facile come la vita di una persona disabile totalmente dipendente dall’assistenza degli altri, e come basti poco per uscire dagli schemi e trovare sempre una maniera, una possibilità per assaporare ancora la vita, e per continuare a sorridere.

Oltre al film devo dire che sono rimasta stregata dalla colonna sonora, con bellissimi brani di Ludovico Einaudi, che veramente facevano venire i brividi e che mi sono goduta con la voglia di chiudere gli occhi e di pensare solo alla musica, anche se il film era da vedere.

Poche volte sono uscita dal cinema così completamente soddisfatta e serena. Se non lo avete ancora visto, andateci, ne vale davvero la pena!

Pubblicato in: film, ricordi

Parlando di film

Oggi al lavoro da me si parlava di film, e mi sono messa a raccontare dei miei film preferiti.  Un po’ come avviene per la musica, devo dire che i miei film preferiti sono spesso usciti molti anni fa negli anni 80/90.

Sarà anche perché in quel periodo guardavo moltissimi film in televisione, e mi capitava di registrarli su videocassette, facendo le ore piccole per togliere la pubblicità tra un parte e l’altra, oppure aspettavo la notte fonda per vedere alcuni film in lingua originale, comunque  me ne sono rimasti nel cuore molti:

Another Country di Marek Kanievska (che sarà sempre il mio film preferito)

Maurice di James Ivory

Lettera a Breznev di Chris Bernard

Il bacio della donna ragno di Hector Babenco

Edward II di Derek Jarman

Orlando di Sally Potter

Pretty in Pink di Howard Deutch 

La visione del sabba di Marco Bellocchio

Birdy di Alan Parker

Film Rosso di Kieslowski

Until the end of the world di Wim Wenders

Di sicuro me ne dimentico tantissimi altri…

Certo, mi piacciono anche film un po’ più recenti, come Le Fate Ignoranti, Once, Il favoloso mondo di Amelie, Il grande silenzio, L’appartamento spagnolo, Nightmare Before Christmas, La Sposa cadavere ecc. Però sono particolarmente legata ai film che ho elencato, forse perché in quel periodo li apprezzavo di più, tranquilla a casa. Adesso o vado al cinema, oppure guardo qualche DVD, ma i film mi appassionano di meno. Del resto sono allergica alla pay tv e preferisco passare il tempo con un libro davanti… Forse è una questione di gusti che cambiano con il tempo, comunque in quel periodo trovavo tantissimi bei film... e ogni tanto mi capita di riguardarli, sempre con molto piacere.

Pubblicato in: diario, film, musica, video clip

Post caotico

Rieccomi, non mi sono resa conto di aver latitato un po' dal blog, ma sono stata immersa particolarmente nella lattura e anche un po' nella scrittura, poi ho passato un weekend in giro di qua e di là  (salvo poi crollare come sempre la domenica pomeriggio) e insomma i giorni sono volati!!!

E non mi è ancora passata la voglia di dormire, stamattina quando è suonata la sveglia alle 6.20 mi sono alzata e mi sono diretta in cucina: senza esitazioni  ho riempito la pentola d'acqua e mentre stavo accendendo i fornelli, mi sono resa contro di stare facendo qualcosa di strano…

Mettere su la pasta di mattina, invece del tè???? Ehm, forse è meglio che dormo un altro po'… 

Proverò a svegliarmi con questo pezzo. Phantasia Forever dei Praga Khan:


 

che è la canzone della scena in discoteca (- uno dei tre brani-  quello che va mentre  Alice viene gettata a terra)  del film La Solitudine dei Numeri Primi che ho rivisto in DVD.

Ps. Intanto lasciatemi festeggiare: quorum sì quorum sì quorum sì!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!